Alcune settimane prima di iniziare il nuovo anno scolastico, il collegio privato Santa Chiara di Asunción, uno dei più prestigiosi della città, diretto dalle Suore Francescane dell'Immacolata Concezione di Bonlanden, ha organizzato un ritiro spirituale di due giorni per i suoi docenti nella casa di ritiro della Famiglia Salesiana di Ypacaraí.
Gli obiettivi, come si legge nel programma stesso, erano di offrire uno spazio di incontro con Cristo attraverso le riflessioni, la preghiera e la celebrazione dei sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia; di vivere in fraternità lo spirito di Cristo con i compagni ed i colleghi di lavoro, e di tracciare un progetto di vita fondato in Cristo.
Gli organizzatori avevano chiesto che Emilio potesse guidare la riflessione della prima giornata, collocandola nel quadro dell'"anno Paolino", prendendo come punto di riferimento questa affermazione dell'Apostolo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2, 20).
Hanno partecipato circa 120 docenti, di differenti materie, che insegnano a diversi livelli scolastici, a partire dalle elementari fino alle superiori.
La giornata è stata molto intensa. Nella mattinata si sono svolte le conferenze, in cui sono stati toccati temi differenti ed interessanti; nel pomeriggio si è proseguito, dando spazio alle domande libere dei docenti; la serata è terminata con l'Adorazione Eucaristica, la celebrazione penitenziale e, per chi desiderasse, la confessione personale.
Per i professori sono stati molto interessanti non solo i temi trattati, importanti e fondamentali come la vita, la morte, la famiglia, la funzione dei docenti, ma soprattutto la maniera di focalizzarli, collocandoli nella cultura stessa del Paraguay. Sono stati toccati punti molto concreti che appartengono alla vita di ogni uomo, ed a maggiore ragione di ogni docente, in relazione al ruolo e alla propria funzione di base, nel contesto educativo e sociale.
Senza dilungarci troppo, trascriviamo qui di seguito le impressioni di alcuni dei presenti sulla giornata, i temi trattati e il modo di abbordarli.
Suor Eulalia Núñez Báez, direttrice generale del Collegio Santa Chiara:
Questo ritiro è stato un regalo che Dio ci ha fatto e che, a sua volta, ogni docente ha fatto a
se stesso per potersi arricchire. Per iniziare il nuovo anno scolastico con forza rinnovata, è importante entrare in se stessi, ritirarsi, fermarsi. Avere questo spazio di riflessione aiuta moltissimo, perché il compito del docente esige di darsi personalmente agli altri per offrire il sapere, e questo richiede la necessità di formarsi. Padre Emilio Grasso ha risposto molto bene all'aspettativa che avevamo. Molte persone mi hanno detto: "Vale la pena ascoltarlo, ci ha arricchiti". Anche a me personalmente.
La sua maniera di parlare molto concreta, pratica, chiara e inserita nella realtà, sull'importanza della "parola", ci sollecita ad impegnarci per annunciare questa parola nella quotidianità, per realizzare il nostro compito con coraggio e responsabilità. A me ha colpito molto quello che ha detto su questo tema: "Non formare, non preparare, non consigliare, non chiarire ai nostri bambini e ai nostri giovani la realtà e la verità, a partire dalla propria realtà, è un peccato". Per me, è stato
un punto molto forte che mi mette realmente in discussione e spero, nel mio cuore, che tutto quello che abbiamo avuto l'opportunità di ascoltare, non solamente per la sua saggezza, ma anche per la sua testimonianza, ci serva, affinché c'impegniamo ad essere testimoni, soprattutto col nostro esempio.
Tutti i temi, trattati sono molto utili per i docenti, e siamo molto grati al padre e a voi che l'avete accompagnato con le vostre pubblicazioni e tutto l'appoggio dato, per la vostra presenza e la vostra testimonianza.
Gustavo Alcaraz, coordinatore pastorale nel Collegio Santa Chiara, professore universitario nell'ambito dell'amministrazione commerciale, professore di etica professionale ed amministrazione:
Mi ha impressionato la vastità del sapere di padre Emilio Grasso, la saggezza che lo distingue,
perché si rivela come un vero intellettuale nel contesto cristiano. Egli sa dare una risposta ad ogni tipo di interrogativo. Si nota che ha soprattutto una saggezza che proviene dalla forza indiscutibile dello Spirito Santo, nella testimonianza di vita che conduce e che si manifesta in tutta la sua persona. Si percepisce che è una persona profondamente coerente, perché tra quello che dice e quello che fa vi è una piena corrispondenza; e questo esercita sull'auditorio un interesse ed un impatto molto forte. Questo anche perché nella nostra epoca, forse, non manca tanto il sapere, quanto piuttosto la coerenza e la testimonianza di vita. Abbiamo sempre bisogno di intellettuali che sappiano illuminarci, guidarci in questo cammino, in questo rinvigorimento, nella formazione della nostra coscienza cristiana che è molto importante per un'opzione libera e radicale del cristianesimo.
Tra i temi che ha sviluppato padre Emilio, ha richiamato la mia attenzione la sua ampia conoscenza della nostra cultura paraguaiana. Poche persone che vengono dall'estero possiedono una tale conoscenza ed il padre è riuscito magistralmente a conseguirla. Ci conosce meglio di noi stessi. Per questo può dare un'impostazione, può fare un discorso partendo dalla nostra realtà, dalla nostra situazione antropologica, sociologica e religiosa.
