La dittatura dei numeri
La festa patronale nella Capilla Perpetuo Socorro di Ypacaraí
In molte situazioni che oggi si vivono si percepisce la non autenticità o la mancanza di qualità per paura di perdere l'audience: si è schiavi, per così dire, della "dittatura dei numeri".
In occasione della festa patronale nella Capilla Perpetuo Socorro di Ypacaraí, Emilio , durante l'omelia della celebrazione eucaristica, ha sottolineato come sia importante non aver paura dei numeri: essere due o duemila o due milioni non è ciò che fa la differenza. Ciò che fa la differenza è se le persone che partecipano alla vita della Capilla, alle celebrazioni liturgiche o alla catechesi siano veramente persone che credono e che vogliono impegnarsi in un cammino di fede.
Non dobbiamo dimenticare, infatti, che Gesù Cristo ci ha detto: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro" (Mt 18, 20).
Non si deve sottostare al ricatto di coloro che parteciperebbero, se il discorso o l'impegno fosse meno esigente. Quasi sicuramente, se, anziché ascoltare il Vangelo o recitare il rosario, ci fosse un concerto musicale tenuto da famosi cantanti, la Capilla si riempirebbe, ma mancherebbe la fedeltà alla Parola del Signore.
È meglio essere in poche persone che credono profondamente all'insegnamento del Vangelo, anziché essere in molti che non comprendono il valore del silenzio, dell'ordine e del rispetto alla sacra liturgia, segni di amore al Signore.
In effetti, era impressionante la cura con cui la Capilla era stata adornata per la festa patronale della Madonna del Perpetuo Soccorso, ma ancor più impressionante erano il silenzio e la devozione che hanno regnato durante tutta la Santa Messa.
Nella Capilla, situata in un quartiere periferico della parrocchia del Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí, si era riunito un piccolo gruppo di fedeli, giovani e adulti, che per diversi giorni hanno lavorato per renderla più bella ed accogliente, sotto la guida della loro coordinatrice Myriam.
Emilio ha ripetuto più volte che non si aspettava una così bella accoglienza, con l'ordine, la pulizia e la gran devozione che vi ha trovato, e ha rilevato la differenza da quando ci andò la prima volta.
Il cambiamento - ha affermato - è il frutto di un duro lavoro che le persone hanno fatto per cominciare a vivere ciò che per tanti anni si è predicato.
Perciò, se cambiare per vivere una fedeltà più autentica al Vangelo vuol dire rimanere in pochi, non c'è da temere. Se quest'anno una sola persona riceverà la Prima Comunione e il prossimo anno una sola riceverà la Cresima, non è questo ciò che conta. L'importante è la fedeltà e la devozione all'amore autentico che rende belli e permette di vedere tutte le cose con gli occhi del cuore.
Sarà il Signore che aggiungerà, ad una comunità che è fedele alla Sua Parola, coloro che Lui stesso chiama (cfr. At 2, 42-47).
Maria Grazia Furlanetto
06/07/08
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