web agency
testata
  Home   La Comunità   Approfondimenti   Contatto   Contributi   Español   Nederlands   Français  
Home arrow Le nostre missioni arrow Paraguay arrow Parrocchia di Ypacaraí arrow Attività arrow Luoghi diversi. A difesa del silenzio
Menù principale
Home
Chi siamo
Dove operiamo
Le nostre missioni
Notizie dal Paraguay
Scrivici
Archivio Ultime Notizie
Attività
Parrocchia di Ypacaraí
Centro Studi
Pubblicazioni
Vita della missione a Tacuatí
Vita delle missioni in Africa
Focus Belgio/Olanda
Testimoni dal Nord Europa
Canti
Riflessioni
Conoscere la vita consacrata
Comprendere il Diritto Canonico
Animazione missionaria
Appuntamenti
Approfondimenti
Missiologia per tutti
Appunti di Spiritualità
Interviste
Profili missionari e spirituali
Gruppi missionari e parrocchie
Solidarietà e microprogetti
Il giornale "Missione Rh"
Galleria Fotografica
Articoli correlati
Utilità
Links
Cerca nel sito
Mappa del sito
login

Gli articoli che appaiono
su questo sito
possono essere riprodotti
solo integralmente e
citando la fonte
 www.missionerh.it.

 
gemeenschap-rh-it1.jpg

| Stampa |


 

LUOGHI DIVERSI

A difesa del silenzio


Perché la celebrazione eucaristica deve svolgersi in un ambiente di silenzio e raccoglimento? Perché non deve essere disturbata continuamente dal pianto, il gioco o le corse dei bambini, dalle suonerie dei cellulari, dalle grida di chi, per un bicchiere di troppo, non è in condizione di comprendere dove si trova e di partecipare con devozione a quanto si sta celebrando?

Per rispondere a queste domande, che sembrano banali, ma nella realtà di tante parrocchie non lo sono affatto, vale la pena riprendere quanto Emilio ha sottolineato, a questo proposito, nell'omelia della solennità dell'Ascensione a Ypacaraí.

Nella liturgia risuonavano queste parole di Gesù: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato" (Mt 28, 19-20). Questo passo evangelico indica che come cristiani siamo chiamati ad annunciare a tutti gli uomini che è giunto il momento di cambiare la propria vita e di osservare i comandamenti dell'amore autentico che solo Cristo insegna. È lui la luce che dissipa le tenebre della nostra vita, ma se questo annuncio non giunge alle orecchie perché mancano le condizioni dell'ascolto, il silenzio e la possibilità di concentrarsi, gli uomini continueranno a camminare nell'oscurità, cadendo in un abisso sempre più profondo e nel non senso dell'esistenza. Quando arriveranno i momenti difficili, non troveranno il punto saldo di riferimento, perché la conoscenza della parola del Signore non avrà messo radici. Ogni giorno constatiamo quante siano le persone che non sanno perché e per chi vivono.

Educare alla differenza

Il silenzio è una dimensione spesso assente oggi dalla vita degli uomini, così come non si sente la necessità di un ascolto autentico della parola di Dio, di riservarsi un tempo nella giornata per stare con lui, per incontrarlo in un "solo a solo", per scrutare nel profondo della propria coscienza ciò che il Signore indica. La coscienza è il primo tra tutti i vicari di Cristo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1778); nella coscienza Dio ci parla, ma essa va risvegliata e formata in questo senso. E proprio i bambini sono i primi destinatari di questa formazione, la quale inizia giustamente dal distinguere i luoghi e i tempi, per comprendere che vi è un luogo e un tempo per ogni cosa: un tempo per piangere e uno per ridere; un tempo per parlare e uno per tacere; un tempo per dormire e un tempo per stare svegli; un tempo per lavorare e uno per riposare.

In questo modo i bambini saranno educati a partecipare alla celebrazione eucaristica nel momento in cui lo potranno fare per età e coscienza e non prima, disturbando chi ha il diritto di concentrarsi, ascoltare un discorso e cambiare la propria esistenza. Capiranno così, fin da piccoli, che il tempio non è un asilo e che la Chiesa non è la baby-sitter a cui si scaricano i figli quando non si sa dove metterli. Potranno comprendere la dignità e l'importanza del tempio e della comunità cristiana che vi si riunisce.

