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La forza e il coraggio di Iván


Iván è un bambino disabile che abita con la sua famiglia a Ypacaraí e frequenta la parrocchia del Sagrado Corazón de Jesús.

Ha 11 anni e soffre di una lesione cerebrale provocata, probabilmente, da un errore medico quando, a due mesi dalla nascita, subì un intervento chirurgico per un'ernia. Vive su una sedia a rotelle, perché non può camminare; muove con difficoltà tutti gli arti, soprattutto quelli della parte sinistra del corpo; non può parlare bene ma si esprime, riesce ad ascoltare e a capire discretamente.

L'amore dei suoi genitori, che gli vogliono veramente bene, e il progresso della scienza hanno permesso un buon miglioramento della sua situazione fisica ed ora, sempre con l'aiuto dei suoi genitori, può anche fare alcuni passi.

Iván ha una grande sensibilità spirituale e molta forza d'animo, e desiderava ardentemente fare la Prima Comunione. L'ha così ricevuta il 12 giugno scorso, in parrocchia, durante una celebrazione eucaristica, commovendo tutti i presenti.

La devozione, la preparazione e la coscienza, con cui Iván ha partecipato a questa liturgia, sono stati veramente straordinari per un bambino delle sue condizioni.

Tutto vestito di bianco, accompagnato dai genitori Darío e Gladys e dalla nonna, la Signora Blanca, che, per più di un anno, è stata la sua catechista e che, con pazienza e sapienza, l'ha preparato a ricevere il sacramento, Iván sembrava davvero una piccola ostia bianca.

In pochi minuti, Emilio ha potuto rendersi conto di quanto era preparato bene. Iván aveva compreso la differenza essenziale tra un pezzo di pane ed il Corpo di Cristo. Aveva capito che nel momento di ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo riceveva Dio e, insieme a Lui, tutte le persone amate: il papà, la mamma, la nonna, i fratelli e, per il mistero della comunione dei Santi, soprattutto suo fratello Manolo, che già da due anni si trova in cielo.

Durante l'omelia, Emilio, dirigendosi a Iván ed ai suoi genitori, ha voluto leggere una pagina che considera una delle più belle della letteratura religiosa, scritta da un grande filosofo del secolo scorso: Emmanuel Mounier. Egli era sposato, amava sua moglie e aveva una figlia che un giorno si ammalò molto gravemente: non parlava, non sentiva, non poteva camminare né muoversi; però era cosciente e capiva.

Di fronte a questa situazione, che per molti è una disgrazia, una tragedia e che, per tante persone, è considerata una maledizione, e per questo se la prendono con Dio domandandosi: "Perché questo? Cosa ho fatto di male? Qual è la mia colpa, il mio peccato?", Mounier scrive a sua moglie una lettera molto bella spiegando come lui vedeva questa bambina malata: "una bianca piccola ostia che ci supera tutti", l'Eucaristia del Signore che, senza che loro stessi se ne rendessero conto, era presente nella casa, trasformandola in un tempio del Signore.

"Che senso avrebbe tutto questo se la nostra bambina fosse soltanto una carne malata, un po' di vita dolorante, e non invece una bianca piccola ostia che ci supera tutti, un'immensità di mistero e di amore che ci abbaglierebbe se lo vedessimo faccia a faccia; se ogni colpo più duro non fosse una nuova elevazione che ogni volta, allorché il nostro cuore comincia ad abituarsi al colpo precedente, si rivela come una nuova richiesta di amore. Tu senti le piccole povere voci supplicanti di tutti i bambini martiri del mondo e il dolore che la loro infanzia sia andata perduta nel cuore di milioni di uomini che ci chiedono, come un povero al margine della strada: ‘Diteci, voi che avete il vostro amore, le mani piene di luce, volete donarci tutto questo'.
Se a noi non resta che soffrire (subire, patire, sopportare), forse non ce la faremo a dare quello che ci è stato chiesto. Non dobbiamo pensare al dolore come a qualcosa che ci viene strappato, ma come a qualcosa che noi doniamo, per non demeritare del piccolo Cristo che si trova in mezzo a noi, per non lasciarlo solo ad agire col Cristo.
Non voglio che si perdano questi giorni, dobbiamo accettarli per quello che sono: giorni pieni d'una grazia sconosciuta [a Paulette Mounier]" (E. Mounier, Lettere sul dolore. Uno sguardo sul mistero della sofferenza, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2005, 61-62).

***************

Questa pagina la possiamo applicare anche ad Iván.

L'Eucaristia è il Corpo di Cristo che Iván ha ricevuto per la prima volta; però il Corpo di Cristo è anche Iván, lui con tutta la sua malattia e la sua sofferenza. Per noi egli è la piccola ostia bianca che vive con noi, in mezzo a noi.

Questo vuol essere una indicazione per tutta la parrocchia, come ha sottolineato Emilio, perché Iván rappresenta anche la voce impercettibile di tanti bambini che non hanno la grazia che egli ha, di tanti bambini abbandonati o nascosti come se i genitori avessero vergogna di mostrare l'ostia del Signore.

Per questo, il coraggio e l'amore che Darío e Gladys, i genitori di Iván, hanno avuto, senza paura né vergogna di mostrare anziché nascondere l'ostia bianca che Dio ha messo nelle loro mani e nella loro casa, è un esempio grande per tutti, affinché tutti i bambini possano essere amati. In particolare i più poveri, i più abbandonati, coloro che non hanno nessun valore, ma che sono contemplati da Dio come i più importanti.

Anche Iván ha mostrato il suo coraggio e la sua forza durante la celebrazione della sua Prima Comunione, insegnandoci qualcosa di molto semplice ma fondamentale. Infatti, al momento della consacrazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, che poco dopo avrebbe ricevuto, Iván, nonostante il grande sforzo e la difficoltà per fare qualsiasi movimento, con l'aiuto del suo papà ha voluto inginocchiarsi. In quel momento Emilio non ha potuto fare a meno di dire:  "Se un bambino come Iván si inginocchia, tutti devono inginocchiarsi".

E tutti i presenti, commossi, si sono inginocchiati.

Iván ha insegnato a tutti ad inginocchiarsi davanti al Corpo e al Sangue di Cristo.


(A cura di Emanuela Furlanetto)


21/06/08
 
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