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Parlare alla coscienza e
alla libertà dei giovani

Apertura dell'anno di catechesi 2010 a Ypacaraí


Domenica 21 marzo nella parrocchia del Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí si è aperto ufficialmente il nuovo anno di catechesi. In Paraguay l'anno pastorale, come quello scolastico, inizia alla fine di febbraio e termina alla fine di novembre.

Durante il precedente mese di febbraio, circa 1.200 bambini e ragazzi, dai 6 ai 15 anni si sono iscritti alle diverse tappe della catechesi. Di questi, in particolare, quasi 400 sono i giovani del triennio di preparazione al sacramento della cresima.

Come già da tre anni, a questi giovani è rivolta un'attenzione particolare. Per tutti, anche per quelli provenienti dalle varie capillas della parrocchia, la condizione sine qua non del percorso per ricevere la cresima è la partecipazione alla liturgia domenicale, celebrata nella chiesa centrale. La parrocchia, in tal senso, ha organizzato un servizio affinché ognuno, la domenica, prima di entrare in chiesa possa registrare la sua presenza.

La catechesi, però, non consiste solo in una generica presenza alla Messa, ma nell'attenzione ai vari momenti liturgici e, soprattutto, nell'ascolto dell'omelia rivolta specificatamente ai giovani.

Così, nella domenica di apertura dell'anno di catechesi, in una chiesa gremita di giovani, Emilio ha sottolineato alcuni punti fondamentali che si pongono come indicazioni da seguire nel corso dell'anno, ma soprattutto come obiettivi da raggiungere.

La Chiesa non è una stazione di servizio

La prima di queste indicazioni è la necessità di un cambio di mentalità, che richiederà tempo, ma che è sempre più indispensabile per non considerare la Chiesa come una stazione di servizio, dove ci si ferma quando serve fare il rifornimento di carburante, o un ufficio dove si va per chiedere un documento necessario. Si paga il prezzo dovuto e tutto finisce lì.

È importante che i giovani che si preparano alla cresima comprendano che la Chiesa non è una stazione di servizio dove si vendono o si svendono sacramenti e celebrazioni, o dove si stipula un'assicurazione utile, nel caso che Dio esistesse e che un giorno ci si debba presentare davanti a Lui.

La Chiesa è la Sposa di Cristo e, in quanto tale, Egli non permette che sia utilizzata come un oggetto qualsiasi, e poi abbandonata quando non è più utile ai propri interessi. Questa mentalità utilitaristica segnerebbe solo il fallimento della fede, così come, se applicata alla quotidianità dell'esistenza, alle relazioni umane, produrrebbe solo il fallimento della vita stessa e, soprattutto, dell'amore.

Nessuno è obbligato a far parte della Chiesa e ad amarla. Dio non impone nulla e tanto meno possono farlo i pastori della sua Chiesa. In essa ci si sta liberamente e secondo la propria coscienza personale, nessuno è costretto a starci, però, chi ci sta non può pretendere una Chiesa costruita a suo metro e misura, secondo i propri gusti e criteri personali. La Chiesa, come istituzione divina e come Sposa di Cristo, la si deve amare, rispettare e edificare con il contributo personale, se vogliamo davvero essere parte di essa e costruire una vera comunità cristiana.

Un pastore della Chiesa, un parroco, non può, quindi, permettere che ognuno utilizzi la Chiesa come meglio crede, e se lo fa concede qualcosa che non gli appartiene, ma appartiene solo a Dio in Cristo Gesù.

Capire bene cosa significa l'appartenenza alla Chiesa è perciò un secondo punto necessario, specialmente per dei giovani che si preparano al sacramento della cresima, dove, nella libertà della loro coscienza, confermano il dono già ricevuto della fede e della piena adesione alla volontà di Dio, accogliendo i doni dello Spirito Santo.

Il senso dell'appartenenza alla Chiesa

Appartenere alla Chiesa è, innanzi tutto, un dono di Dio, ma nello stesso tempo è un atto della nostra libertà. In quanto dono lo si può accettare o rifiutare, non lo si può, però, scegliere e comprare come si acquista un prodotto, quel che più ci aggrada, al supermercato.

