IL MOMENTO DI ESSERE "PERSONE"
L'invito del Nunzio Apostolico ai giovani cresimandi di Ypacaraí
Il 21 dicembre scorso, il Nunzio Apostolico del Paraguay, Mons. Orlando Antonini, ha impartito il sacramento della Cresima ad un gruppo di 85 giovani della parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí.
La liturgia, molto bella e significativa, è stata particolarmente valorizzata dalla presenza stessa, per la prima volta nella nostra parrocchia, dell'attuale Rappresentante del Santo Padre in Paraguay.
Mons. Antonini, persona molto attenta e puntuale, all'inizio della celebrazione, si è scusato con semplicità e grande umiltà per essere arrivato un po' in ritardo sull'orario previsto, a causa dell'intenso traffico scatenatosi quel giorno ad Asunción per le compere natalizie. Questa sensibilità ha avuto un immediato e positivo impatto sui fedeli presenti, perché, oltretutto, non capita spesso incontrare delle autorità che sanno chiedere scusa, neppure per un lungo ritardo che sovente è considerato normale e viene giustificato con l'espressione tipica "è l'ora paraguaiana".
Il Nunzio ha quindi rivolto ai cresimandi, durante la sua omelia, parole dirette ed essenziali che hanno richiamato e spiegato il significato profondo e concreto, allo stesso tempo, di questo sacramento.
L'imposizione delle mani e l'unzione con il sacro crisma, infatti, sono segni, ha sottolineato il Nunzio Apostolico, che infondono nei giovani cresimandi, in una forma misteriosa e invisibile, il dono dello Spirito Santo che permette loro di stare più intimamente uniti a Cristo e alla Chiesa e di essere testimoni della fede.
Per questo ha sollecitato i ragazzi a mantenere viva la fede attraverso la preghiera, la lettura e la meditazione orante della Scrittura, la partecipazione alla Messa, la Comunione e la Confessione sacramentale.
Il discepolo di Cristo, ha aggiunto poi, è chiamato a coltivare anche le virtù umane.
Quasi formulando un concreto programma di vita, Mons. Antonini ha invitato i giovani ad avere un amore soprannaturale per i compiti domestici, per il servizio alla famiglia, la comunione e il dialogo con i genitori, i fratelli e i vicini, per lo studio, per la disponibilità ad aiutare i compagni e anche ad assumere un atteggiamento allegro, rispettoso, educato e affabile con tutti. Ha esortato in particolare i giovani che già lavorano al rispetto dell'orario, al compimento del proprio dovere e all'onestà. Tutto questo serve per testimoniare la fede.
Citando un passo di un'omelia di papa Paolo VI, pronunciata di fronte ad un'assemblea di giovani la Domenica delle Palme del 1971, commentando la pagina del Vangelo letto nella celebrazione, il Nunzio Apostolico ha rivolto un richiamo tangibile e realistico ai giovani di Ypacaraí, pronti a ricevere la Cresima. Sono parole espresse quasi quarant'anni fa, ma che mantengono la loro profonda attualità anche nel Paraguay di oggi.
"Il Vangelo chiama canne agitate dal vento quegli uomini che si piegano secondo il vento che tira. Uomini privi di personalità propria; uomini disponibili alle idee altrui, pronti a curvarsi al dominio dell'opinione pubblica, della moda, dell'interesse; uomini della paura, uomini del rispetto umano, uomini-pecore. Purtroppo questo è un fenomeno diffuso nella gioventù; e si spiega: vuol mostrarsi forte e indipendente verso l'ambiente che conosce, la famiglia, la società; ne vede i difetti, ne sente il giogo, e cerca di liberarsi, di affrancarsi, diventa contestatrice, rivoluzionaria, se occorre; ma poi, dove va? S'intruppa con chi conduce il gioco e fa la moda, diventa numero mediocre, senza proprio valore e significato, si contenta di surrogati, di fantasmi, di falsi eroismi. Forse ne conoscete anche voi di giovani sbandati, e piegati come «canne» al vento?
