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LETTERA AI CRESIMANDI

DELLA PARROCCHIA SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS




Genk (Belgio), 1º settembre 2010


Per i Cresimandi della
Parrocchia Sagrado Corazón de Jesús

Ypacaraí


Cari amici,

si avvicina il tempo in cui tutti coloro che hanno seguito con fedeltà la preparazione al sacramento della Cresima riceveranno l'unzione con il sacro crisma sulla fronte e l'imposizione della mano da parte del Vescovo celebrante.

L'unzione, nella simbolica biblica e antica, ha numerosi significati: l'olio è segno di abbondanza e di gioia, purifica e rende agile, è segno di guarigione poiché cura le contusioni e le ferite, e rende luminosi di bellezza, di salute e di forza.

Stendendo le mani su tutti i cresimandi, il Vescovo invoca l'effusione dello Spirito Santo.

Al momento dell'unzione, il Vescovo pronuncia queste parole: "Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono".

Il bacio della pace, con cui si conclude il rito del sacramento, significa ed esprime la comunione ecclesiale con il Vescovo e con tutti i fedeli.

Pertanto, "con il sacramento della Confermazione, coloro che sono rinati nel Battesimo, ricevono il dono ineffabile, lo Spirito Santo stesso, per cui sono arricchiti di una forza speciale, e, segnati dal carattere del medesimo sacramento, sono collegati più perfettamente alla Chiesa mentre sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere, con la parola e con l'opera, la loro fede, come autentici testimoni di Cristo".

Con questa lettera, cari amici, voglio richiamare la vostra attenzione su due aspetti del sacramento della Cresima.

Nella sua omelia, pronunciata in occasione della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, il Santo Padre Benedetto XVI ha evidenziato i due aspetti della Cresima: il dono che riceviamo e l'impegno che assumiamo, come risposta al dono di Dio.

Ridurre tutto all'aspetto del dono fa del sacramento un rito magico, che non interpella la libertà e la responsabilità dell'uomo.

D'altra parte, non dobbiamo mai dimenticare che l'iniziativa appartiene sempre a Dio, alla sua Parola, che è al principio, e all'uomo compete la sua risposta libera e cosciente.

Nel Vangelo di san Giovanni si legge che Gesù afferma: "Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla" (Gv 15, 4-5).

Per questo la grazia di Dio e la libertà dell'uomo devono rimanere unite, compenetrandosi l'un l'altra, senza confusione tra loro e senza separazione.

Su questo punto dobbiamo lavorare e cambiare la nostra mentalità errata: o è Dio che deve fare tutto o l'uomo non fa entrare Dio nelle sue attività, confinandolo in un angolo isolato e riducendolo a un tappabuchi che chiama ogni volta che si trova in difficoltà.

La stessa cosa facciamo con la Chiesa, la Santa Sposa di Gesù Cristo, che utilizziamo nella maggior parte dei casi come una stazione di servizio di cui ci ricordiamo solo quando abbiamo bisogno di qualcosa.

Ora torniamo alle parole di Benedetto XVI in relazione al sacramento della Cresima. Afferma il Santo Padre: "Lo Spirito Santo discenderà sui candidati; essi saranno segnati con il dono dello Spirito e inviati ad essere testimoni di Cristo. Che cosa significa ricevere il sigillo dello Spirito Santo? Significa essere indelebilmente segnati, inalterabilmente cambiati, significa essere nuove creature. Per coloro che hanno ricevuto questo dono, nulla può mai più essere lo stesso! Essere battezzati nello Spirito significa essere incendiati dall'amore di Dio. Essersi abbeverati allo Spirito significa essere rinfrescati dalla bellezza del piano di Dio per noi e per il mondo, e divenire a nostra volta una fonte di freschezza per gli altri. Essere sigillati con lo Spirito significa inoltre non avere paura di difendere Cristo, lasciando che la verità del Vangelo permei il nostro modo di vedere, pensare ed agire, mentre lavoriamo per il trionfo della civiltà dell'amore".