Il dono è dono. Non è qualcosa che spetta per giustizia, neppure qualcosa che si può richiedere a piacimento. Si deve, perciò, ben comprendere la differenza tra ciò che è un diritto ricevere, ciò che è dovuto per giustizia, per contratto, come lo stipendio pagato all'operaio che ha realizzato il suo lavoro, e ciò che è invece l'amore, la carità, il dono.

Non vi può essere amore senza giustizia, senza dare, prima, a ciascuno il suo, quel che gli spetta. L'amore, però, va oltre la giustizia, ed è un atto della libertà personale.

Dio non è obbligato a donare la sua vita all'uomo, fino a versare il sangue per lui. Il suo è un dono che possiamo accettare o rifiutare. Questo dipende dalla nostra comprensione, dalla nostra intelligenza e dal nostro cuore. Chi vuole, accetta il dono, lo apprezza e ne è grato; chi però non lo gradisce, non può pretendere che si cambi il dono, né esigere come o quando riceverlo.

Parlare con chiarezza ai giovani, porre chiare condizioni ed esigenze d'appartenenza alla Chiesa, spiegare loro la realtà delle cose, permette allora di dissipare le incomprensioni e i problemi.

La catechesi della cresima significa, infatti, formare persone serie, responsabili, che sanno fare la distinzione tra un luogo e un altro, un tempo e un altro, un comportamento e un altro. Non si arriva in ritardo ad un appuntamento importante, tanto meno ad un incontro con il Signore. Il discorso della puntualità è essenziale per divenire persone che sappiano rispettare gli altri e realizzare la propria vita. Non si partecipa alla Messa per disturbare, masticare chewing gum, giocare con il cellulare, chiacchierare durante la liturgia.

Nella parrocchia di Ypacaraí questo discorso non è nuovo. Ed i ragazzi a questo discorso si vanno lentamente e con pazienza formando per essere persone responsabili e serie, quella serietà che è propria dell'uomo prima ancora che del cristiano.

Formarsi come uomini per essere veri cristiani

Molte volte si pone il sigillo del cristiano su una natura che manca del minimo dell'umanità. Non si può, cioè, essere cristiani, se prima non si è uomini. Formare bambini e giovani ad essere uomini vuol dire guidarli, correggerli, educarli nelle pratiche più semplici della vita quotidiana, come la puntualità, la pulizia, l'ordine, l'ascolto, fino alle abitudini e ai comportamenti più esigenti come il rispetto di sé, degli altri, delle cose, dell'ambiente e delle regole, la fedeltà agli impegni presi, alla parola data e alle responsabilità assunte. Insegnare loro che questo è amore.

In questa struttura portante del programma, la catechesi per i giovani vuole parlare sempre alla loro coscienza e libertà, alla loro intelligenza, spiegando le ragioni e la razionalità delle cose. È questo il compito della Chiesa: parlare alle coscienze per formare uomini che amano la vita.

La Chiesa non obbliga i cittadini ad assumere e seguire il suo pensiero, non ha le armi del potere e della coercizione, che neppure le competono. Ha, però, le armi della parola, del ragionamento, della testimonianza, l'arma di mostrare la possibilità di una vita differente. A chi non vuole ascoltare, né vedere, la Chiesa non può imporre nulla. A coloro, però, che desiderano ascoltare, la Chiesa ha la responsabilità di annunciare la parola evangelica che rende sempre più uomini e perciò veri cristiani.

Nella libertà costituzionale di professare la propria fede liberamente, la Chiesa, inoltre, rispetta e collabora con le istituzioni che sono chiamate a realizzare il bene comune, ma chiede anche di essere rispettata. Essa non si separa, ma si distingue nella sua identità da tutte le altre istituzioni educative.

La catechesi per i ragazzi della cresima, che si va articolando ad Ypacaraí, vuole formare uomini, che sanno essere onesti con se stessi e con gli altri, per essere poi onesti con Dio. Ed è questo il terzo ed ultimo obiettivo che Emilio ha indicato.

Per far questo, l'unico metodo è quello di parlare alla coscienza di questi giovani, credendo nella loro capacità e possibilità di costruire una vita nuova, scoprendo il sogno che Dio ha posto nel cuore di ciascuno.

(A cura di Emanuela Furlanetto)

15/04/2010

 

 
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