Quando non sappiamo fare le dovute distinzioni, quando riduciamo tutto alla stessa realtà, il tutto si scioglie, si diluisce, si confonde e si perde. Per questo i cristiani devono essere i primi ad aver chiara la differenza tra un luogo estremamente sacro, come la chiesa, dove entra chi è consapevole del suo valore, ed altri spazi che non lo sono. Frequentare la chiesa e non apprendere questa distinzione, perché troppo spesso nel tempio si permette di tutto senza regole e disciplina, porta a non saper fare la differenza neppure negli altri ambiti della vita. Di conseguenza, la scuola non è più il luogo dove si studia e l'ospedale quello in cui ci si può curare; la casa non è più il luogo dove la famiglia si riunisce e si ama, ma si trasforma in un hotel dove si entra quando si ha fame o in una banca per chiedere denaro ai genitori; la strada diventa il luogo dove si può fare ciò che si vuole, senza rispetto per gli altri e dimenticando che è un bene pubblico che appartiene a tutti. Dalla confusione dei luoghi si passa a quella dei ruoli anche all'interno della famiglia: la sposa, ad esempio, non è più la sposa, ma la cameriera disponibile a tutte le ore e non pagata adeguatamente; i figli diventano i padroni, e quei genitori che hanno sacrificato loro tutta la vita vengono poi maltrattati o abbandonati nel momento del bisogno.

Per questo le chiese devono essere luoghi in cui soprattutto chi predica insegna a fare le giuste differenze e a dare ad ogni cosa il suo valore.

Sacro e profano

Occorre, infatti, saper fare una distinzione tra il sacro, cioè lo spazio e il tempo della manifestazione di Dio, la ierofania - per dirla con la terminologia di Mircea Eliade e le sue intuizioni sull'esperienza religiosa -, e il profano. Prendiamo l'esempio del tempio, "spazio sacro" considerato non solo come il luogo dove si rende culto a Dio, ma come il luogo dove la divinità si rivela all'uomo, il luogo della ierofania. Senza il tempio non è più possibile entrare in relazione con Dio e si è abbandonati alla dimensione profana, cioè quella dimensione dove la vita scorre senza un senso.

Il sacro, se vissuto come tale, è proprio quello spazio e quel tempo da cui parte una risposta di senso anche per l'ambito profano, che trova in quello sacro il suo centro.

Alcuni anni fa, l'allora Card. Ratzinger si chiedeva se, dopo che si è squarciato il velo del tempio ed è rimasto aperto per noi il cuore di Dio nel cuore trafitto del Crocifisso, necessitiamo ancora di luoghi e tempi sacri. Il culto cristiano non è forse una liturgia cosmica che comprende cielo e terra, non è il mondo intero il suo santuario? Il nostro culto non consiste ormai nella sequela di Cristo, in un "sacrificio" quotidiano vissuto nell'amore che ci rende simili a Dio? La sua risposta è che proprio lo spazio e il tempo sacri ci rendono capaci di "vedere il cielo aperto", di riconoscere il mistero di Dio nel cuore trafitto del Crocifisso. Con la celebrazione eucaristica partecipiamo della liturgia celestiale attraverso segni terreni che il Redentore ci ha mostrato come spazio della sua realtà. La liturgia introduce il tempo terreno nel tempo di Gesù Cristo e nella sua presenza. Da qui la sua "necessità"[1].

Pertanto, se i pastori non insegnano la chiara distinzione che esiste tra lo spazio sacro, la cui soglia  indica l'entrata nel luogo della manifestazione di Dio, e lo spazio profano, non agiscono come sacerdoti di Cristo. Se hanno paura di difendere, con la forza e la fermezza dell'amore, la sacralità della celebrazione, da cui discendono come conseguenza il saper distinguere e il saper vivere ogni altro luogo secondo la sua natura, essi tradiscono il Vangelo. Perché Dio, nella sua Parola proclamata e data in alimento durante la celebrazione, chiama ad una vita autentica.

Per questi motivi in chiesa occorre mantenere il silenzio e il raccoglimento, perché ciò permette di vivere bene, in unità cosmica tra sacro e profano.

(A cura di Mariangela Mammi)



[1] Cfr. J. Ratzinger, El espíritu de la liturgia. Una introducción, Ediciones Cristiandad, Madrid 2002, 75.82-83.


14/06/2011

 
< Prec.   Pros. >
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
web agency