Il Rosario: preghiera della memoria
All’interno della festa patronale della Capilla della Vergine di Schoenstatt della parrocchia di Ypacaraí, sono state dedicate alcune serate ad una maggio r comprensione della preghiera del Rosario.
Il Rosario è una preghiera profondamente biblica, in cui facciamo memoria, nei vari giorni della settimana, di venti avvenimenti salienti della vita di Gesù e sua Madre.
La preghiera è memoria di un patto nuziale, di ciò che costituisce la nostra identità e la nostra storia di salvezza. Attraverso di essa ci ricordiamo le nostre radici, ci chiediamo chi siamo, chi è Dio per noi e ripercorriamo gli avvenimenti attraverso i quali Dio è giunto fino a noi, fino a me.
Riviviamo quell’incontro fondante che illumina tutta la nostra vita. Senza questa memoria saremmo sale senza sapore e uomini che costruiscono sulla sabbia tutto ciò che fanno.
La memoria è la fonte. Molto spesso agiamo per forza di volontà senza porre, attraverso la memoria, il fondamento di tutto; così le nostre attività lentamente si smorzano e la volontà si spegne. Per questo la preghiera è il respiro per un credente; senza di essa egli muore.
Il Rosario è come la memoria del cristiano e un tempo breve ma significativo che dovrebbe essere dedicato ogni giorno alla cura dell’interiorità.
Infatti, esso si diffuse per permettere al popolo umile di poter pregare ripetendo i momenti più importanti della vita di Gesù. Cominciò ad essere recitato dai monaci illetterati nel XII secolo in sostituzione della recita del “Salterio”, utilizzato nei monasteri ma non accessibile a tutti.
Inizialmente, fino alla riforma voluta da Giovanni Paolo II che ha introdotto i nuovi 5 misteri luminosi, con i misteri gloriosi, gioiosi e dolorosi, il Rosario completo era costituito da 150 “Ave Maria”.
150 sono in effetto i Salmi che costituiscono la preghiera fondamentale della Chiesa, il “Salterio” ebraico che Gesù stesso pregava. Il Rosario è così divenuto il “Salterio del popolo di Dio”.
Il Rosario è una preghiera molto comune in Paraguay. Lo si recita in molte occasioni, nei novenari dei santi e in quelli dei defunti, nelle case e con la partecipazione di molte persone del vicinato.
Spesso, però, si recita meccanicamente e senza neppure nominare e meditare i vari misteri. Si perde così una parte importante della sua ricchezza e del suo significato. Anche in questo è necessaria una catechesi.
La visione stessa che si ha di Maria, inoltre, deve essere corretta. Maria deve essere vista non come colei che risolve tutti i nostri problemi, segue la nostra volontà e i nostri desideri, ma come il modello che ci indica come dobbiamo vivere. Siamo noi che dobbiamo seguirla nella sua sequela di Cristo.
Maria è figlia, sposa e madre della Parola di Dio. Come figlia è stata generata a vita nuova dall’ascolto povero, umile e semplice della Parola, alla cui proposta ha risposto senza opporre nulla e meditando nel suo cuore ciò che all’inizio sembrava più grande delle sue capacità e comprensione. Quante volte leggiamo nel Vangelo che Maria medita, contempla, fa memoria.
Ella è sposa perché abbraccia il progetto di Dio su di lei, si dona alla Parola ed è madre poiché concepisce nel suo seno la Parola. La Parola ha generato Maria che genera a sua volta la Parola.
Maria, semplice ragazza del suo tempo, avendo fatto l’esperienza di Dio, non h a avuto paura di parlare, di proclamare il magnificat ed il riscatto degli umili, in un momento storico in cui in Palestina le donne non contavano molto. E’ divenuta regina del cielo e della terra, poiché Dio, che cielo e terra non possono contenere, si è fatto carne in Maria. Eppure Dio si è innamorato di Maria per la sua umiltà.
Con il Rosario facciamo memoria delle meraviglie di Dio nella storia degli uomini e ci prostriamo non davanti a Maria, facendo di lei un idolo, ma davanti al Signore, come ha fatto Maria ed insieme a lei.
Mariangela Mammi
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