IL SACRO CUORE DI GESÙ E LA CITTÀ DI YPACARAÍ
Per un dialogo a partire dai più poveri
Nelle celebrazioni culminanti della Festa del Patrono della Parrocchia di Ypacaraí, il Sacro Cuore di Gesù, la presenza delle autorità istituzionali ha spinto Emilio a proporre, nella sua omelia, una riflessione sul rapporto tra la comunità credente, riunita in parrocchia per l'occasione, e l'insieme della città.
Se, infatti, alla Messa della domenica - ultimo atto di una novena di preparazione che ha visto una massiccia affluenza popolare - ha preso parte il Sindaco, Fernando Raúl Negrete Caballero, insieme a diversi consiglieri municipali, alla Messa della vigilia, presieduta dal Vescovo di San Lorenzo, Mons. Sebelio Peralta Álvarez, era presente il Senatore della Repubblica Juan Carlos Galaverna, legato a Ypacaraí per nascita, residenza, attività professionale e politica.
La presenza di queste autorità, ha rilevato Emilio, ha un significato che va al di là di un atto della coscienza individuale di questo o quel credente, per rappresentare piuttosto l'intera cittadinanza, cattolici e non, di un partito o di un altro. Per questa ragione la loro presenza non può che essere salutata con rispetto, con quell'ossequio obbediente cui esorta san Paolo: "Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite" (Rm 13, 1).
Questo rispetto si fonda sul fatto che l'autorità è proposta al servizio di tutti i cittadini e al perseguimento del bene comune, ed è l'indispensabile pendant di quella libertà religiosa che la Costituzione della Repubblica del Paraguay riconosce come diritto fondamentale.
Di fronte a queste autorità, e quindi di fronte a tutta la città, è stata proclamata, nella Messa, una parola che certamente non implica e non vincola tutta la città - questo sarebbe una violazione del principio di una necessaria distinzione tra Chiesa e Stato, per cadere invece in una forma di teocrazia nella quale si confondono patria terrena e patria celeste - ma implica e vincola la comunità cristiana, congregata per un culto pubblico che non ha nulla di esoterico: proprio per questo chiunque può legittimamente, a condizione di mostrare lo stesso rispetto che la Chiesa gli tributa, chiedere spiegazioni o porre domande su ciò che in quel culto si è detto.
E al riguardo, ha continuato Emilio, la Parola della liturgia della solennità del Sacro Cuore di Gesù chiama tutti i cristiani ad una revisione profonda della loro vita. La seconda lettura ammoniva: "Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore" (1Gv 4, 7-8).
La città interroga la Chiesa
Su queste parole, che senz'altro suscitano universalmente ammirazione ed emozione, chiunque ha il diritto di chiederci come viviamo questo amore, dove, quando, a chi lo mostriamo.
La presenza delle massime autorità istituzionali cittadine fa sì che l'intera città ci esamini sulla corrispondenza tra la nostra vita e la parola che abbiamo ascoltato: "Amatevi l'un l'altro".
E la loro richiesta si congiunge con il verdetto pronunciato da Gesù stesso, giudice ultimo e supremo: "Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi" (Mt 25, 35-36). In quel sommo momento della nostra esistenza saremo giudicati su un amore concreto verso i corpi delle persone più povere e derelitte: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25, 40). Saremo giudicati non sulle parole - sarebbe troppo facile - ma sulle opere.
Non si può non riconoscere che molte persone che non si professano cristiane o che vivono un rapporto molto formale con la parrocchia, frequentandola solo in determinate occasioni, amano però con tutto il loro essere e per questa ragione, forse anche solo atematicamente, hanno conosciuto Dio.
Va sottolineato, infatti, che san Giovanni attribuisce la conoscenza di Dio non a chi lo confessa pubblicamente, ma a chi ama. Chi ama conosce Dio, anche se non esplicita questa conoscenza con parole più o meno adeguate, ma solo in maniera anonima.
Inversamente, colui che non ama non ha conosciuto Dio.
La solennità del Sacro Cuore di Gesù mette dunque al centro della vita delle comunità cristiane, e in particolare di una parrocchia che ne fa il proprio patrono, le moltitudini di persone che non contano niente agli occhi del mondo, ma che sono forza e sapienza di Dio. Mette al centro l'amore di Gesù per i più piccoli e la testimonianza che diamo di questo amore.
Perché se la testimonianza senza la parola è muta e rischia di venire fraintesa, una parola senza testimonianza è cieca e non si sa dove e come va a finire.
