La parrocchia di Ypacaraí ha continuato, durante tutta la Settimana Santa, il cammino di riflessione iniziato la Domenica delle Palme. La liturgia, alla presenza di numerosissimi fedeli e dei circa 400 giovani partecipanti alle giornate della Pascua Joven, ha rappresentato un momento forte di ascolto della
parola di Dio e di valutazione della propria vita quotidiana alla luce di essa.
Il Venerdì Santo, meditando la passione e morte del Signore, Emilio ha sottolineato il senso profondo del silenzio di Dio. Con la solenne celebrazione di questo giorno, infatti, si entra nel grande Silenzio. La Parola di Dio tace, Cristo muore, non parla più. La morte, di fatto, è caratterizzata proprio dall'assenza della parola. Lo costatiamo anche nella vita di tutti i giorni: quando manca la parola, le relazioni tra le persone muoiono, perché essa è il fondamento della vita degli uomini e l'unica possibilità che abbiamo per uscire da noi stessi, incontrare gli altri e, per mezzo loro, incontrare Dio.
La Parola aspetta la risposta dell'uomo
Sulla croce Cristo tace e muore, affinché l'uomo possa parlare e prendere liberamente la sua decisione. È il momento in cui noi dobbiamo rispondere a Dio nel silenzio e nella solitudine, decidendo su che campo giocare la nostra vita, se su quello del bene o su quello del male. Per questo il Signore, nella sua bontà, dona all'uomo un tempo per riascoltare nel silenzio profondo della propria coscienza la Parola di verità che dà vita e rende liberi. In questo senso, la morte di Gesù è l'atto più grande del rispetto di Dio verso la libertà degli uomini, è il tempo della sua delicatezza nei nostri confronti.
Tutto esiste per il Verbo, per la Parola: "In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste" (Gv 1, 1-3). La Parola dunque è la vita dell'uomo. Allo stesso modo, la parola umana autentica non deve essere un rumore qualsiasi, ma la possibilità di comunicare la nostra
interiorità agli altri. Dove manca una parola vera, corrispondente alla realtà, è assente la vita. Lo si riscontra laddove gli uomini, pur stando l'uno accanto all'altro, non sono in grado di comunicare nel profondo; laddove chi non sa esprimere i propri sentimenti è solo capace di atti violenti o senza senso. La violenza nasce spesso proprio dal non saper rivelare quello che abbiamo nel cuore.
Il momento del grande silenzio di Dio sulla croce ci insegna a rispondergli ed anche a parlare autenticamente tra noi, sull'esempio del nostro Dio, un Dio che comunica, che è Trinità, cioè comunità di persone sempre in relazione compenetrante tra loro.
Per questo anche la nostra parola deve avere un contenuto vero, univoco e permettere la conoscenza reciproca. Il peccato più grave è proprio la prostituzione della parola, da cui nascono altri tipi di prostituzione. È il dire una parola con la bocca, ma averne una differente nel cuore, una segreta. Non dire la verità significa mettersi contro Dio: "Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce" (Gv 18, 37), dice Cristo a Pilato.
Se amiamo la verità, non possiamo non seguire il Signore che ci parla nella coscienza. Ritorna, allora, l'importanza di ascoltare nel silenzio la voce della coscienza che è il primo tra tutti i vicari di Cristo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1778). Oggi, al contrario, e lo vediamo soprattutto tra i giovani, sfuggiamo il silenzio e ci mettiamo in condizione di riempire di rumore ogni momento della nostra vita. Abbiamo sempre bisogno di avere un iPod nelle nostre orecchie, che impedisca di ascoltare la voce silenziosa e allo stesso tempo parlante della coscienza che ci conduce alla verità, a Cristo. Abbiamo paura di non poter più rimanere indifferenti, di non poter più essere persone che hanno occhi e non vedono, orecchi e non ascoltano, bocca e non parlano, come gli idoli che si oppongono al Dio vero, il quale ha occhi per vedere, orecchi per ascoltare, mani per toccare, cuore per amare, bocca per parlare e gola per gridare contro ogni menzogna e ingiustizia (cfr. Sal 115).
Uscire dall'indifferenza per diventare Parola
La Parola di Dio, la Verità, ci fa uscire dall'indifferenza, dall'insignificanza, dalla mera ripetizione di "quello che tutti fanno". Gesù ha rotto la legge del sangue, dell'appartenenza a una razza, a un gruppo
chiuso di persone che ci condannano a ripetere sempre la stessa esistenza. Per questo è stato crocifisso, perché era la Parola di Verità che spezza ogni sorta di catene, una Parola che però non può morire, perché è l'Amore che libera e quindi risuscita.
La morte di Gesù chiama tutti a una decisione, è un tempo di silenzio in cui Dio tace affinché l'uomo, nel silenzio assoluto, possa in tutta libertà prendere una decisione: essere Parola o entrare nel mutismo degli animali; stare dalla parte della vita o vivere nell'insignificanza, nella ripetizione e nell'imitazione della maggioranza, senza voler ascoltare, decidere e agire autonomamente e per il bene.
I giovani devono essere educati ad amare il silenzio, a non riempirsi di rumore, ad ascoltare la voce di Dio che parla nella loro coscienza, a essere onesti con se stessi per esserlo con gli altri.
Che ognuno di noi, allora, prenda nella libertà la sua decisione, non abbia più paura di aprire le porte del suo cuore a Cristo e di seguire la Verità che viene a comunicarci la vita eterna.