Non piangete, ma vivete l'incontro!
La morte non sempre arriva immediata e fulminea. Esiste per tanti l'agonia che la precede. Dionisia è la nonna di una grande famiglia, di cui fanno parte alcuni fedeli particolarmente impegnati nella parrocchia di Ypacaraí. Emilio ha vissuto insieme a loro i giorni dell'agonia di Dionisia e quelli che hanno seguito la sua morte.
Quando abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per curare una persona inferma ed alleviare le sue sofferenze, dobbiamo saper rimanere in silenzio, perché l'agonia è un momento che appartiene solo a quella persona e a Dio.
Se davvero abbiamo fatto tutto, come nel caso della famiglia di Dionisia, non possiamo certo trattenere le lacrime, davanti al dolore e alla separazione definitiva dalla persona cara che la morte sancisce, ma possiamo avere la sicurezza che ella si trova al sicuro nell'abbraccio del Signore, che sa vedere l'amore alla sua famiglia e della sua famiglia.
La morte ci appare, allora, come la porta per entrare nella festa di nozze con lo Sposo, con Cristo Signore. Essa inaugura un nuovo dialogo d'amore tra chi si stava aspettando reciprocamente, tra Dio e l'uomo, il quale vede ora in una nuova luce tutte le cose e gli avvenimenti. La morte significa l'incontro definitivo con lo Sposo e, in Lui, con tutte le persone amate.
La morte è sì un momento di oscurità ma non è la meta finale dell'esistenza umana, perché Dio ha trasformato la morte in vita.
Ecco perché Walter e Ingrid, nipoti di Dionisia, hanno posto due fiori sopra la sua bara durante la riflessione di Emilio al funerale, per simboleggiare che il buio della morte si trasforma nell'aurora della vita, della festa senza fine.
Nella Chiesa le relazioni divengono più profonde
La visione cristiana della morte non è disperante, ma neppure falsamente consolatoria: alla morte, infatti, occorre prepararsi. La morte ci chiama a vivere ogni giorno lottando con passione, responsabilità, perseveranza nel tempo che ci è dato per attuare. Non è il pianto per la persona defunta che dimostra il nostro amore verso di lei, ma quanto si è fatto durante la sua vita e quanto ora continueremo a fare per chi ci vive accanto. La morte vissuta all'interno della Chiesa porta a migliorare la propria esistenza per essere anche noi un cantico nuovo, come dice Sant'Agostino, degli uomini rinnovati dall'amore.
Emilio ha notato che la bellezza della testimonianza data dalla famiglia di Dionisia in questi giorni è stata anche quella di un esempio di unità. L'unità di una famiglia, che sa perdonare e aiutarsi, costituisce una forza che si amplifica nella Chiesa, perché non è più basata solo sul sangue, ma su uno spirito che proviene dall'alto. Dionisia, trovandosi nel cuore del Crocifisso, si trova nel cuore del Risorto e non appartiene più solo alla sua famiglia, ma a Dio, a tutta la Chiesa, a tutta l'umanità e invia a tutti un messaggio: "Non piangete, ma gioite e abbiate fede in Gesù Unico Salvatore che non tradisce gli uomini ed è Via, Verità e Vita!".
La fede non insegna solo ad amare il vincolo familiare che ci lega alle nostre radici - e una nonna rappresenta la base di unità di tutta una famiglia, a maggior ragione se composta da tanti membri come nel caso di Dionisia -, ma ci fa anche amare la grande famiglia della Chiesa. La Chiesa, come alcuni parenti di Dionisia hanno dimostrato, si costruisce con il proprio impegno in essa, con il lavoro di ogni famiglia, perché in essa non si entra e si esce come visitatori di passaggio o fruitori di servizi. La Chiesa è il nostro corpo: le apparteniamo e ci appartiene. In essa la vita e la morte hanno il profumo dell'infinito.
Mariangela Mammi
26/07/08
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