È proprio per dare una testimonianza di un amore secondo la logica di Dio, vale a dire per quanti non contano, non producono, non hanno potere e quindi non hanno nessuno che si genufletta davanti a loro, che durante la novena del Sacro Cuore si è tenuto un incontro con gli ammalati e gli anziani della parrocchia, inseriti nel ponte di preghiera con la parrocchia di Obeck a Mbalmayo in Camerun.
Sono tanti, anche a Ypacaraí, quanti gridano di dolore, dimenticati da tutti, senza nessun valore agli occhi del mondo, perché magari non hanno nemmeno la cedola elettorale.
Celebrare il Sacro Cuore di Gesù significa alzare lo sguardo verso gli estremi confini della terra, verso tutti coloro che sono affaticati e oppressi e che trovano ristoro in quel cuore mite e umile in cui sono ben presenti (cfr. Mt 11, 28-29).
L'amore è sacrificio
Le parole della prima lettera di san Giovanni ci fanno capire che l'amore è risposta a Dio. Ogni amore autentico, anche quello vissuto atematicamente, senza riferimento a Dio, viene da Dio: "In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi" (1Gv 4, 10).
L'amore, risposta a Dio, è responsa-bilità, capacità di dargli una risposta. Dio chiama ogni uomo, lo interroga, ed è responsabile chi risponde. Chi non risponde, col pretesto che non sa che dire o che fare, in realtà vuole evitare la rinuncia, la fatica, lo sforzo, perché l'amore è sempre disciplina, dono di sé, sacrificio. La vita non può essere determinata dal principio del piacere: faccio sempre quello che mi piace. E l'amore non è mettere al mondo un bambino e poi lasciare che se ne debba occupare la nonna o la zia, con un atto di paternità o maternità irresponsabile che crea degli infelici. L'amore consiste nel sacrificio, nell'essere disposti, come Cristo, a dare la vita.
Anche una celebrazione come quella della Festa del Patrono, che ha suscitato commenti di sentita ammirazione in tutta la cittadinanza e nei mezzi di comunicazione locali per la grande partecipazione, il silenzio, la cura degli splendidi addobbi floreali, è frutto del sacrificio di persone semplici, che non ricevono applausi e neppure li ricercano, ma che sono le vere colonne della Chiesa.
Questo cuore di Gesù, questo suo amore che abbraccia tutti gli affaticati e oppressi, fino agli estremi confini della terra, è l'unica misura per tutti. È l'amore che, essendosi manifestato (cfr. 1Gv 4, 9), anche il cristiano deve manifestare, con la sua testimonianza e il suo esempio, diventando un cittadino esemplare nell'osservanza della legge: "Ricorda loro di essere sottomessi alle autorità che governano, di obbedire, di essere pronti per ogni opera buona" (Tt 3, 1).
La Chiesa interroga la città
Ed è questo stesso cuore di Gesù, nel quale sono presenti tutti i più indifesi, che la Chiesa, distinta ma non avulsa dalle istituzioni cittadine, addita alle autorità, affinché le opzioni di governo siano ispirate dalla ricerca del bene dei più deboli.
Che fare affinché i più poveri possano ricevere assistenza medica nella loro città a prezzi accessibili, senza dover andare nelle città vicine, per loro irraggiungibili?
Che fare affinché non si ripetano tragedie come quella che ha funestato la città di Ypacaraí proprio nei giorni della novena, con la morte di quindici persone per lo scontro frontale tra un autobus e un autotreno, e che per l'ennesima volta ha riproposto ai cittadini sconvolti il problema della sicurezza stradale in un tratto ad altissima pericolosità?
Che fare affinché l'ambiente sia preservato e cessi un inquinamento che provoca, in città, decine di morti per cancro ogni anno?
La risposta non spetta alla Chiesa, ma alla politica, e sarà il frutto di un dibattito nel quale si confrontano le diverse scelte possibili, secondo le differenti visioni e sensibilità.
Ma la domanda, la Chiesa non può smettere di porla, ricordando quale dev'essere l'orientamento e la priorità della politica, che non può smarrirsi in iniziative demagogiche, ma deve avere la lungimiranza di concepire soluzioni a lungo raggio, anche se impopolari e magari contrarie agli interessi clientelari degli apparati di partito: il valore che la Chiesa propone è la vita in abbondanza per tutti, l'amore che si traduce in opere a favore dei più poveri, di quelli che non sanno leggere, non conoscono la legge e sono esposti a tutte le manipolazioni. Quelli che riposano nel Sacro Cuore di Gesù.
(A cura di Michele Chiappo)
06/07/2011
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