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Notizie da Ypacaraí
di Mariangela Mammi
Trent’anni fa a Soweto, in Sudafrica, più di 700 studenti venivano massacrati dalla polizia che apriva il fuoco su una loro manifestazione.
Una trentina di giovani di Ypacaraí hanno ricordato questo ed altri tragici momenti della storia partecipando ad alcune giornate di riflessione. Infatti, conoscere le sofferenze, le lotte, le speranze, vissute dall’uomo lungo la sua storia, aiuta a crescere come persone e come cristiani maturi, responsabili e impegnati.
Il periodo delle vacanze scolastiche d’inverno, in Paraguay, sono quindici giorni che i giovani passano, quando non lavorano, vagando tra tornei sportivi e gite, per chi può, alla fiera campionaria di Asunción. Giorni che, però, si possono trascorrere anche in modo differente.
La storia di Steve Biko, attivista negro massacrato in Sudafrica nel 1977, e de l giornalista bianco Donald Woods, che diventa suo amico e permetterà con i suoi libri di far conoscere il dramma di un popolo, sono esempi chiari di come la ricerca della verità eleva l’uomo a scelte grandi e di autentica donazione. Dio ci parla attraverso gli avvenimenti e le persone che testimoniano l’esistenza di un amore che va al di là di ogni confine.
I giovani hanno riflettuto anche sulla storia di Charles Horman, giornalista statunitense torturato e ucciso durante il colpo di stato di Pinochet in Cile, per aver fatto troppe domande sul coinvolgimento americano a sostegno di questo e altri governi dittatoriali sudamericani.
Si è toccato, poi, il tema della rivoluzione industriale e dell’aspetto dell’alienazione che essa ha introdotto. Il Paraguay non ha ancora vissuto la “sua” rivoluzione industriale, ma soffre molte volte per un processo di disumanizzazione.
Con i giovani si è lavorato per “frammenti”. In un mondo in cui la realtà si presenta spezzettata, per ricostruire la totalità occorre procedere per segmenti. Anche in Paraguay l’uomo vive la cultura dell’impegno limitato e non definitivo, del “oggi qui, domani là”. Tuttavia, la fedeltà a piccole cose e appuntamenti circoscritti, se mantenuta, può insegnare ad essere capaci di fare grandi scelte. Come dice il Vangelo: “Servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, io ti darò autorità su molto: entra nella gioia del tuo Signore” (Mt 25, 21).
Solo se si è fedeli alle parole dette e agli impegni presi, si è in grado di costruire pian piano una vita che si dona totalmente al progetto di Dio.
Se Dio è coerenza e soprattutto verità, significa che non abituarsi a corrompere le parole rendendole false con la vita ci avvicina alla verità e quindi a Dio.
Uno dei problemi più gravi che si incontrano è la difficoltà ad ascoltare un “sì” che sia “sì” e un “no” che sia “no”. La parola è, infatti, malata, corrotta e senza più significato. Tuttavia essa rimane l’unica possibilità che l’uomo ha per esprimere la vita ed esistere; per questo deve essere ricostruita e sanata nella quotidianità, senza temere di pensare in grande partendo da piccole fedeltà.
Oggi è impossibile parlare immediatamente di “tutto e subito”. Occorre dirigersi all’uomo con le sue categorie e attraverso di esse toccare il suo cuore affinché si trasformi. Partire da un frammento significa aprirsi alla totalità, cambiare le abitudini, interessarsi pian piano ad orizzonti più vasti, non vuol dire accettarsi piccoli come si è. Il Dio cristiano è colui che cambia la vita dell’uomo e lo porta a interessarsi, partendo da un amore concreto, al mondo intero. Se la nostra vita non cambia vuol dire che non abbiamo incontrato il Signore o ci siamo chiusi davanti a lui.
La vera maniera di amare ce la insegna proprio Gesù. E’ nel corpo di Gesù, la Chiesa, che apprendiamo ad amare, affinché le scelte di oggi costruiscano anche domani una vita diversa, più umana. In questa ottica dobbiamo avere un’apertura missionaria, sentire nostri i problemi dell’Africa, dell’Asia e di altri luoghi lontani. Non dobbiamo aver paura di assumere il nostro destino e combattere tutto ciò che ci rende schiavi.
Presentiamo di seguito quanto Gloria, una delle ragazze di Ypacaraí, ci ha fatto pervenire.
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La parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Ypacaraí ha organizzato un ritiro a cui hanno partecipato diversi giovani, di varie età, della comunità parrocchiale.
Il relatore, Emilio Grasso, ancora una volta, ci ha insegnato il valore meraviglioso dell’amore.
Emilio, come in altre occasioni, ci ha dimostrato in maniera concreta la verità della vita, poiché molte volte, per mancanza di questa saggezza, noi giovani commettiamo errori in questa ansiosa ricerca della verità.
A volte, sono necessarie e sufficienti piccole cose per iniziare a costruire una vita degna; cose piccolissime, come realizzare con i fatti la nostra parola.
Durante il ritiro, abbiamo visto alcuni film: “Grido di libertà”, “Desaparecido” e “Tempi moderni”, che ci hanno offerto importanti insegnamenti per la nostra vita.
Abbiamo appreso a non essere codardi; a lottare per la verità e la giustizia; a esprimere i nostri sentimenti, pensieri e idee. Abbiamo capito, inoltre, che il peccato più grande che l’uomo può commettere è l’inganno.
L’inganno, in effetti, è uno dei più grandi peccati dell’uomo, perché molte volte l’uomo manipola la parola e allora subentra una corruzione della parola.
Se una persona ti dice che ti ama, mentre invece ti odia, tu scoprirai la verità solo quando qualcuno ti amerà di un amore vero. Poi, però, tu penserai che qualunque persona che ti dice: “Ti amo”, al contrario ti odia. E questo a causa della manipolazione della parola.
Alcuni di noi, giovani partecipanti al ritiro, facciamo parte di un frammento impegnandoci a prendere responsabilità e a formarci per affrontare la realtà, molte volte dura, della vita.
Questo potrà essere un grande esempio per altri giovani che cercano la verità.
Gloria Cáceres
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