La festa patronale del Sagrado Corazón de Jesús a Ypacaraí si è conclusa il 24
giugno con la processione per le vie della città.
L'immagine del Sacro Cuore, accompagnata da tanti fedeli composti e raccolti in due file, ha percorso i quartieri e le strade adornate per l'occasione dalle stesse famiglie residenti.
Questa espressione religiosa, di antica tradizione a Ypacaraí, aveva un po' perso il senso biblico e teologico del suo realizzarsi. Quest'anno, perciò, si è voluto riscoprire il suo vero significato, fondando nell'oggi le ragioni profonde del suo compiersi e trovandone le radici nella Bibbia e nella grande tradizione della Chiesa.
Così, attraverso la predicazione di Emilio nella Messa conclusiva della festa patronale, tutti i fedeli hanno potuto riscoprire il valore della processione del Sacro Cuore.
Essa simboleggia, innanzitutto, la festa come mostrata nella Bibbia, quando il re David e il popolo di Israele, trasportando l'Arca dell'Alleanza a Gerusalemme, ballarono e cantarono lungo la strada (2Sam 6). La processione, infatti, è un momento di esultanza (Sal 68) perché è il corteo gioioso del Signore, è una manifestazione che partecipa in un certo modo della liturgia e si pone in continuità con essa. È la festa di Dio ed è anche il percorso che prefigura, nel Nuovo testamento, l'entrata di Gesù a Gerusalemme.
La processione rappresenta, però, anche una Chiesa in cammino, un popolo pellegrinante che va verso la patria celeste, come la Costituzione conciliare Lumen Gentium definisce la Chiesa. Questo popolo, infatti, non ha la sua definitiva dimora sulla terra, ma incede nel futuro verso il Regno di Dio, verso il cuore di Gesù, vera patria dell'uomo.
Se anche noi vogliamo incontrare il Signore, dobbiamo metterci in marcia, facendo lo sforzo di avanzare e di cambiare lungo il percorso il nostro cuore. La processione indica, in tal maniera, questo cammino verso l'incontro con la persona amata, imparando lungo la via ad amare come lui ama.
Questo concetto c'introduce ad un terzo significato della processione. Ognuno di noi, infatti, nutrendoci del corpo e sangue di Gesù, pur rimanendo la sostanziale differenza tra l'uomo e Dio, deve diventare quel corpo e quel sangue.
La processione manifesta, dunque, questa differenza tra il cuore di Gesù e il nostro, nello stesso tempo è un richiamo al cambio del cuore, della propria vita, sapendo, nell'umiltà e nella verità, che noi siamo poveri uomini e Dio è Dio. La
processione rivela perciò questa dinamica e questo desiderio di arrivare, con la nostra umanità, ad essere Gesù in mezzo agli uomini.
Carica di queste pregnanze bibliche e teologiche si è, quindi, realizzata la processione del Sacro Cuore ad Ypacaraí. Essa ha voluto essere una espressione della fede che, nel buio della notte illuminata dalle fiammelle delle candele e dalle luci delle case aperte al passaggio dell'immagine del Sacro Cuore, ha richiamato la partecipazione di tutti coloro che, senza vergogna e nel rispetto di ognuno, hanno voluto festeggiare il loro patrono e onorarlo per le vie della loro città.