web agency
testata
  Home   La Comunità   Approfondimenti   Contatto   Contributi   Español   Nederlands   Français  
Menù principale
Home
Chi siamo
Dove operiamo
Le nostre missioni
Notizie dal Paraguay
Scrivici
Archivio Ultime Notizie
Attività
Parrocchia di Ypacaraí
Centro Studi
Pubblicazioni
Vita della missione a Tacuatí
Vita delle missioni in Africa
Focus Belgio/Olanda
Testimoni dal Nord Europa
Canti
Riflessioni
Conoscere la vita consacrata
Comprendere il Diritto Canonico
Animazione missionaria
Appuntamenti
Approfondimenti
Missiologia per tutti
Appunti di Spiritualità
Interviste
Profili missionari e spirituali
Gruppi missionari e parrocchie
Solidarietà e microprogetti
Il giornale "Missione Rh"
Galleria Fotografica
Articoli correlati
Utilità
Links
Cerca nel sito
Mappa del sito
login

Gli articoli che appaiono
su questo sito
possono essere riprodotti
solo integralmente e
citando la fonte
 www.missionerh.it.

 
fotobannnerit5.jpg

| Stampa |


 

IL BAMBINO DELLA STRADA



Tra i vincitori del 5° Concorso dei Presepi, organizzato dalla parrocchia di Ypacaraí (Paraguay) per consolidare questa tradizione, ci sono "i vicini della Cappella San Roque González de Santa Cruz", che hanno creato un vero "presepio della strada".

Emilio, visitandolo in occasione della recita del Rosario insieme a tutto il quartiere, ha potuto ammirare non solo il lavoro manuale e artigianale, ma soprattutto lo spirito veramente cristiano e missionario che ha animato coloro che l'hanno realizzato, secondo le parole di Cristino Florentín, che ha esposto a tutti i presenti la storia e le motivazioni di questo presepio.




"Un bambino è nato per noi,

ci è stato dato un figlio" (Is 9, 5)


La relazione di Cristino Florentín

Cristino Florentín Un giorno un signore portò al mio suocero l'immagine di un bambino, dicendo: "Fate di lui ciò che volete".

Di lì a poco venne l'idea di metterlo in un presepio lungo la strada, affinché diventasse un segno della nostra fede e della nostra tradizione religiosa tra i vicini, ognuno dei quali, vedendolo, possa offrire qualcosa per lui. La notte di Natale dell'anno scorso siamo usciti tutti dalle nostre case per salutarci intorno a questo presepio.

Il nostro quartiere è sorto vent'anni fa, quando alcune famiglie, emigrate da vari luoghi del paese, si stabilirono qui. È formato da persone di differenti religioni e diverse opinioni politiche.

Quest'anno, insieme ai vicini, per valorizzare questo bambino della strada e trasformarlo in un segno di unità e conoscenza reciproca, ci è venuta un'altra idea.

Grazie soprattutto all'aiuto di un giovane nostro vicino, Ever León, abbiamo contattato gli abitanti del quartiere, senza distinzioni di religione o di colore politico, e abbiamo chiesto a tutti una collaborazione affinché un artigiano ci facesse, con la spugna vegetale, frutto della nostra terra, vari personaggi del presepio. Questo ci sembrava un modo per valorizzare anche il nostro Paraguay. Così abbiamo scoperto che possedevamo un altro prodotto in più che poteva essere utilizzato nell'artigianato: l'involucro del granoturco, che fino a questo momento eravamo abituati a buttare via. Grazie al presepio, abbiamo imparato a conservarlo per utilizzarlo nell'artigianato. Stavamo sprecando un bene prezioso che appartiene anche alla nostra storia e cultura; e così, adesso, pensiamo al progetto che alcune persone tra noi si formino per imparare questa forma di artigianato. Già dal presepio dello scorso Natale, abbiamo messo alcune immagini tradizionali di lavoratori: la signora che vende la chipa (pane o torta salata, a base di farina di manioca o di mais), il tessitore di cappelli di paglia, l'agricoltore con zappa, machete e tereré (infusione preparata con le foglie di erba mate), la tessitrice del ñandutí (merletto tipico del Paraguai), la donna che porta la legna, il pescatore con i pesci, due persone che sgranano a mano il granturco e due  donne che lo macinano, il vasaio che produce anfore, la fruttivendola e il carrettiere che oggi giorno appare sempre di più per aiutarla, e che per noi rappresenta il fatto che la donna, quando vende qualcosa per la strada, non è bene che sia sola, ma accompagnata e aiutata da un uomo.

