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La lotta contro l’ignoranza è una lotta secondo il Vangelo

“Il giorno del maestro”

Celebrazione con l’Associazione degli Educatori di Ypacaraí

 

“La lotta contro l’ignoranza è una lotta evangelica e gli insegnanti acquistano forza e professionalità nella misura in cui hanno una preparazione adeguata ai tempi attuali”. è questo il tema svolto da Emilio, durante l’omelia della Messa celebrata, in occasione del giorno del maestro, alla presenza dell’Associazione degli Educatori di Ypacaraí con la sua presidente, la Signora Nidia Nunez de Simón, che ha voluto ricordare così il 30 aprile, festa nazionale degli educatori e 50º anniversario della fondazione di questa Associazione.

Prendendo come punto di partenza i passi liturgici, Emilio ha sottolineato come lo stesso Pietro parla di un peccato imputabile all’ignoranza e come gli stessi Apostoli hanno potuto comprendere perché l’intelligenza aprì loro gli occhi. L’intelligenza, dunque, si apre alla grazia di Dio e con lo sforzo e la lotta dell’uomo, penetra la realtà e la conosce.

Il Santo Padre, Benedetto XVI, nel suo discorso al Seminario della Congregazione per l’Educazione Cattolica del 1° aprile scorso, ricordava che: “Le istituzioni educative si distinsero sempre per l'amore della sapienza e la  ricerca della verità”. è questo il punto di contatto tra l’azione evangelizzatrice della Chiesa e la professione degli educatori: l’amore alla sapienza, come la stessa parola “filosofia” lo indica. In Gesù i Padri della Chiesa vedevano, in effetti, il filosofo per eccellenza, perché Lui è la verità.

Al centro dell’azione educatrice vi è il giovane che, grazie ad essa, può prendere coscienza della sua vocazione come persona umana. In questo senso la scuola deve porre come fulcro dell’educazione la questione antropologica, cercando non solo di informare, ma di formare senza trascurare il problema religioso.

La scuola deve essere laica, però, siccome in essa si cerca la verità, e Dio è verità, in questo senso non deve lasciare da parte la dimensione spirituale di ogni uomo. In un mondo globalizzato la questione di Dio deve entrare nella cultura dell’uomo senza separare la vita dalla fede.

Emilio chiarisce che i valori si fondano sulla verità. L’amore guida l’intelligenza e  le permette di vedere veramente e penetrare la realtà. Solo chi ama sa quello che deve fare e come deve agire. L’amore apre l’intelligenza così come si aprirono gli occhi ai discepoli di Emmaus ed ebbero modo di riconoscere Gesù.

In tal senso, si giunge alla verità attraverso un atteggiamento attivo. La curiosità, il porre domande, sono elementi importanti per iniziare. Allo stesso tempo non si tratta di acquisire una conoscenza astratta, ma una conoscenza che cambia e che costruisce la “Civilizzazione dell’amore”, come ben la definì Paolo VI.

Citando un articolo del quotidiano paraguaiano “Última hora”, Emilio riprende quanto l’autore afferma, sottolineando che l’insegnamento non è da considerarsi un apostolato, bensì una professione e in quanto tale è necessario che, chi la esercita, abbia tutte le opportunità per prepararsi, per studiare e approfondire. Enfatizzando, infatti, l’aspetto dell’apostolato si pone l’accento solo sul dovere e sul sacrificio e si sottovaluta le condizioni di molti maestri del Paraguay che vivono all’interno del paese e che vanno avanti tre o quattro mesi senza ricevere un salario.

 Per questo un’associazione d’insegnanti ha il compito di sollevare, di fronte a tutte le autorità, il problema della scuola, perché lì si gioca il destino del paese.

Una rivendicazione per un salario più giusto è molto opportuna. Però, come i docenti devono preoccuparsi delle rivendicazioni salariali, alla stessa maniera dovrebbero esigere una professionalità adeguata ai tempi per aver la forza reale a svolgere il lavoro di apertura dell’intelligenza dei giovani e prepararli così a non perdere la sfida che ci presenta questo mondo che cambia.

 
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