Ma viene il momento in cui bisogna essere «persone», cioè uomini che vivono secondo dati principi. Secondo idee-cardini. Secondo idee-luce. Secondo idee-forza. Uomini che hanno fatto la loro scelta, e secondo questa scelta, camminano e vivono. È questa la vera categoria degna della gioventù intelligente e cristiana" che ha ricevuto il dono dello Spirito Santo, il sacramento della Cresima.
Mons. Antonini ha, perciò, concluso la sua omelia ribadendo con parole chiare e in modo fermo e deciso che "quando si fa una scelta, si persevera in questa scelta. Dobbiamo essere uomini e donne di parola. Non si può passare da un impegno all'altro, come se il primo non fosse nulla. Questo dono che ricevete, cari giovani, deve aiutarvi ad essere questi uomini e donne di parola. Uomini e donne che fanno una scelta e sanno essere fedeli ad essa".
Nel terminare la liturgia con la sua sensibilità ed amabilità, tratto personale che molti hanno apprezzato, il Nunzio Apostolico ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla preparazione di questa celebrazione e complimentarsi per la cura con cui è stata organizzata, per l'ordine, il silenzio, l'attenzione e il raccoglimento con cui hanno partecipato tutti, giovani cresimandi, padrini, genitori e fedeli presenti.
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Cogliendo l'importanza di questo avvenimento per tutta la parrocchia e il riconoscimento pubblico di approvazione e di incoraggiamento venuto dallo stesso Rappresentante del Papa, alcuni collaboratori della parrocchia hanno voluto esprimere le loro impressioni, raccolte nelle brevi interviste che seguono.
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Interviste
Quali sono le vostre impressioni riguardo alla celebrazione, al suo svolgimento, alla partecipazione della gente?
Marta: La celebrazione è stata molto bella. Tutto era ben ordinato. Come catechista, io ero incaricata di ricevere i giovani cresimandi con i loro padrini alla porta della chiesa. Devo dire che i giovani hanno collaborato molto, come pure i padrini e i genitori. Pensavo che, avendo il compito di indicare alle persone dove e cosa dovevano fare, avrei fatto fatica perché non avrebbero accettato facilmente le indicazioni; invece, tutti hanno ben accolto e fatto attenzione a seguire quanto veniva detto loro. Anzi, loro stessi domandavano se potevano entrare e dove era il posto loro assegnato.
Un'altra cosa che ha destato la mia attenzione è stato il silenzio. Questo ha colpito non solo noi collaboratori che stavamo lavorando, ma anche quei genitori che prima di entrare avevano l'idea che la parrocchia, Emilio soprattutto, è troppo esigente. Quando sono usciti dalla celebrazione avevano un'idea differente. Hanno sperimentato personalmente che è necessario un ambiente di silenzio, di ordine, di pulizia nella liturgia e molte persone hanno cambiato il loro giudizio e sono sicura che sono cresciute un po'.
Mi ha meravigliato anche come alla fine della messa, al momento di fare le foto di gruppo, non c'è stato un gran mercato, come pensavo, ma è stato come se ognuno sapesse già quale era il suo posto e tutto si è svolto molto compostamente, nonostante il gran numero di persone.
Non ho mai visto una parrocchia e soprattutto una celebrazione, con tanta gente, così ordinata in tutti gli aspetti. Chi conosce altre parrocchie e come avvengono le cerimonie comincia a fare la differenza. Si nota che c'è un lavoro svolto nel tempo, perché questo risultato non si ottiene da un giorno all'altro, è un processo lento. Ci sono ancora molte cose che mancano, però penso che questo sia anche responsabilità dei catechisti, perché sono loro che hanno il contatto con i ragazzi, con i bambini e anche con i genitori che spesso neppure partecipano alla Messa e quindi non possono sapere cosa si fa e cosa avviene.
Dopo la celebrazione, con tutta la gente che era stata in chiesa, non c'è stata neppure la necessità di spazzare per terra, perché tutti hanno fatto attenzione all'ordine; si sono puliti le scarpe prima di entrare, non hanno portato in chiesa cose non necessarie, niente è stato gettato per terra.

