La Chiesa ci appartiene
La quarta domenica di Avvento nella parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí è diventato "il giorno delle manzaneras".
In una nostra precedente news del 23/8/2007 avevamo parlato di questo gruppo. Si tratta di 25 persone, volontarie, che con senso ecclesiale e missionario passano mensilmente di casa in casa, ciascuna nella propria zona, per visitare le famiglie della parrocchia e invitarle a contribuire, secondo le proprie possibilità, alle spese per il mantenimento della Chiesa. Queste persone svolgono un servizio umile e coraggioso che permette alla loro parrocchia di sostentarsi; in questo modo manifestano la loro piena appartenenza ad essa. Senza la partecipazione dell'uomo, infatti, non esiste Chiesa e non c'è neppure Eucaristia, perché quel pane e quel vino che poniamo sull'altare sono sempre frutto della terra e del lavoro dell'uomo.
In questa occasione abbiamo intervistato alcuni membri del gruppo delle manzaneras, raccogliendo le loro impressioni e la loro diretta testimonianza in relazione all'incarico fondamentale che svolgono nella loro parrocchia, ancor più importante se si considera anche il contesto di povertà in cui esso si inserisce.
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Intervista al signor Pedro
- Cosa l'ha spinta ad accettare questo tipo di servizio?

Prima di tutto il fatto di essere cattolico. Ho fede nel Signore e volentieri svolgo un servizio per la parrocchia e per i fratelli, portandolo avanti con grande impegno e amore. Questa per me è la cosa più importante. Passare di casa in casa e visitare le persone è anche una missione di evangelizzazione, perché ciò comporta il parlare con la gente che domanda cosa fa la parrocchia e spiegare la ragione di questa raccolta. Noi dobbiamo saper dare le motivazioni di queste offerte, far sapere che servono per il mantenimento della Chiesa, per coprire le spese che occorre sostenere per l'elettricità, per il telefono e per altri servizi.
Da tempo frequento la parrocchia e incontrare le famiglie come suo inviato è per me una forma di evangelizzazione necessaria affinché tutti possano partecipare e conoscere maggiormente cosa si realizza. Non faccio questo perché ho dei meriti particolari, molti altri come me potrebbero assumere tale compito: non è una cosa impossibile.
Questo servizio, che è iniziato in seguito all'invito di Emilio, è su base volontaria. Sono molto contento di poterlo fare perché, oltre a rappresentare una mia partecipazione alla vita della Chiesa, significa anche avere un contatto con le famiglie del mio quartiere, vuol dire parlare e svolgere un'azione missionaria con loro e far sì che condividano anche loro la vita della propria parrocchia.
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Come viene accolto dalle famiglie che visita?
La gente mi conosce e ha fiducia; quando vado nelle case con il mio quaderno, mi riceve come l'amico di sempre. Molte volte le persone sono già pronte con il loro contributo, non occorre neppure che lo chieda, loro stesse mi danno la quota secondo le proprie possibilità. Visito complessivamente 26 famiglie e solo presso alcune debbo passare più di una volta, non essendo sempre presenti.
Sì, la gente mi accetta volentieri e non ho avuto reazioni negative da nessuna delle famiglie, al contrario. Le persone si sentono libere di dare ciò che possono. Io annoto tutto quanto nel mio quaderno, perché, anche se mi conoscono e hanno fiducia, è importante che, in questo ambito, sia tutto chiaro e trasparente.
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Intervista alla signora Gregoria
- Come è iniziata la sua partecipazione a questo servizio e perché?
Tutti mi conoscono come una collaboratrice assidua della parrocchia. Partecipo alle diverse attività e quando c'è bisogno di me sono sempre pronta. E' per questo che Gladys, che si occupa della segreteria della parrocchia, mi invitò e mi propose questo incarico della manzanera. Ora è quasi un anno che lo faccio.
C'è stato un primo incontro con Emilio, in cui ci spiegò cosa significava questo incarico e il valore del denaro che raccogliamo per la nostra parrocchia. Ci disse che siamo i pilastri della Chiesa, che svolgiamo un compito missionario e di evangelizzazione e, inoltre, che i soldi che raccogliamo riflettono la partecipazione della gente alla vita della parrocchia. Ci fece comprendere il senso ecclesiale di questo servizio e come questo gruppo fosse fondamentale per l'esistenza stessa della Chiesa in Ypacaraí.
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Quante famiglie visita e come è organizzato il suo lavoro di manzanera?
Mi sono sempre sentita chiamata a lavorare nella vigna del Signore e lo faccio sempre molto volentieri e con gioia. Ho 34 famiglie da visitare mensilmente. In un primo contatto lascio la scheda famigliare, poi ritorno per ritirarla. Di solito faccio le visite di domenica, perché le famiglie sono in casa. Prima della fine del mese consegno tutto quello che ho raccolto a Gladys che sempre si congratula con me per la puntualità e la fedeltà. Parlo molto con le persone che incontro, le invito anche a venire in parrocchia, perché la Chiesa ha bisogno di persone che si impegnano.
Certo, svolgere questo servizio richiede anche un sacrificio, perché devi lasciare i tuoi impegni di casa. Io, alla mia età, ho già abbastanza famiglie da incontrare ogni mese, però ci sarebbe molta altra gente da visitare.
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Quali sono le reazioni delle famiglie?
