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LA CHIESA È UN VOLTO


Non è mai facile spiegare il mistero della Trinità, soprattutto se ci si rivolge a dei giovani, come nel caso della liturgia di ogni domenica mattina a Ypacaraí. La solennità della Santissima Trinità di quest'anno ha offerto l'occasione a Emilio di rendere molto concreto per loro un punto centrale della nostra fede, partendo dall'affermazione che il mistero della Trinità si può comprendere solo vivendolo.

Vivere la Trinità nelle relazioni...

Il nostro Dio è comunione di persone, tanto unite da costituire un solo Dio, Padre-Figlio-Spirito Santo.

L'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, non può comprendere questo mistero se vive isolato, se non è capace di entrare in contatto con gli altri, se crede di non aver bisogno di nessuno, se si ritiene superiore o anche inferiore, se radicalizza la differenza. È nell'esperienza di una comunità, dell'apertura all'altro, che ci si rende conto di cosa significa creare un corpo solo, una sola anima, una sola realtà. Questo vale sia nella relazione di coppia, che è una relazione completa quando si apre al terzo termine, al frutto dell'amore che sono i figli, sia nell'amicizia, quando si fa spazio all'altro, alle sue idee, alle sue capacità senza rinunciare alle nostre; e vale anche nella comunità ecclesiale, quando essa sa aprirsi alla Chiesa universale e alla missione.

L'apertura è segno di vita, mentre l'isolamento porta alla morte. Vi sono purtroppo tanti giovani che rimangono chiusi, non sanno relazionarsi, hanno tanti contatti, ma nessun amico, strumentalizzano l'altro e impongono solamente la loro visione, o vivono complessi di inferiorità.

... e nella propria unità interiore

Un altro modo di sperimentare la Trinità è vivere nell'unità interiore di quelle facoltà spirituali che distinguono l'uomo dall'animale: la memoria, l'intelligenza e la volontà che i Padri della Chiesa, e in special modo sant'Agostino, hanno riconosciuto come le orme lasciate dalla Santissima Trinità nell'uomo. Se esse agiscono unanimemente, la persona sperimenta l'unità e trinità di Dio, vi si avvicina, ne comprende sempre più il mistero e si realizza come essere umano. Da sole, lanciate ognuna in direzioni opposte, disorientano e alienano l'uomo: la memoria, senza l'intelligenza che l'interpreta e la volontà che attua di conseguenza, è solo un "deposito inutile"; l'intelligenza è muta se non legge nella memoria e non attua nella volontà; la volontà è cieca, se si muove nell'oblio e senza la luce dell'intelligenza. Se la nostra memoria ci ricorda gli impegni presi in un luogo, ma il nostro pensiero va altrove e, infine, la nostra volontà ci porta ad essere presenti in un terzo luogo differente, vuol dire che siamo divisi in noi stessi, senza un obiettivo unico, disorientati, vivendo un'esistenza che è fonte di enormi problemi per noi e gli altri.

Persone unite in se stesse, capaci di onorare gli impegni presi e di dirigersi con il cuore, il pensiero e i piedi verso un unico centro, sperimentano la Trinità anche in una esperienza di comunità.

Mostrare il volto della Chiesa, icona della Trinità

La Chiesa si costruisce a immagine della Trinità, quando in essa ognuno è se stesso, ma è unito agli altri, quando le differenze e le capacità vengono valorizzate e non distrutte per tutto massificare.

 Anche la parrocchia è chiamata a essere icona della Trinità, costruendo una comunità in cui l'unità di volti differenti è visibile in tutte le attività.

Emilio, durante la sua omelia domenicale ai giovani, ha potuto fare l'esempio della "Fiesta del San Juan" che si era svolta la sera prima e della quale abbiamo parlato nel nostro sito. Un momento ricreativo, festoso, un'attività che serve anche per il sostentamento economico della parrocchia, ma che non è stato solo questo: i soldi, infatti, si possono raccogliere anche con una richiesta di fondi presso grandi o medie imprese, che non rispettano i diritti dei lavoratori, istituzioni facoltose, che veicolano idee contrarie a quelle della Chiesa, poteri politici, costituiti magari da persone che usano la Chiesa come potenziale serbatoio di voti. Ma poi, con buona pace della nostra  coscienza venduta, non si ha più la libertà di chiedere, per esempio, a quelle stesse imprese salari giusti, orari di lavoro dignitosi, la sicurezza sul lavoro. Chi guida la comunità ecclesiale deve impostare la parrocchia in modo che la priorità sia "liberare la parola di Dio" per tutti gli uomini, ricchi o poveri che siano, di qualunque partito politico, piuttosto che cedere ad altre necessità: non si può accettare di tacere in cambio di un contributo economico, per quanto utile possa essere: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta" (Mt 6, 33). Ciò che interessa non è il denaro dell'altro, ma che la sua coscienza sia posta davanti alla parola di Dio.

Il volto della felicità

Nella nostra parrocchia stiamo facendo l'esperienza della bellezza di costruire la comunità, della gioia di vedere tante persone lavorare insieme, come nella "fiesta del San Juan". Volti conquistati a caro prezzo dal sangue di Cristo, persone che si sono lasciate guidare dalla parola di Dio, che lottano per essere fedeli all'impegno ecclesiale.

Non si possono fare sui misteri cristiani dei discorsi aerei che non atterrano mai nella vita di persone in carne e ossa. La Chiesa è sempre un volto concreto, un esempio di vita che si può mostrare, come quello di tante persone che alla fine della festa erano stanche ed avevano le mani bollenti, ma erano contente di aver lavorato duro, di aver dato il loro tempo alla comunità, di aver mostrato che si può collaborare unendo le forze. Ciò che conta è la felicità di queste persone e non la raccolta anonima di denaro. E questi volti rappresentano una forma di evangelizzazione, perché è importante che la Chiesa possa proporre l'esempio di persone felici e che, a chi domanda: "E io, che cosa posso fare per essere felice?", possano rispondere: "Fai come quella persona lì", un uomo felice di aver messo il suo pane e il suo vino sull'altare per permettere che vi sia l'Eucaristia. Non possiamo avere l'Eucaristia, infatti, senza il pane e il vino, frutto del lavoro dell'uomo, e se non incorporiamo in essa il nostro sacrificio. Anche Gesù nella moltiplicazione dei pani e dei pesci se ne fece portare alcuni prima di operare il miracolo (cfr. Mt 14, 15-21). Se non facciamo nulla per la Chiesa, se la frequentiamo solo quando ne abbiamo bisogno, sporadicamente, ma non la costruiamo con le nostre mani, anche l'Eucaristia non ci appartiene, non è nostra e se ci avviciniamo per fare la Comunione, questa non sarà per noi sacramento di salvezza ma di condanna.

La Chiesa ha il compito di formare i fedeli su questi aspetti, perché è in gioco la felicità dell'uomo. La felicità è giungere ad essere come Dio trino ed uno, uniti tra noi in una vera amicizia, in un amore autentico, pur essendo differenti. Il mistero della Trinità, allora, è fondamentale affinché l'uomo viva e sia felice.

(A cura di Mariangela Mammi)


24/06/2011

 
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