PRIME COMUNIONI A YPACARAÍ:
UNA "PAROLA"... A OGNI PROTAGONISTA
La celebrazione delle Prime Comunioni nella parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí e nelle sue capillas, nel corso dei mesi di ottobre e novembre, ha coinvolto quest'anno più di 250 bambini tra i 10 e gli 11 anni, con le loro famiglie e i catechisti.
Se la Prima Comunione rimane un evento importante nella vita di un bambino, lo deve essere anche per i genitori che lo accompagnano e per i catechisti che lo hanno preparato a questo momento fondamentale, da ricordare per tutta la vita, non per la festa, il pranzo o i regali, ma per essere davvero il primo incontro con Gesù e l'inizio di un impegno con lui.
È per questo che un'attenzione speciale, nella predicazione, è stata rivolta ai bambini, ma non meno considerazione hanno ricevuto i genitori o i catechisti, ognuno al proprio livello. Pur tenendo conto che in alcuni casi i bambini sono accompagnati solo dalla mamma o da altri parenti, rimane che il giorno della Prima Comunione è l'occasione per una vera catechesi familiare, anche laddove è difficile parlare di famiglia.
La celebrazione delle Prime Comunioni diventa, perciò, un'opportunità per rivolgere a ognuno un annuncio evangelico di verità, una "parola" che tocca, in diversi modi e a differenti livelli, la vita di ciascuno e indica a ognuno la via da seguire.
Una "parola"... ai bambini
La parola rivolta ai bambini, durante la celebrazione, ha ricordato che se loro sono i protagonisti della Prima Comunione, il vero primo attore è Gesù Cristo, perché è lui che si dona come cibo, è il suo Corpo che i bambini mangiano per la prima volta. Questo incontro con Gesù significa accogliere concretamente il dono che Egli fa di se stesso e amarlo, non di un amore momentaneo, ma di un amore che deve crescere giorno per giorno.
Non si può, però, amare senza conoscere e non si può conoscere veramente senza amare. Nella celebrazione della Prima Comunione e nella preparazione che l'ha preceduta, i bambini hanno iniziato a conoscere Gesù e ad amarlo; questa conoscenza e questo amore devono essere alimentati quotidianamente affinché crescano e si fortifichino sempre più.
Come il corpo di un bimbo si sviluppa organicamente in tutte le sue dimensioni, fino a diventare una persona adulta, così è anche per la conoscenza e l'amore per il Signore. I bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione devono continuare a conoscere e ad amare il Signore per tutta la vita, fino all'ultimo istante, altrimenti queste due realtà, così importanti per la vita del cristiano, diventano deboli e sterili, si affievoliscono e, infine, muoiono.
Se il "pane quotidiano" e gli alimenti necessari per vivere si trasformano in tanti elementi vitali per la crescita e lo sviluppo del corpo, il "Pane eucaristico" permette all'uomo che lo riceve di trasformarsi sempre più in Cristo Gesù.
Nella Prima Comunione, perciò, ogni bambino assume l'impegno di crescere nella vita cristiana e, nella comunione con Gesù, di diventare sempre più come Lui: persona autentica, veritiera, libera da ogni paura, che sa amare perché, come scrive san Giovanni, Dio è amore ed è sull'amore che ognuno sarà giudicato.
Una "parola"... ai genitori
È in questa dinamica che i genitori e i familiari, che accompagnano i propri figli nel giorno della Prima Comunione e che hanno permesso, con i loro sacrifici, che si potesse realizzare questo incontro con Gesù, sono chiamati a condurre e seguire i propri figli, fino a che essi divengano persone adulte e autonome, capaci delle proprie scelte. Il giorno della Prima Comunione, allora, non può essere per i genitori l'unica occasione per entrare in chiesa e interessarsi della formazione cristiana dei propri bambini.