Cesar: La celebrazione a cui ho partecipato insieme a i miei compagni chierichetti è stata bella e ha suscitato molti elogi. Tutto era ben fatto, la gente stava in silenzio ricevendo e ascoltando il Nunzio, non c'era confusione o bambini che disturbassero neppure durante l'attesa del Nunzio.

Johanna: Come una degli 85 cresimandi, ciò che più mi ha colpito e che mi è molto piaciuto è stato il clima di silenzio e il rispetto che tutti hanno avuto durante la celebrazione. Non è avvenuto così in altre celebrazioni della Cresima che si sono realizzate in passato in questa chiesa. Sì, un aspetto che ha distinto questa cerimonia è il silenzio che c'era in chiesa e l'ordine, ogni cosa aveva il suo posto. Noi giovani eravamo ben preparati a ricevere la Cresima e tutto è stato molto bello. Per me è stato qualcosa di indimenticabile.
Isidro: Ci riempie di orgoglio, di soddisfazione e di allegria il modo con cui si è svolta la celebrazione. Tutto così ben sincronizzato, ordinato, dobbiamo congratularci con tutti i fedeli presenti. Per me questa celebrazione aveva un doppio significato, uno personale, perché mio figlio ha ricevuto la Cresima e l'altro più generale, perché lui e gli altri ragazzi l'hanno ricevuta direttamente dalle mani del Rappresentante del Papa nel nostro paese e questo è un onore per tutta Ypacaraí.
È stata una festa comunitaria grande e molto ben organizzata, in un ambiente di silenzio, che ha dato l'opportunità di stare attenti, di partecipare e una impronta di solennità che ha aiutato a ben ricevere e considerare questo sacramento in un clima di preghiera.
Anche l'addobbo della chiesa, le posizioni in cui sono state poste le persone mi hanno colpito, si vede che è stato tutto ben preparato. Per esempio, è stato molto intelligente non far sedere i cresimandi sulle sedie perché, quando ci si alza da esse si fa rumore e questo avrebbe dato fastidio. Invece i ragazzi erano ben sistemati nei banchi centrali e sono stati attenti e silenziosi.
Credo che tutto questo è già il frutto del lavoro e del discorso che sta portando avanti la Comunità Redemptor hominis.
Si sa che ogni cambiamento provoca anche antagonismi, difficoltà, incomprensioni, però la gente si sta rendendo conto che la mancanza di puntualità, di disciplina, di preparazione, sono aspetti che qui da noi sono diventati abitudine e cultura. Questo, però, si va comprendendo e si stanno ottenendo dei grandi risultati nel lavoro fatto in parrocchia. Davvero, molti iniziano a fare la differenza tra la Messa che si celebra ad Ypacaraí e quella che si celebra in altre chiese.
Pablo: Tutta la celebrazione mi è molto piaciuta. Non c'è stata confusione, ogni cosa e ogni persona erano al loro posto. È stato un avvenimento indimenticabile, specialmente per me che ero uno dei cresimandi e che ho ricevuto il sacramento dalle mani del Nunzio. Per me è come riceve Dio nella mia vita, mettermi nel cammino di Gesù per un adeguato sviluppo umano e cristiano. Ricevere la Cresima è un passo in più lungo il percorso che Dio ci indica.
Riguardo all'omelia che il Nunzio Apostolico ha rivolto ai giovani cresimandi e la sua stessa presenza, che cosa vi ha maggiormente colpito?
Isidro: La presenza del Nunzio è stata molto importante per i giovani, innanzitutto, per il maggior significato che la sua persona ha dato alla celebrazione e per l'impegno che questo sacramento richiede di assumere davanti ai genitori, alla società e a tutti i fedeli.
Considerato il significato e l'importanza della sua figura e del suo ruolo, come Rappresentante del Papa, la presenza stessa del Nunzio Apostolico non solo è stata molto gradita, ma è stata già di per sé un messaggio, un evento, un riconoscimento per tutti. Molta gente alla fine della celebrazione, uscendo dalla chiesa, ha parlato molto bene di lui.
