LETTERA AI CRESIMATI DELLA
PARROCCHIA SAGRADO CORAZÓN DE JESÚS
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Dopo tre anni di preparazione, 119 giovani della parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí, il 14 dicembre 2010, hanno ricevuto il sacramento della Cresima.
Hanno compreso bene, per averlo ascoltato molte volte dalle parole e dagli insegnamenti di Emilio, che la Chiesa non è una stazione di servizio e che, per un giovane, con la Cresima non termina la sequela di Cristo. Al contrario, dopo aver ricevuto questo sacramento, "nulla può mai più essere lo stesso" nella sua vita.
Per questo motivo Emilio ha voluto scrivere questa lettera a ciascuno dei giovani cresimati, per invitarli a continuare a sviluppare, nella Chiesa, il proprio impegno, che si può rendere concreto in differenti servizi che permettono alla Chiesa di vivere e a ciascuno dei giovani di essere un vero testimone di Gesù.
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Caro amico,
con il sacramento della Cresima, che hai ricevuto il 14 dicembre, con l'unzione del sacro crisma e l'imposizione della mano del Vescovo insieme alle parole: "Ricevi il sigillo del dono dello Spirito Santo", tu ti sei unito più saldamente a Cristo, perfezionando, allo stesso tempo, il tuo vincolo con la Chiesa (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1297-1321).
A questo proposito, il Concilio Vaticano II afferma che il sacramento della Confermazione unisce i credenti più strettamente alla Chiesa e li arricchisce con una forza speciale dello Spirito Santo. In questo modo, coloro che hanno ricevuto il sacramento della Cresima si impegnano molto di più, come autentici testimoni di Cristo, a diffondere e a difendere la fede con le loro parole e le loro opere (cfr. Concilio vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, 11).
In questi tre anni di preparazione al sacramento della Cresima, in diverse circostanze e sotto differenti forme, abbiamo insistito sulle conseguenze che derivano da questo sacramento.
Nella sua omelia, pronunciata in occasione della XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, il Santo Padre Benedetto XVI ha evidenziato i due aspetti della Cresima: il dono che riceviamo e l'impegno che assumiamo, come risposta al dono di Dio.
Ridurre tutto all'aspetto del dono fa del sacramento un rito magico, che non interpella la libertà e la responsabilità dell'uomo.
D'altra parte, non dobbiamo mai dimenticare che l'iniziativa appartiene sempre a Dio, alla sua Parola, che è al principio, e all'uomo compete la sua risposta libera e cosciente.
Più precisamente, il Santo Padre ha affermato: "Lo Spirito Santo discenderà sui candidati; essi saranno segnati con il dono dello Spirito e inviati ad essere testimoni di Cristo. Che cosa significa ricevere il sigillo dello Spirito Santo? Significa essere indelebilmente segnati, inalterabilmente cambiati, significa essere nuove creature. Per coloro che hanno ricevuto questo dono, nulla può mai più essere lo stesso!" (Benedetto XVI, Omelia per la XXIII Giornata Mondiale della Gioventù, Ippodromo di Randwick, 20 luglio 2008).
Voi avete mostrato di aver compreso chiaramente il valore di questo impegno, e avete accettato di assumerlo nella vostra libertà e con la vostra risposta libera e cosciente.
Tutti hanno compreso che la Chiesa non è una stazione in servizio, di cui ci si ricorda solo quando si ha bisogno di qualcosa.
Vi ho scritto questa lettera nel giorno di Natale.
Nella Messa della vigilia di Natale, abbiamo ascoltato le parole del profeta Isaia:
"Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
...
Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio" (Is 9, 1.5).
La festa di Natale, che dovremmo scoprire e valorizzare meglio, offre alla fede cristiana una nuova dimensione. Se la Pasqua concentra l'attenzione sul potere di Dio che vince la morte, inaugura una nuova vita e insegna a sperare nel mondo futuro, il Natale ci trasmette la scoperta che Dio si rivela nelle tenere membra del Bambino Gesù. Nel mistero del Natale si mette in rilievo l'amore inerme di Dio, la sua umiltà e la sua benignità, che nell'Incarnazione del Verbo si manifesta agli uomini per insegnare un modo nuovo di vivere e di amare (cfr. Benedetto XVI, Udienza generale, 23 dicembre 2009).
Per imparare questo modo nuovo di vivere e di amare, perché dopo la Cresima "nulla può mai più essere lo stesso", e per essere coerenti con l'impegno liberamente preso, non possiamo abbandonare la Chiesa, la Sposa di Cristo Gesù, che, come una bambina, si mette nelle nostre mani per ricevere il nostro amore, il nostro affetto, la nostra forza per difenderla.
Il 12 dicembre, il Santo Padre Benedetto XVI indicava due dimensioni fondamentali della vita e della missione della parrocchia, cioè, di ogni credente: l'Eucaristia della domenica e la pratica della carità. Riuniti attorno all'Eucaristia, avvertiamo più facilmente che la missione di tutta la comunità cristiana consiste nel portare il messaggio dell'amore di Dio a tutti gli uomini (cfr. Benedetto XVI, Omelia nella parrocchia romana di san Massimiliano Kolbe, 12 dicembre 2010).
