L'"INUTILITÀ" FECONDA DELLA CROCE
Ai membri della Caritas
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Nel corso di una giornata della Caritas, organizzata nella parrocchia del Sagrado Corazón de Jesús a Ypacaraí in Paraguay, Emilio ha invitato i malati e i poveri presenti a riscoprire il ruolo attivo che possono svolgere, in particolare a unire la loro sofferenza a quella di Cristo e a offrirla affinché la buona novella possa giungere fino agli estremi confini della terra.
Emilio li ha inviati "in missione", proponendo concretamente di versare il patrimonio delle loro sofferenze in favore dei poveri e dei sofferenti di una parrocchia di Mbalmayo, in Camerun, quella della Bienheureuse Anwarite di Obeck.
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La parola Caritas significa carità. La carità è l'amore che rappresenta il cuore stesso della Chiesa. Senza l'amore, la Chiesa non esiste, non può vivere, sarebbe come un corpo dove non c'è più il battito del cuore che permette al sangue di circolare e di vivificarlo. Come il cuore fa arrivare, infatti, il sangue alle estremità del nostro corpo per dargli vita, così la Caritas irrora l'intero corpo della Chiesa, affinché riceva la vita.
Il gruppo Caritas della nostra parrocchia non è solo un'istituzione creata per fornire assistenza materiale ai bisognosi, ma è chiamato a essere proprio questo cuore nel corpo della Chiesa.
I nostri fratelli più indigenti che chiedono il nostro aiuto devono essere convinti che, qualunque sia la malattia di cui soffrono, la loro condizione fisica e la loro età, essi non sono persone che non servono a nulla nella Chiesa, in stato solo di ricevere, ma possono e devono scoprire la loro capacità di dare.
Non è per il fatto che una persona soffra di una malattia grave o sia in età avanzata, che deve considerarsi inutile. Sebbene essa possa essere considerata tale all'interno di un processo di produzione economica o di una realtà imprenditoriale, non lo è all'interno della Chiesa. La Chiesa di nostro Signore Gesù Cristo non è, infatti, un'impresa industriale, una fabbrica o un laboratorio scientifico. È il Corpo del Signore e ogni membro di questo Corpo, fino all'ultimo giorno della sua vita, può collaborare a edificarlo.
Costruttori del Corpo di Cristo
Voi, responsabili della Caritas, siete consapevoli che l'aiuto materiale che offrite ai bisognosi è importante, lo donate, infatti, con amore e discernimento; ma la vostra assistenza deve essere radicata in un aiuto molto più prezioso, quello di trasmettere alla persona assistita la convinzione di esser chiamata a edificare questo Corpo che è la Chiesa. Essa non deve considerarsi, quindi, un essere che non serve più a niente.
Insisto perciò sul fatto che gli anziani, i malati, gli indigenti mantengano sempre il loro senso di dignità e assumano l'atteggiamento di costruttori del Corpo di Cristo. Non siano, dunque, come quei "mendicanti", che a volte s'incontrano, pieni di spirito di rivendicazione, che pretendono di imporsi all'attenzione di tutti, mettendo al centro il peso del loro dolore, della malattia e dell'età.
Voi, i più sofferenti, potete essere delle persone attive con il vostro esempio di sopportazione delle difficoltà, di pazienza, di dolcezza, di tenerezza, di gratitudine e di bontà. Potete dare così un insegnamento a tutti e diventare missionari efficaci.
Se siete il cuore della Chiesa e siete attivi come il cuore in un corpo, allora dovete assumere questa missione di offrire il sacrificio della vostra malattia, della vostra sofferenza e le vostre preghiere, affinché la parola di Dio possa arrivare agli estremi confini della terra.