Per realizzare questo ci siamo mobilitati tutti, sebbene stanchi dopo il lavoro, con l'obiettivo di recuperare la nostra tradizione e mostrare i valori che abbiamo, come il rispetto e la cordialità verso gli altri. Sono convinto che senza tradizioni, senza radici, senza storia la nostra vita non ha senso, perché non sappiamo chi siamo. Inoltre, la nostra intenzione è stata quella di far conoscere la realtà della nostra fede, della nostra formazione cattolica, e in questo siamo stati edificati dall'esempio della parrocchia con le visite che si fanno nelle case e la forza di Emilio, che, nonostante la sua età, ci guida e ha voluto essere tra noi, non perché non abbia niente da fare, ma per la passione che lo spinge nella sua missione. I bambini e i giovani hanno bisogno di quest'esempio e dell'immagine di questo bambino della strada. Voglio rilevare che noi non adoriamo un'immagine, ma vogliamo mostrare che c'è un Dio sopra tutte le cose e che fa parte della nostra tradizione, perché abbiamo una storia che dà significato alla nostra vita.

Infine la nostra comunità di San Roque González è stata benedetta dalla presenza del bambino e del nostro sacerdote, che ha visitato la nostra comunità. Come padri e madri responsabili, dobbiamo parlare molto chiaramente ai nostri figli e mostrare ciò che è corretto, dando l'esempio con la nostra condotta.



Un bambino di cui non si sa da dove sia venuto

 Emilio, prendendo la parola dopo Cristino, ha evidenziato il senso teologico di questo presepio, che nasce da un bambino abbandonato, un bambino della strada, di cui non si sa da dove sia venuto. L'uomo che aveva consegnato l'immagine del bambino aveva detto: "Fate di lui ciò che volete". Chi lo ha ricevuto avrebbe potuto gettarlo nella spazzatura o costruire una storia intorno a lui, come in effetti è successo, facendo nascere, per amore a questo bambino, un'avventura che potesse continuare, arrivare più lontano e diventare ancora più bella, fino a essere tramandata di generazione in generazione.

È la storia di un bambino che sorprende, la storia dello stesso Gesù, un neonato del quale non si sapeva da dove era venuto e come era stato concepito nel grembo di Maria. In effetti, non era figlio di Giuseppe, il quale ammise, come pure Maria, di non avere avuto relazioni che potessero essere la causa della nascita di quel bambino.

Questa mancanza di dati precisi sulle sue origini ci ricorda che quando, nella Lettera agli Ebrei, si parla del sacerdozio perfetto di Cristo, si dice che è secondo l'ordine di Melquisedec, un personaggio biblico che, "senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote per sempre". (Eb 7, 3).

Il valore del lavoro umano

Questo bambino povero, senza antenati né origini, che è venuto tra la gente di questo posto di Ypacaraí, ha ricevuto un passato e un futuro, una storia, allo stesso tempo profondamente cristiana e autenticamente paraguaiana. Insieme con lui tutti gli abitanti di un quartiere hanno ritrovato le radici della loro fede, come figli di Dio e della loro terra, come figli delle tradizioni paraguaiane. Questo ci ricorda che Gesù è allo stesso tempo vero Dio e vero uomo, frutto del cielo e della terra. Cristino, nella sua bella e chiara spiegazione, ha fatto notare che se si perde la propria identità, si perde la ragione di  essere uomini. Una di queste radici recuperate è il valore del lavoro, sia perché sono state messe nel presepio le varie classi dei lavori tradizionali paraguaiani, sia perché questo stesso presepio è frutto di un lungo lavoro. Gesù -ha ricordato Emilio- era figlio di un falegname e lui stesso visse lavorando fino a quando ha iniziato la sua predicazione passando di villaggio in villaggio. Recuperare le radici del lavoro aiuta a insegnare a tutti i bambini che i soldi non cadono dal cielo né si rubano, ma sono frutto del lavoro dell'uomo, del sudore, della fatica e dello sforzo dei genitori, che stanno alla base di tutto ciò che i figli ricevono gratuitamente. Questo è il primo grande insegnamento del Natale, che si è voluto trasmettere con questo presepio.

Poi si è desiderato esprimere anche un forte senso missionario: la missione di portare a tutti, con l'appoggio della parrocchia, questo messaggio profondamente cattolico e profondamente radicato nei valori paraguaiani. Questo bambino, in effetti, muore se tutto il popolo non lo nutre con il frutto del suo lavoro; è come l'Eucaristia, che non possiamo celebrare se l'uomo non dà un pezzetto di pane e una goccia di vino, frutto della terra e anche del lavoro umano. Tuttavia, ciò che conta non è la quantità di denaro che si dona, ma la forma attraverso la quale questo si raccoglie, cioè, il fatto che sia frutto della partecipazione e dell'amore di tutti. Il piccolo sacrificio di una donna povera, unito a quello di un altro e di un altro ancora, vale molto più dei milioni che si potrebbero raccogliere in un altro modo, perché nel primo caso c'è la fede, l'amore e la partecipazione di ogni persona. Il Divino Bambino della strada non muore, esattamente perché riceve da qualcuno un pezzetto di pane, da un'altra persona un uovo, da un'altra i pannolini, ecc. Lo stesso succede con tutti i bambini, che vivono se i loro genitori li assistono e muoiono se li abbandonano. Questi bambini sono il volto di Dio tra noi, ma molte volte restano dimenticati.

