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La festa patronale a Ypacaraí
 


Il giorno degli ammalati




In preparazione alla festa patronale del Sagrado Corazón de Jesús ad Ypacaraí, una statua del Sacro Cuore di Gesù ha percorso tutto il territorio della pa rrocchia, coinvolgendo i fedeli delle 23 Capillas e fermandosi per alcuni giorni in ognuna di esse per la celebrazione della Parola. Durante questo passaggio la gente è andata in processione a visitare gli ammalati della zona, lasciando la statua in casa di uno di loro per un giorno.

Alcuni rappresentanti delle Capillas hanno partecipato, poi, al novenario che si è tenuto ogni sera, per nove giorni, nella chiesa centrale fino al giorno della conclusione della festa patronale, fissata per l'ultima domenica di giugno. In questa occasione, tutta la parrocchia ha partecipato alla Messa conclusiva e alla processione con la statua del Sagrado Corazón per le vie della città.

Una giornata del novenario è stata dedicata, in modo particolare, agli ammalati e ai più anziani che spesso sono anche i più poveri. Tra questi, tutti coloro che erano in condizione di potersi muovere sono stati accompagnati in chiesa per ricevere il sacramento degli infermi e, poi, per un momento di festa.

Emilio ha presieduto la celebrazione, preparata dal Gruppo Caritas della parrocchia,  durante la quale una quarantina di ammalati e anziani hanno ricevuto il sacramento.

Essi hanno prima approfondito, attraverso le parole che Emilio ha loro rivolto, il significato di questo sacramento.

Non è, infatti, un rito magico che toglie o allevia le nostre infermità. Ricevere l'Unzione degli infermi comporta, invece, una più intima configurazione a Gesù che soffre, che porta la sua croce, che offre la sua vita. È un sacramento della fede che rende capaci e dà la grazia a chi è nell'afflizione, a chi è anziano, infermo o sta terminando la sua esistenza terrena, di portare la propria croce.

La malattia, la vecchiaia sono fasi della vita che ci fanno scoprire di essere persone deboli, limitate, ci fanno comprendere che essa ha un termine. Questa realtà umana può produrre la disperazione, il vuoto, la solitudine. Il sacramento dell'Unzione degli infermi dona, però, la forza e la grazia del Signore, che ci accompagnano lungo il tempo della nostra esistenza. È il segno attraverso il quale Egli si pone accanto a noi e ci dice che la nostra sofferenza è anche la sua.

Se, infatti, la sofferenza della nostra condizione è senza Gesù, essa non ha senso. Se, invece, la viviamo con Lui, configurandoci al suo corpo, è come se il nostro corpo fosse il suo e la nostra pena, la nostra angoscia acquistano un senso profondo.

Anche nei momenti più difficili di sconforto, di dolore, di solitudine, la vera consolazione viene dall'offrire e dall'unire il proprio patimento a quello di Cristo. Lo stato fisico più duro e difficile assume, allora, un significato interiore che dona speranza, che dà la forza di andare avanti e di essere grati al Signore per tutto ciò che ci ha dato. Coloro che sono provati dalla tribolazione, dalla malattia, da ogni sorta di pena dovrebbero arrivare ad affermare come il saggio Giobbe della Bibbia: "Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il nome del Signore".

In questo modo, anche nella fase ultima, la vita non è inutile, poiché sono proprio gli afflitti, gli infermi, coloro che stanno lasciando questa terra, quelli che più aiutano Gesù nel suo mistero e nella sua missione di salvezza per tutta l'umanità. Essi, con Lui, diventano missionari del suo amore salvifico.

Nella misura in cui nella malattia, nel dolore, nella vecchiaia, riusciamo ad unirci alla sofferenza e alla croce del Signore, diveniamo come una piccola Eucaristia, corpo offerto per gli altri, e insieme a Gesù andiamo a salvare il mondo intero, divenendo con Lui missionari fino agli estremi confini della terra.

È per questo che nella liturgia dell'Unzione degli infermi occorre dare l'assenso ad offrire la propria vita, la propria afflizione affinché Gesù possa compiere la sua missione di salvezza nel mondo.

Se non c'è quest'accettazione profonda, ricevere tale sacramento è un gesto inutile ed esso diventa un inganno, prima di tutto, per se stessi.

Con gratitudine gli ammalati, gli anziani di Ypacaraí hanno ascoltato queste parole e d accolto il dono del sacramento, della giornata dedicata a loro e di un piccolo regalo preparato dai membri della Caritas come segno e testimonianza dell'amore e della carità che Cristo ci ha insegnato ad avere per i più poveri, ponendoli nel cuore della Chiesa.

Infine, essi hanno rivolto parole di ringraziamento per tutti coloro che in parrocchia si dedicano al servizio di carità, offrendo il proprio tempo, la propria pazienza e capacità, affinché chi è afflitto possa sentirsi meno solo e possa sempre più comprendere il senso cristiano del proprio soffrire.


Emanuela Furlanetto



26/06/07
 
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