Nel quadro del discorso che ha fatto, sono stati molto interessanti questi temi: la vita, la morte e la "religione del corpo". In rapporto alle persone dei docenti ci sono stati sciolti vari dubbi. Questo è molto importante perché, avendo un pensiero chiaro, lo potremo trasmettere con una fedeltà ed un'interiorità che solamente una chiara conoscenza può dare. Per questo motivo, è molto importante questo tipo di incontri con una persona saggia come il padre, perché offre, a noi docenti, un discernimento limpido che potremo riportare. Sì, questo tipo di incontri ed i temi trattati servono per i docenti ed anche per i genitori, dato che il legame con i genitori sono i figli. Se i figli hanno idee chiare, perché i loro docenti le hanno, saranno capaci di trasmettere queste idee ai loro genitori e con essi potremo completare un circolo di formazione che attualmente è molto importante, prendendo la famiglia come cellula vitale ed elemento indispensabile nell'evangelizzazione.
Natalia Raviñe, direttrice del livello medio del collegio, insegnante di fisica, ex alunna del Collegio Santa Chiara:
Mi è piaciuta soprattutto l'idea del ritiro per potere cominciare bene l'anno, perché il lavoro con
gli adolescenti esige molto e quanto più saremo formati, tanto meglio potremo educarli.
In quanto a questa giornata, è la prima volta che ascolto padre Emilio e mi è piaciuto veramente; mi sembra una persona che possiede un vasto sapere, una profonda saggezza. Il modo con cui abborda i temi e la radicalità con la quale li ha sviluppati, con l'opzione di seguire Cristo e, con una scelta ferma e radicale. Il padre ha focalizzato non solamente la spiritualità individuale, ma anche quella sociale dove ognuno svolge un ruolo, una funzione. Se ognuno, a partire dal ruolo che ricopre, si impegnasse a svolgerlo nel migliore dei modi e con responsabilità, avremmo molto meno problemi.
Importanti sono stati anche gli altri temi trattati: ciò che uno è come persona, la relazione con Dio, l'essere fedeli alla vocazione che uno ha. Ma, principalmente mi ha colpito la radicalità con la quale il padre ha parlato della nostra funzione, non solamente come cristiani, ma anche come cittadini, come parte di una totalità.
Io lavoro con gli studenti del liceo, i più grandi del collegio. Dato che la figura dei genitori è quasi inesistente, perché stanno poco con i figli; e visto che viviamo in una cultura molto light, dove tutto è permesso, apprezzo molto la radicalità con la quale il padre ha affrontato la realtà. È molto importante che ci abbia ricordato che tocca a noi docenti essere quel riferimento che gli adolescenti non trovano né nella società né nella propria casa né nei propri compagni.
Ana Lucy Caballero, insegnante di danza:
Ho partecipato a questa giornata di ritiro e ho apprezzato gli argomenti e il modo di esporli di Emilio. È molto interessante, perché quello che dice è la realtà; non è un discorso mascherato; un discorso di poco valore che viene dall'irrealtà o dal sogno. È come se avessimo avuto tutti gli occhi chiusi, ma improvvisamente lo stile e le parole molto interessanti che egli ha utilizzato ci hanno aperto gli occhi.
Mi ha colpito il modo di giocare con le parole; questo l'ammiro molto, ma ancor più come si è preparato per arrivare in Paraguay perché, per avere un'idea di quello che è il nostro Paese, ha dovuto leggere molto.
Inoltre, ammiro la sua forza e la sua volontà, la fermezza che ha e la bontà: ha un grande carisma, è una persona differente.
Il tema che più mi ha interessato è quello della famiglia: il padre ha risposto ad un mia domanda su questo argomento, perché è il tema che più sviluppo nella mia classe, dove devo preparare ‘la festa della mamma", "la festa del papà". È molto triste vedere i ragazzini che hanno una famiglia smembrata e dicono: "Mio papà non può venire, perché va dalla sua fidanzata". Mi preoccupo sempre di poter far loro trascorrere un momento positivo, sapendo che questo può cambiare la loro storia. Padre Emilio ha toccato una realtà vera del collegio e sembra che abbia vissuto quello che io vivo nella mia classe e che sto trattando costantemente coi bambini. Egli mi ha dato già una risposta su come vivere ed affrontare la giornata della famiglia. Quello che più mi è piaciuto è quando ha detto che ormai non devo guardare alla famiglia dei miei alunni, che è disgregata, bensì vedere che il bambino abbandonato potrà avere domani la famiglia che vuole, la famiglia che egli stesso potrà formare. In realtà, il ragazzino desidera una famiglia, che la mamma e il papà vivano insieme, e potrà formarsi una famiglia in cui i suoi figli non dovranno soffrire quello che egli ha sofferto.
Ricardo Agrer, professore di lingua inglese e padre di famiglia:
Mi sembra molto interessante quello che abbiamo ascoltato e molto profonde le risposte date,
focalizzate con molta sincerità e chiarezza, senza giri di parole. Particolarmente, mi ha interessato come padre Emilio ha trattato la problematica della famiglia ed anche quello della sincerità e dell'ipocrisia nella condotta della vita, tanto nel campo religioso-ecclesiale come in quello laicale.
Io insegno a giovani di livello medio, tra i 14 ed i 16 anni, dove la problematica più accentuata è una forma di disinteresse per una formazione seria. Gli studenti preferiscono occuparsi di cose pratiche che potremme chiamare frivolezze: non hanno un interesse profondo. Ci sono eccezioni, ma sono rare. Sembra che i valori non interessino. D'altra parte, bisogna aggiungere che per un ragazzo oggi è molto difficile essere un buon alunno, a causa della persecuzione da parte di coloro che non vogliono impegnarsi, che lo scoraggiano.
Ciò che abbiamo ascoltato è molto utile, ma il problema è come noi docenti potremo applicare tutto questo nella vita quotidiana dei nostri alunni nelle aule scolastiche.