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NON C'È AMORE E RESURREZIONE SENZA CROCE


La bellezza, la festa e la meraviglia della resurrezione non si possono comprendere se non si è passati per la sofferenza della morte e del fallimento di Gesù. Occorre sperimentare la tristezza e la frustrazione provate dai suoi discepoli, che videro cadere tragicamente la speranza della vita diversa che Egli rappresentava per loro, per poter capire il valore e la grandezza della resurrezione.

Da qui è partita la riflessione di Emilio nell'omelia per la Messa del giorno di Pasqua a Ypacaraí.

Nessuno può vivere davvero la resurrezione se non vive dapprima la morte, perché ciò che lega queste due realtà è l'amore. Se non siamo capaci, per amore, di morire a noi stessi e a tutto ciò che impedisce la vita vera dell'altro; se non sappiamo donare finanche la nostra esistenza, come Gesù, per amore, non possiamo giungere alla resurrezione. Per questo il sacramento che fa entrare nel corpo di Cristo si chiama "battesimo", che significa "immersione", perché solo immergendoci nella passione e croce del Signore, lasciandoci seppellire nella sua morte, possiamo nascere a vita nuova.

Il Risorto è il Crocifisso, non un altro; è la stessa persona che è morta, è risorta e ora sta alla destra del Padre ricevendone la stessa gloria.

Una scorciatoia senza via d'uscita

Questo discorso ha una ricaduta importante nella esistenza dei tanti giovani di Ypacaraí che hanno seguito con fedeltà e devozione le celebrazioni liturgiche di questa Settimana Santa e il percorso di Gesù dalla passione alla resurrezione. È sotto i loro occhi, infatti, l'esperienza di tanti loro coetanei che, ripetendo gli stessi errori di altri, scelgono un cammino facile, una scorciatoia che appare all'inizio attraente e a buon mercato, ma che termina in un vicolo cieco e li condanna a una vita triste e senza senso. Per non aver avuto il coraggio di rinunciare a un piacere effimero e momentaneo, conducono un'esistenza arida, senza più grandi orizzonti, senza sogni né speranza.

La vita vera richiede il sacrificio, la rinuncia, la lotta, prima di tutto nel proprio cuore. La battaglia iniziale è sempre contro il nemico che è in noi. Non dobbiamo accusare gli altri, se non abbiamo la capacità di superare gli ostacoli: la colpa è solo nostra e non delle cattive compagnie. Cercare sempre un capro espiatorio, per scaricarsi della responsabilità, rende i giovani deboli, non in grado di riconoscere la verità e di assumere le conseguenze delle proprie scelte. Sono proprio i genitori coloro che danno spesso ragione ai propri figli incondizionatamente, li giustificano e li proteggono oltre misura, fino al punto che i giovani diventano incapaci di stare insieme agli altri, di affrontare le difficoltà della vita: persone senza carattere che sanno solo essere vili con i più forti e prepotenti con i più deboli.

Occorre, al contrario, insegnare ai ragazzi a ricercare la verità, ovunque essa sia, a non stare solo con chi dà loro ragione, mentendo, per farli sentire importanti. I giovani devono superare quell'immaturità che fa dipendere il cambiamento della realtà solo dal comportamento degli altri e non dalla propria conversione, perché altrimenti si finisce per delegare anche la propria vita, si perde autonomia di azione e identità, ci si trasforma in canne agitate dal vento, strappate e trascinate nel luogo che altri hanno deciso.

I giovani devono sapere che sono chiamati a passare per la croce se vogliono arrivare alla vita eterna. L'amore grande che cercano non lo troveranno senza sacrificio, senza dare finanche la loro vita. Solo chi sa morire ama. L'amore è sempre una croce. Un padre e una madre amano quando si sacrificano, quando non abbandonano il proprio figlio; un sacerdote che ama non lascia la sua Chiesa, ma vive fino alla fine, costi quel che costi, le parole che ha pronunciato.

L'amore vero supera la notte oscura

È quando arriva la notte oscura, le grandi difficoltà della vita, che si vede chi ama e chi non ama. Se non sappiamo passare con fedeltà attraverso i giorni bui, attraverso la porta stretta, non potremo giungere alla resurrezione. Cristo crocifisso è davvero risuscitato perché è stato crocifisso, perché è passato per la morte. I giovani non devono aver paura di affrontare i momenti duri dell'esistenza, non devono cercare l'inganno di una vita facile, perché in essa non c'è la possibilità della resurrezione, ma solo morte e sconfitta eterne.

Chi sa vivere la propria vocazione, l'amore della propria vita, con fedeltà, pazienza e allegria anche nei momenti difficili, senza far pesare sugli altri la propria sofferenza, potrà sperimentare con grande gioia la resurrezione.

Scoprire i propri limiti e difetti, ad esempio, fa soffrire, ma vincerli è iniziare ad affrontare la grande battaglia della vita. La volontà di Dio, che si nasconde nelle piccole cose di ogni giorno e che molte volte non coincide con la nostra, esprime un amore più grande di quello che possiamo nutrire noi, anche se nell'immediato ci appare il contrario.

 La volontà di Dio, che è la verità, a volte è dura, è la croce; ma la croce è l'amore, mentre ciò che a noi piace spesso non è la verità e non è l'amore. Sono giovani, nel senso autentico e spirituale, coloro che non hanno paura di scegliere il cammino della verità. La paura produce sempre la morte dell'anima e della libertà. Chi ha paura è già un uomo morto, un uomo schiavo di tutto: della moda, di quello che dicono gli altri, del loro giudizio.

È inoltre importante far capire ai ragazzi che, se anche Dio perdona, la storia degli uomini non sa perdonare, si rivela terribile e spesso si paga per tutta l'esistenza un errore fatto in gioventù per seguire ciò che più piace, un capriccio personale.

I giovani, allora, vanno aiutati a vivere senza timore l'avventura che conduce alla felicità e che supera gli estremi confini del tempo e dello spazio, l'avventura che nasce dalla croce di Cristo Risuscitato, gioia e pace per tutti coloro che vogliono seguirlo.

(A cura di Mariangela Mammi)


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03/05/2011

 
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