Voi, amici della Caritas, che visitate i malati e i poveri, dovete essere molto determinati nel trasmettere questa visione: la Chiesa non può essere ridotta a una "stazione di servizio" concepita solo per distribuire degli aiuti materiali. Gli anziani e i malati non devono essere delle persone rassegnate, sopraffatte dal senso d'inutilità, che attendono solo di ricevere, ma piuttosto delle persone capaci di dare agli altri e, attraverso il loro impegno, di far circolare il sangue di Cristo fino alle estremità del corpo della Chiesa.
Sofferenza missionaria
Possiamo dire che da oggi questa missione inizia in maniera strutturata con un piccolo gruppo di fedeli che s'impegnano nella preghiera del Rosario, in modo che ogni giorno ci sia qualcuno nella nostra parrocchia che preghi secondo tali intenzioni missionarie.
Ciò avverrà in contatto con una parrocchia in Africa, quella della Bienheureuse Anwarite di Obeck a Mbalmayo, in Camerun, dove ho lavorato molto, e per la quale i membri di questo gruppo s'impegnano a offrire le loro sofferenze e a recitare, a turno, la corona del Rosario, affinché la parola di Dio vi sia diffusa, conosciuta e amata.
In effetti, se non vi è possibile aiutare economicamente o con la vostra presenza e con la vostra azione i poveri di Mbalmayo, potete sempre farlo con la vostra preghiera costante e anche "inviando" loro il frutto della vostra sofferenza.
In questo modo sarete dei veri missionari, come lo è stata Santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni, che ha raggiunto i confini estremi della terra con la sua preghiera e con il suo amore, senza mai uscire dal suo monastero.
Vi esorto ad assumere quest'impegno in maniera regolare e costante. Una volta al mese o in un tempo stabilito da voi, qualcuno reciterà il Rosario. Dobbiamo arrivare a far sì che tutti i giorni dell'anno siano coperti da questa bella preghiera in modo che, partendo dalla nostra parrocchia del Paraguay, essa arrivi nella parrocchia che si trova nella lontana Africa nera, dove vivono i nostri fratelli che sono anch'essi membri del Corpo di Cristo.
Consapevoli di questa responsabilità che assumete, dovete ora lavorare e combattere, curarvi e mantenervi in vita, proprio perché avete un impegno da rispettare. Non avrete più tempo per lamentarvi dei vostri problemi, perché avete deciso di offrire le vostre sofferenze per altre persone più sfortunate di voi.
Apostoli nella Croce di Cristo
Invito, quindi, i membri della Caritas a passare all'aspetto più organizzativo. Anche i giovani della nostra parrocchia devono essere coinvolti in questo impegno. Li esorto a darvi una mano, perché tra le persone bisognose ci sono i loro padri, madri, nonni, parenti di cui non possono disinteressarsi.
Vi incoraggio, ancora una volta, ad agire con le persone che assistete in modo che non si sentano inutili, poiché hanno ormai una funzione missionaria importante. Occorre disporle in modo adeguato per un apostolato della sofferenza e della preghiera, affinché compiano la loro missione.
Gesù ha salvato l'umanità sulla Croce. I più vicini alla Croce del Signore sono coloro che possono essere i più attivi e fecondi nella Chiesa.
È un invito a uscire da voi stessi e a entrare in una dimensione più grande, ad aprirvi a nuovi orizzonti con un atteggiamento costruttivo, apostolico e missionario. Dovete, in effetti, formare i membri da voi assistiti come dei missionari.
Quindi, cari amici, coraggio! Non dite: "Noi siamo inutili, vecchi, malati, persone che non servono più a niente". Voi siete giovani e siete il cuore autentico della Chiesa; la Chiesa con voi nasce e non muore. Non scoraggiatevi, non perdete la speranza.
Con questo slancio manterremo i contatti con la parrocchia della Bienheureuse Anwarite di Obeck a Mbalmayo, affinché possa rinascere e essere solidale con noi. Mediante la nostra amicizia e la nostra preghiera, i continenti dell'America Latina e dell'Africa saranno più vicini e, attraverso il vostro amore, lo stesso sangue di Cristo vi circolerà e li vivificherà.
12/04/2011
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