La Chiesa ripete sempre che la prima responsabilità dell'educazione dei figli spetta ai genitori, alla famiglia. Non conta tanto quello che si dice con le parole, ma piuttosto quello che si vive quotidianamente. Ciò che è essenziale non sono i tanti discorsi, ma l'esempio, il riscontro visibile e concreto di quel che si dice. La prima educazione i bambini l'apprendono non tanto attraverso l'udito, quanto per mezzo della vista.
Per un genitore è doveroso dare ai propri figli tutto ciò che è necessario per vivere e crescere dignitosamente e sobriamente; i figli, però, devono trovare in famiglia soprattutto l'affetto e l'amore, la dolcezza e la tenerezza, la pazienza e la misericordia, la capacità di dialogare con loro, con un cuore pieno di amore, ma anche con la fermezza che non cede ai loro capricci e con la saggezza che sa distinguere ciò che è bene per loro.
È sull'amore verso i propri figli che il Signore giudicherà un genitore.
Una "parola"... ai catechisti... e a tutti
Nel compito di formazione e di educazione cristiana dei bambini, la Chiesa ha posto, accanto ai genitori, persone che hanno ascoltato un insegnamento, si sono preparate e formate e hanno scoperto cosa e chi è la Verità, quella Verità che rende liberi e che chiama a porsi al suo servizio nella Chiesa.
È dunque prezioso il lavoro dei catechisti. Nella nostra parrocchia di Ypacaraí, alcuni di essi si dedicano con generosità, con grande sacrifico e amore, con intelligenza, umiltà e pazienza a insegnare ai bambini a conoscere Gesù e ad amarlo anche attraverso piccoli gesti concreti, come ad esempio l'attenzione e l'amore ai più poveri della parrocchia.
Per questo nel giorno della Prima Comunione, il frutto di tanti piccoli sacrifici dei bambini, fatti durante l'anno di catechesi, è consegnato all'altare per i poveri, come offerta che si unisce al sacrificio di Gesù. Egli, infatti, si è fatto povero e si è identificato con i più poveri. Chi ama e insegna ad amare i poveri, ama Dio stesso e la sua Chiesa.
Anche un catechista sarà dunque giudicato sull'amore. E chi più ama, più si dona. L'amore, però, non è un obbligo che ci costringe dall'esterno, ma una forza, una convinzione interiore: per questo la Chiesa la si ama nella misura in cui si scopre che è veramente il Corpo di Cristo posto nelle nostre mani.
La Chiesa, nostra madre, è un dono di Dio, ma è anche frutto del lavoro, della fatica, del sudore e del donarsi dell'uomo. È, dunque, allo stesso tempo, anche come una piccola figlia che ha bisogno d'amore. Per questo Dio l'ha posta nelle mani di tante persone umili e generose: catechisti, lettori, liturgisti, manzaneras[1], cantori, ecc., che la amano e s'impegnano perché essa viva e cresca. Tante sono le attività e le possibilità che possono svolgersi nella Chiesa, e ciascuna secondo le capacità, le forze, la disponibilità, le possibilità di ognuno, in un discorso di assoluta libertà che parla innanzi tutto alla coscienza e alla responsabilità personale.
Infine, nel giorno delle Prime Comunioni, sia nella chiesa centrale che nelle diverse capillas, una "parola" è stata indirizzata a tutti affinché, con la preghiera rivolta al Signore e con il Suo aiuto, possano sorgere nella Chiesa numerose persone che abbiano il coraggio di assumere in essa un impegno forte e continuativo. Infatti, è solo grazie al servizio di ciascuno e al proprio donarsi, che la Chiesa può vivere, crescere ed essere sempre più bella e splendente.
Emanuela Furlanetto
[1] La parola viene da "manzana" che corrisponde ad un isolato di case. Si tratta di persone volontarie che mensilmente passano casa per casa, ognuna nella sua zona, per visitare le famiglie della parrocchia ed invitarle a contribuire, ciascuna secondo le proprie possibilità, alle spese che richiede il mantenimento delle strutture della Chiesa.
02/12/2010
|