L'impegno che nasce con la Cresima

"Per coloro che hanno ricevuto questo dono - ha affermato il Santo Padre -, nulla può mai più essere lo stesso".

Questo cambiamento implica una dimensione interiore e un'altra esteriore.

Quella interiore possiamo chiamarla cambiamento del cuore. Dobbiamo passare dall'apparire all'essere.

È una forma di doppiezza, falsità, ipocrisia, inganno voler apparire ciò che non siamo. Per apparire ricorriamo a tutti i mezzi che la società ci offre. In parole povere, possiamo dire che cerchiamo di conformarci a un modello di bellezza e di attrazione magnetica, che richiede una cura morbosa del nostro corpo che arricchiamo continuamente con tutti i prodotti all'ultima moda.

Così facendo, siamo obbligati a una ricerca continua di risorse economiche, chiediamo sempre più denaro che, lentamente, diviene il nostro vero e unico dio a cui sacrifichiamo tutto, anche il nostro corpo e la nostra anima.

In questo modo cerchiamo di essere amati e di metterci al centro dell'attenzione. In realtà cadiamo così nella trappola diabolica dell'apparire. Ciò che interessa agli altri e ciò che amano non è il nostro cuore, non siamo noi, ma ciò che possediamo. E quando un'altra persona ha qualcosa in più di quanto abbiamo noi, rimaniamo soli e abbandonati, e la nostra vita termina in un fallimento totale.

Per questo, ciò che conta non è l'apparire, ma la verità del nostro cuore. È il nostro cuore che deve cambiare fino a diventare un cuore pieno di bellezza, amore, fermezza, verità, forza, giustizia, pace, misericordia; un cuore che diviene, come il Sacro Cuore di Gesù, desiderio dei colli eterni, una fonte di freschezza per gli altri.

La dimensione dell'esteriorità, quindi, nasce dall'abbondanza del nostro cuore.

La nostra bellezza interiore irradia una forza incantatrice che non lascia indifferente chi ci incontra sul suo cammino.

L'incontro non è più, come nell'apparire, tra cose possedute, ma tra cuori che si parlano con uno sguardo contemplativo.

Cari amici,

con grande affetto vi saluto tutti, non con le mie parole, ma con quelle del Santo Padre rivolte ai giovani in diverse occasioni: "È urgente comprendere sempre meglio questo sacramento della Cresima per verificare la qualità e la profondità della vostra fede e per rafforzarla. Lo Spirito Santo vi fa avvicinare al Mistero di Dio e vi fa comprendere chi è Dio. Egli vi invita a vedere nel vostro prossimo il fratello che Dio vi ha donato per vivere in comunione con lui, umanamente e spiritualmente, per vivere nella Chiesa dunque. Nel rivelarvi chi è il Cristo morto e risuscitato per noi, Egli vi spinge a testimoniare. Voi siete nell'età della generosità. È urgente parlare di Cristo attorno a voi, alle vostre famiglie e ai vostri amici, nei vostri luoghi di studio, di lavoro o di divertimento. Non abbiate paura! Abbiate il coraggio di vivere il Vangelo e l'audacia di proclamarlo. Per questo io vi incoraggio a trovare le parole adatte per annunciare Dio intorno a voi, poggiando la vostra testimonianza sulla forza dello Spirito implorata nella preghiera. Portate la Buona Novella ai giovani della vostra età e anche agli altri. Essi conoscono le turbolenze degli affetti, la preoccupazione e l'incertezza di fronte al lavoro ed agli studi. Affrontano sofferenze e fanno l'esperienza di gioie uniche. Rendete testimonianza di Dio, perché, in quanto giovani, voi fate pienamente parte della comunità cattolica in virtù del vostro Battesimo e in ragione della comune professione di fede. La Chiesa conta su di voi".

Sì. Anche la Chiesa di Ypacaraí conta su di voi.

A presto, cari amici!




Don Emilio Grasso
Parroco



(Traduzione dallo spagnolo a cura di Mariangela Mammi)

 
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