Imparare ad essere uomini e cristiani
Una ventina di ragazzini dai 6 ai 12 anni hanno partecipato ad un campo scuola di una settimana per aspiranti chierichetti nella Parrocchia di Ypacaraí.
Come Emilio aveva anticipato ai loro genitori in un incontro preparatorio, questo campo non aveva solo lo scopo di iniziare a formare agli elementi liturgici un gruppo di bambini, ma anche quello a una educazione umana integrale.
L'essere cristiani, infatti, vuole anche dire essere veri uomini, poiché l'essere cristiano implica il diventare sempre più essere umano.
Si è insistito molto, innanzitutto, sul requisito della libertà. Non si frequenta la parrocchia per un obbligo imposto dai genitori, ma perché si sceglie in prima persona di essere amici di Gesù e chierichetti per servirLo all'altare.
Inoltre, aveva detto Emilio a coloro che sono i responsabili primi dell'educazione dei ragazzi che la Chiesa non assume nessun ruolo che non le spetta, ma agisce secondo il principio della sussidiarietà[1]. Non si sostituisce ai genitori nell'impartire la formazione ai figli, ma li sostiene.
Allo stesso tempo, la Chiesa non è la bambinaia sulla quale i genitori si appoggiano per scaricare la propria responsabilità.
Conoscendo il contesto in cui i ragazzi vivono, Emilio aveva sottolineato come sia importante che quanto si sperimenta in parrocchia non sia poi contraddetto dai comportamenti degli adulti in famiglia.
Ai bambini è stata chiesta fedeltà, costanza, capacità di ascolto e sforzo di imparare a vivere bene con gli altri, nell'ordine e nella disciplina.
Insieme a questi ragazzini, altri più grandi si sono resi disponibili a svolgere un servizio durante il campo, affinché tutto potesse essere vissuto con ordine e pulizia, ed anche affinché potessero mostrare, attraverso il loro esempio concreto che, pur crescendo, si può rimanere fedeli agli impegni presi.
Chi ha seguito questi bambini è rimasto impressionato nel notare il cambiamento di attitudine che hanno dimostrato nel loro primo impatto con questo tipo di formazione.
Ha colpito anche il fatto che tutti i ragazzi sono stati fedeli e puntuali dal primo all'ultimo giorno del campo, senza nessuna assenza e nonostante il ritmo serrato delle giornate.
È stato insegnato loro a mangiare senza sprechi, a lasciare gli ambienti puliti, a eseguire con responsabilità i compiti attribuiti, a rispettare il silenzio e i luoghi sacri, facendo differenza tra come si entra e si sta in un campo di calcio, e come lo si fa in una chiesa, a non pretendere ciò che non spetta loro, a giocare senza sopraffare gli altri, a sapersi comportare correttamente in vari momenti ed occasioni della vita quotidiana. Questa formazione, infatti, non riguarda solo il tempo che si trascorre in parrocchia, poiché un vero chierichetto sceglie la verità e il bene in ogni occasione, a casa come a scuola.
Infine, essi hanno iniziato a conoscere alcuni elementi della liturgia per poter servire non il sacerdote ma Gesù all'altare.
Ogni giorno sono stati chiamati a fare per scritto una valutazione della giornata. Un momento che loro stessi hanno esplicitamente apprezzato è stata la recita di quella preghiera semplice e bella che è il rosario.
È stato anche sottolineato il carattere "missionario" del loro impegno e, cioè, la responsabilità di chiamare anche altri bambini in futuro a partecipare maggiormente alla vita della Chiesa, così come vari chierichetti avevano fatto con loro invitandoli al corso.
La domenica 25 gennaio, nella chiesa parrocchiale, davanti a tutto il popolo di Dio, essi hanno ricevuto il certificato per la fedeltà della loro partecipazione e per l'esempio che hanno dato a tutti. Emilio ha evidenziato che, attraverso la loro volontà e il loro impegno, il Vangelo ancora una volta si è fatto presente in mezzo a noi nella parrocchia Sagrado Corazón de Jesús in Ypacaraí e si può davvero ripetere con Gesù: "Chi non diventerà come questi bambini non entrerà nel Regno dei Cieli".
Adesso, spetterà a ciascun bambino mantenere la fedeltà agli impegni che sono stati stabiliti per tutto l'anno; competerà ai loro genitori quello di sostenerli nella loro voglia di essere buoni amici di Gesù e toccherà a tutti noi, come dice un canto tante volte ripetuto a gran voce, di amare come Lui amò.
Mariangela Mammi
[1] "I genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli ed hanno anche in questo campo una fondamentale competenza ... Essi condividono la loro missione educativa con altre persone e istituzioni, come la Chiesa e lo Stato; ciò tuttavia deve sempre avvenire nella corretta applicazione del principio di sussidiarietà. Questo implica la legittimità ed anzi la doverosità di un aiuto offerto ai genitori ... Il principio di sussidiarietà si pone, pertanto, al servizio dell'amore dei genitori, venendo incontro al bene del nucleo familiare. I genitori, infatti, non sono in grado di soddisfare da soli ad ogni esigenza dell'intero processo educativo, specialmente per quanto concerne l'istruzione e l'ampio settore della socializzazione. La sussidiarietà completa così l'amore paterno e materno, confermandone il carattere fondamentale" (Lettera di Giovanni Paolo II alle famiglie, 16).
28/01/09
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