Il Nunzio ha detto cose vere e importanti per i giovani. Essere delle persone impegnate e costanti nelle scelte fatte, generalmente, oggi non è facile. Manca una formazione e un'educazione, a cominciare dalla famiglia. Il tema dell'educazione è molto importante perché in essa i giovani sono i protagonisti. Oggi i giovani sono disorientati, sono tentati da tante cose che vengono da fuori e nel nostro paese si deve lavorare molto per costruire un tessuto sociale e una società che sappia educare. I mezzi di comunicazione e ciò che propongono, purtroppo, sono più attrattivi degli insegnamenti che cerchiamo di dar loro. Tra un insegnamento formale che si dà a scuola e in famiglia e una educazione informale che i ragazzi apprendono dalla società, i mezzi di comunicazione si pongono al centro, come strumenti che propongono cose effimere, ma che attraggono molto i nostri ragazzi, i quali vanno sempre più alla deriva non avendo modelli di riferimento sicuri. Siamo noi per primi, i genitori, che dobbiamo dare e mostrare un esempio. È importante, come invitava il Nunzio nella sua omelia, che i giovani sappiano prendere delle decisioni e restarvi fedeli; questo non si ottiene facilmente e oggi manca questa capacità di scegliere e perseverare convinti e fermi nelle scelte fatte.
Cesar: Come chierichetti, Emilio ci ha ben preparati a ricevere il Nunzio e questo ha dato a me e ai miei compagni una grande gioia perché è come ricevere il Papa. Il Nunzio ha parlato bene, ai cresimandi ha fatto capire ciò che devono fare, come comportarsi nella famiglia e nella comunità. Li ha invitati a continuare nell'impegno, a partecipare alla Messa e a non lasciare la capilla. Ringraziamo il Nunzio per essere venuto a celebrare il sacramento della Cresima.
Johanna: Il Nunzio Apostolico mi ha fatto un'impressione molto buona e del suo discorso mi ha colpito soprattutto il richiamo a non essere come canne agitate dal vento. Ciò che ci ha detto è vero.
Pablo: Come ci ha indicato il Nunzio, è importante che quello che noi giovani decidiamo di fare sappiamo poi compierlo fino in fondo. Se la cosa decisa è buona, dobbiamo farla e ottenere un risultato, avere sempre un obiettivo grande. Anche perché oggi i giovani hanno perso molti valori per seguire ciò che propone la modernità, come l'avere solo beni materiali, ad esempio il cellulare. Dobbiamo invece saperci aprire agli altri, alle persone che ci possono aiutare e alle cose che valgono veramente. Sì, mi sono piaciute le parole che il Nunzio ha detto a noi cresimandi.
Marta: È la prima volta che questo Nunzio, Mons. Antonini, viene nella nostra parrocchia e mi è parso una persona che, anche se non lo faceva vedere, di fatto notava e osservava tutto attentamente. C'è stato un grande rispetto per il Nunzio anche se non abbiamo la preparazione adeguata ad una tale presenza, perché è come se ci fosse tra noi il Papa e molta gente questo non lo sa.
Una cosa che mi ha colpito è il tema che il Nunzio ha toccato nella sua omelia, quello della canna agitata dal vento. Questo testo del Vangelo è veramente una realtà profonda, non solo per i giovani, ma anche per gli adulti. Spesso, infatti, per la nostra mancanza di conoscenza e perché non siamo sicuri di noi stessi, cambiamo idea, seguiamo chi parla di più e chi propone altre cose, perché non siamo preparati, non conosciamo, non leggiamo e non studiamo.
Questo fa sì che con molta facilità le persone passano da un luogo all'altro, da un impegno all'altro, da un'idea all'altra. Essere canne agitate dal vento che seguono l'onda del momento è una realtà attuale non solo per i giovani, ma anche per noi adulti.
(A cura di Emanuela Furlanetto)
03/01/08
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