Nessuno rifiuta di accogliermi. Mi ricevono tutti con affetto e sono contenti di contribuire, dandomi quanto loro stessi hanno stabilito liberamente per quel mese. Apprezzano molto che la raccolta dei soldi sia fatta con cura e trasparenza. Coloro che hanno partecipato al giorno delle manzaneras, nella quarta domenica di Avvento, sono rimasti soddisfatti di vedere come tutto era registrato chiaramente e di vedere i loro nomi come sostenitori della parrocchia.
Apprezzano anche di sapere a cosa serve questo denaro e per che cosa lo si è usato. Quando si spiegano le cose, la gente comprende e si sente coinvolta. A volte sono le persone stesse che mi vengono a consegnare il loro contributo.
- Pensa che sia importante continuare e intensificare questo servizio?
Sì è importante. A me piace portare avanti questa attività, perché è un impegno per la Chiesa e per Gesù Cristo, perciò va continuata. Tutto ciò che facciamo per Lui, ci sarà ricompensato. Siamo poveri, ma siamo ricchi di amore. Se godiamo di buona salute e non ci manca un pezzo di pane, possiamo dare il nostro contributo. Fino a quando ne avrò le forze, voglio continuare ad essere manzanera. Ho però una certa età e sto già scegliendo una persona di mia fiducia, una buona persona, che possa continuare il mio incarico, perché non so quando il Signore mi chiamerà: quando sarà il nostro momento, dovremo andare e allora è importante che qualcun altro continui questo servizio.
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Intervista alla signora Marta
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Qual è il senso del gruppo delle manzaneras?
In parrocchia siamo ora in 25 e ognuno di noi ha deciso di accettare questo incarico senza alcun obbligo, ma con la motivazione di aiutare la parrocchia. Questo, infatti, è una forma d'aiuto alla Chiesa e di partecipazione dei fedeli al suo mantenimento. Nella Bibbia si parla della decima da offrire al tempio. Come cattolici cerchiamo di sostenere la parrocchia come possiamo, senza obbligare i fedeli a dare una quota fissa, una vera e propria decima.
Come manzanera, quindi, visito i miei fratelli nella fede, li informo su cosa fa la parrocchia, qual è l'obiettivo del nostro impegno e li invito a dare il loro apporto libero per mantenere le strutture e realizzare le varie attività ecclesiali.
A me piace relazionarmi con la gente e condividere ciò in cui credo e, grazie a Dio, le persone hanno anche fiducia in me, perché mi conoscono. Ora che lavoriamo con il gruppo della Redemptor hominis il vantaggio grande è che loro valorizzano particolarmente quel che facciamo. Questo è un elemento importante che ho notato. Fin da ragazza ho sempre aiutato la parrocchia, ma la differenza rispetto a prima è che la parrocchia dà importanza a ciò che i fedeli laici fanno.
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Che rapporto ha instaurato con le famiglie che visita?
Non mi posso lamentare delle famiglie che incontro. Sono contente di ricevermi e sempre contribuiscono con il loro apporto. In genere sono persone che non frequentano assiduamente la parrocchia, sono anche poche di numero, una quindicina, e vanno in chiesa solo per una Messa di ringraziamento o per un defunto. Frequentano maggiormente il Santuario di Caacupé o quello di Tupã Rendá, però accettano volentieri di aiutare la parrocchia. Come manzanera, cerco di far capire loro che il contributo che danno è una forma importante di partecipazione, perché la parrocchia è anche loro. Li stimolo ad avvicinarsi sempre di più ad essa e a comprendere meglio il significato di ciò che si fa. In questo senso c'è ancora molto da evangelizzare.
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Dunque questo servizio va intensificato?
Sì, perché ad Ypacaraí ci si deve render conto quanto valga una parrocchia attiva e quanto sia importante aiutarla a sostenersi economicamente. I parrocchiani non possono pensare che, essendo affidata a sacerdoti italiani, i soldi per essa debbano arrivare dall'Italia o solo dalla Chiesa di Roma. Occorre aiutare la parrocchia perché questa non è soltanto del parroco, né di Emilio o della Redemptor hominis, neppure del Papa, ma è soprattutto di Ypacaraí e dei suoi fedeli.
Coloro che meno frequentano la parrocchia, come giustamente afferma Emilio, sono proprio quelli più critici, perché non sanno ciò che si realizza. Al contrario, io lo stimo, come tante altre persone, perché ci ha insegnato molto e ci ha educato in tanti aspetti. Le cose, infatti, sono molto cambiate in parrocchia. Comprendo perfettamente e mi sono trovata d'accordo, ad esempio, sulla questione che non si può celebrare la liturgia, mentre i bambini piangono o danno fastidio in chiesa. Così distraggono e impediscono di seguire con attenzione: ci si reca in chiesa per pregare ed ascoltare. Ascoltando e partecipando, ho appreso anche molte cose che mai avevo capito, come il significato dei gesti che si compiono durante la liturgia.
In questo senso, il gruppo delle manzaneras è un gruppo fondamentale per la parrocchia ed io faccio questo servizio con soddisfazione, perché è una forma d'impegno nella Chiesa per aiutarla a realizzare le diverse attività per il popolo. In parrocchia sono state portate avanti tante iniziative, come i corsi per i lettori, per i chierichetti e corsi di formazione su diversi temi che ci aiutano a capire la realtà e a vivere meglio.
Sarebbe bene incoraggiare anche i giovani a prendersi in carico tale responsabilità, perché non abbiano vergogna di svolgere questo compito per la parrocchia. Molti si sentono a disagio nel chiedere soldi, ma quando si comprende il perché profondo e il senso del partecipare alla vita della Chiesa, che lo anima, si capisce che è importante e da intensificare.
(A cura di Emanuela Furlanetto)
17/01/08
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