Difendere il proprio sangue

 Inoltre -ha aggiunto Emilio- tutto il lavoro fatto per questo bambino del presepio della strada, così come ogni tipo di lavoro, deve essere difeso. Un vero uomo non permette che gli si rubino i suoi soldi, ingannandolo e truffandolo, perché essi sono il frutto del sudore e del sangue della sua croce quotidiana e della Croce dello stesso Dio. Da questo presepio, dunque, proviene anche la forza di difendere la dignità umana e i propri diritti; la forza di chiedere conto del denaro pubblico, che appartiene al popolo; la forza di non lasciarsi ingannare da nessuno, perché questo bambino dà la libertà. Questo bambino della strada che è vissuto perché i vicini gli hanno dato vita rappresenta Dio fatto uomo, e Dio è la verità, la libertà fatta carne. Per questo, Emilio ha terminato il suo discorso di fronte al presepio della strada con queste parole: "Per tutto ciò che avete fatto, dovete difendere la vostra libertà ed essere sempre gli uomini della verità, perché la verità ci fa liberi: non abbiate paura di nessuno. Possiamo essere poveri e anche sfruttati, ma non dobbiamo vendere a nessuno la nostra dignità di uomini e di figli di Dio. Nelle parole di Cristino abbiamo ascoltato la parola di Dio, perché questa si fa carne, si fa uomo, è allo stesso tempo parola del cielo e parola della terra: voi avete dato tutto il vostro amore e la vostra dedizione perché si potesse realizzare questa vera opera di fede e di arte paraguaiana".
 



Alcuni giorni dopo, abbiamo incontrato Cristino che ci ha espresso quanto segue:

"Abbiamo vissuto qualcosa di molto bello. Se siamo riusciti a riunire tutto il quartiere, nonostante le differenze di religione e di opinione politica, adesso possiamo andare avanti, ma con una missione molto chiara: l'anno prossimo non dobbiamo fare un presepio con statue più grandi, raccogliendo solamente soldi tra i vicini per fare bella figura e guadagnare un altro premio. Sarebbe facile per me organizzare una lotteria o una colletta; la gente mi darebbe un contributo economico e tutto finirebbe lì. No, ciò che vogliamo non è questo, ma dare un senso comune, recuperare dei valori. La nostra formazione cattolica ci spinge a servire gli altri e a offrire ai nostri figli un'educazione Cristino con la sua famiglia e Ever León cristiana. Sono una persona semplice che per vivere è stata obbligata ad uscire dalla campagna, dove non c'erano scuole né formazione. So quanto è dura la vita del contadino e non voglio dimenticare la situazione in cui vivono tante persone; vedo, però, che nella città si perdono i valori umani: ognuno vive per suo conto; si dà troppa importanza alle cose materiali; è molto facile guadagnare soldi; i giovani bruciano la loro vita in età molto precoce senza affetti permanenti e senza responsabilità. Qui nella città cerco di avere un'altra posizione e di preoccuparmi anche degli altri. Allora adesso il nostro obiettivo è fare sì che la comunità rimanga più unita non solamente raccogliendo soldi, ma condividendo i valori.

Ciò che ancora una volta mi ha colpito è stata la presenza di Emilio. Noi molte volte, al contrario di lui, non vogliamo dare il nostro tempo né impegnarci. Lui non è stanco e a noi che siamo più giovani che ci costa uscire e riunirci? Lui non ha uno stipendio, nessuno lo paga eppure lavora molto. Nell'incontro ho appreso molte cose che non conoscevo. Sebbene mi dicano che sono un cagnolino che guarda una stella e alle volte non parli, so che è bene dire le cose perché si possa cambiare. Adesso voglio lavorare affinché i giovani si preparino e prendano il futuro nelle loro mani, affinché si possa aprire più volte la Cappella, con lo scopo di realizzare un lavoro comunitario con la collaborazione di molti e senza divisioni, perché la Chiesa deve superare le contrapposizioni ed essere la Chiesa di tutti".

(A cura di Mariangela Mammi)

(Tradotto dallo spagnolo da Luigi Moretti) 


Mariangela Mammi appartiene alla Comunità Redemptor hominis e ha conseguito la licenza in Missiologia (summa cum laude) presso la Pontificia Università Gregoriana con una tesi dal titolo: L’autofinanziamento graduale delle Chiese in Africa. Fondamenti teologico-pastorali ed esperienze concrete per un autofinanziamento nella comunione ecclesiale. Ha pubblicato vari articoli di missiologia e spiritualità, e il libro Luci di speranza. Testimoni dell’avventura della fede, Editrice Missionaria Italiana, Bologna 2011. Attualmente lavora in Paraguay, nella parrocchia di Ypacaraí (diocesi di San Lorenzo), e nel Centro Studi Redemptor hominis.



30/01/2012

 

 
< Prec.   Pros. >
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
web agency