Partendo dalla fedeltà all'Eucaristia della domenica, fonte e culmine della vita cristiana, dobbiamo avere il coraggio di assumere il nostro impegno, per portare il messaggio dell'amore di Dio a tutti gli uomini.
Nella stessa omelia, Benedetto XVI ci indica un cambiamento pastorale: "Occorre partire dai vicini per giungere fino ai lontani, per portare una presenza evangelica negli ambienti di vita e di lavoro".
Caro amico,
con questa lettera ti chiamo alla fedeltà e al coraggio del tuo impegno di cresimato.
La Chiesa cattolica, che nella città di Ypacaraí si fa presente e visibile nella nostra parrocchia Sagrado Corazón de Jesús, vive se tu vuoi che ella viva. Lei è come il Bambino Gesù messo nelle tue mani.
Il lavoro è molto, ma gli operai sono pochi!... Dobbiamo rafforzare l'impegno liturgico, creare nuovi cori; c'è bisogno di lettori preparati. La catechesi non arriva a tanti bambini e a tanti giovani della nostra parrocchia. Molti falliscono nella loro vita, perché nessuno ha indicato loro un cammino differente, che spezzi il circolo di morte nel quale sono inseriti. Il lavoro delle manzaneras[1] se si scopre, come tu hai scoperto in questi anni, che "senza il pane e il vino, frutto della terra e del lavoro dell'uomo, non c'è Eucaristia", è un lavoro che richiede la generosità e l'intelligenza di persone che escono da se stesse e non vanno per raccogliere denaro, ma per annunciare che il Bambino Gesù e la sua Chiesa vivono e muoiono se noi li facciamo vivere o morire. Queste manzaneras sono le vere colonne della Chiesa.
C'è, soprattutto, l'impegno dell'autentica carità, la quale esige che, partendo dai più vicini, cominciamo a vedere il volto di tanti oppressi e crocifissi che vivono abbandonati da tutti. Dobbiamo rinforzare l'impegno della nostra Caritas parrocchiale, che lavora in silenzio e senza rumore, e che costituisce il cuore della Chiesa.
Tra i poveri e i malati della Caritas di Ypacaraí e quelli della Caritas di Mbalmayo, missione del Camerun dove io ho lavorato e che continuo a visitare ogni anno, si è costituito un ponte di preghiera e di amore.
Adesso dobbiamo costituire un ponte di preghiera e di amore anche tra i giovani di queste due parrocchie, un ponte tra Africa e America Latina. In questo modo, cominceremo a vivere la cattolicità della Chiesa, che, "inviata da Dio alle genti per essere sacramento universale di salvezza, per le esigenze più profonde della sua cattolicità e ubbidendo all'ordine del suo Fondatore, si sforza di annunciare il Vangelo a tutti gli uomini" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 849).
In forza del sacramento della Cresima, abbiamo ricevuto un mandato missionario che ci spinge a far conoscere a tutti gli uomini la Buona Notizia del Signore.
Non dobbiamo nemmeno dimenticare il lavoro di un ottimo servizio d'ordine, affinché tutte le manifestazioni che riguardano il movimento giovanile e altre attività del popolo si sviluppino con ordine e sicurezza.
Caro amico,
il Signore ti chiama ad alzare gli occhi e vuole insegnarti a volare alto.
La vita non è la monotona ripetizione di cose già fatte e non si riduce alla festa di una notte di follia, che poi termina nel pianto e nella sofferenza fino alla morte, che tante volte coinvolgono il grido di dolore di molti innocenti.
Non possiamo banalizzare la sessualità e l'amore. Tu sei chiamato a costruire un amore grande.
Ho parlato al tuo cuore e tu hai tutta la libertà di fare di questa lettera quello che vuoi.
L'incontro autentico, come ti ho insegnato in questi anni, è sempre un parlare cuore a cuore, un incontro nella libertà.
Ora il mio discorso è terminato. Perché possa continuare, è necessario che tu lo voglia.
Continuare a parlarti, se tu non vuoi ascoltare, sarebbe un atto contro la tua libertà.
Prego che tu scelga il cammino retto e che mai debba pentirti della tua scelta.
Che tu sia felice, caro amico, di una felicità che abbia sapore d'eternità.
Ypacaraí, 25 dicembre 2010
Solennità del Natale

Don Emilio Grasso
Parroco
[1] La parola viene da "manzana" che corrisponde ad un isolato di case. Si tratta di persone volontarie che mensilmente passano casa per casa, ognuna nella sua zona, per visitare le famiglie della parrocchia ed invitarle a contribuire, ciascuna secondo le proprie possibilità, alle spese che richiede il mantenimento delle strutture della Chiesa.
Lettera ai Cresimandi della Parrocchia Sagrado Corazón de Jesús [Genk (Belgio), 01/09/2010]
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