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Quale catechesi familiare?


La catechesi familiare è uno dei temi toccati nell'ultimo incontro dei catechisti tenutosi, nella parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí, il 4 maggio scorso.

Questa catechesi dovrebbe essere rivolta ai genitori dei bambini che frequentano le varie classi di catechismo e in particolare quelle di preparazione alla Prima Comunione.

La cosiddetta "catechesi familiare" risulta essere, però, un problema per i catechisti, poiché nel contesto sociale del Paraguay si pone fortemente la questione dell'esistenza stessa della famiglia, intesa come un uomo e una donna uniti insieme da una promessa di fedeltà fino alla morte e che accettano il dono dei figli come frutto d'un amore responsabile, comprensivo non solo dell'atto generativo, ma anche della loro educazione umana e cristiana.

I catechisti, in questo senso, devono sviluppare un pensiero critico, perché le situazioni familiari che si presentano loro sono varie e problematiche: molti genitori non partecipano alla vita ecclesiale, altri sono presenti solo in occasione della Prima Comunione del figlio e poi spariscono. Ci sono bambini che non hanno genitori e vivono con la nonna, la sorella maggiore o uno zio; altri che hanno solo la madre e non conoscono il padre. Ci sono anche casi limite di bambini che hanno due diversi referenti tra i quali non sanno distinguere chi sia il padre o la madre naturali.

Nell'incontro dei catechisti ci si è dunque chiesti se la famiglia esiste, a chi e con chi si fa la catechesi familiare e perché continuare a chiamarla catechesi familiare.

Una cosa, infatti, è parlare con una coppia di genitori che seguono passo passo il loro figlio, altra è trattare con una ragazza madre, o rivolgersi ad una persona che non è né padre né madre del bimbo, ma nonno, zio, sorella maggiore o, addirittura, la domestica a cui è demandata l'educazione dei figli.

Sono molte le situazioni in cui è particolarmente difficile parlare di catechesi familiare, soprattutto nelle Capillas. Per questo, l'insistenza posta dalle direttive catechistiche promosse dalla Diocesi di San Lorenzo su questo tipo di catechesi può, forse, essere valida, ma deve prima fare i conti con la realtà familiare dei bambini. Occorre prima domandarsi a quale famiglia si intende parlare, dal momento che è situazione abbastanza comune l'inesistenza di un nucleo familiare regolare.

La parola ai catechisti

È interessante ascoltare le testimonianze dirette dei catechisti, emerse nell'incontro. Ne proponiamo alcune particolarmente significative.

Enrique Jiménez, padre di famiglia e catechista dei bambini della Prima Comunione nella CapillaEnrique Jiménez San Blas, ha affermato che la questione della catechesi familiare è un problema autentico. Gli è capitato di avere nella sua classe un bimbo seguito e accompagnato dalla domestica della famiglia. I genitori - ha raccontato - mettevano sempre la scusa del lavoro e alla fine la mamma ha incaricato la sua domestica di seguire il figlio nella catechesi. Altri bambini vengono a volte insieme alla madre, altre volte con la nonna; alcuni si presentano soli, altri con diversi parenti, uno zio, una sorella: alla fine non si sa con chi sviluppare la catechesi familiare e con chi parlare riguardo ai problemi dei ragazzi.

La catechesi familiare - ha aggiunto Enrique - dovrebbe essere un aiuto che si offre ai genitori nell'accompagnamento del figlio che si prepara a ricevere la Prima Comunione. Dovrebbe essere un avvicinamento ai figli, un seguirli con amore nella conoscenza del loro cammino di fede e nella testimonianza. I genitori, perciò, dovrebbero essere preparati a questo. In realtà, per i tanti problemi che vi sono, a molti bambini manca completamente l'accompagnamento della famiglia, perché non esiste o perché mette all'ultimo posto la preparazione cristiana dei figli.

Marta de Sforza, anche lei madre di famiglia e catechista da diversi anni dei bambini della Prima Comunione, espone diversi problemi e situazioni. Innanzitutto, sostiene che poiché costa molto tempo e lavoro aiutare i bambini a crescere nella catechesi, i catechisti non hanno il coraggio di impegnarvisi, di dire le cose come stanno e di lavorare con le famiglie.

In questa tappa della catechesi - dice Marta - è molto importante lavorare con coloro che dovrebbero essere i punti di riferimento del bambino, perché alla loro età necessitano dellaMarta de Sforza presenza di una guida sicura, di qualcuno che veramente sia padre e madre. La catechista non può fare tutto e, se vuole prendere seriamente il proprio compito, deve lavorare duramente, specialmente quando i bambini non hanno nessuno che li segue a casa e che continui il lavoro iniziato nella catechesi.

A volte si prende la Bibbia e ci si domanda come leggerla, davanti a bambini, genitori o accompagnatori che non partecipano neppure alla Messa.

Ci sono genitori ai quali chiedere di accompagnare il loro figlio alla Messa della domenica è come chiedere un favore, perché non è previsto nel loro programma dare un po' di tempo al Signore e al proprio figlio. Diventa, allora, difficile per il catechista dover formare e convincere i genitori dell'importanza della loro presenza e partecipazione, del loro accompagnamento, del loro esempio.

È vero che compete anche al catechista suscitare nei genitori questa voglia di partecipazione, affinché prendano un impegno nella comunità cristiana, ma spesso queste persone pongono il Signore all'ultimo posto delle loro preoccupazioni.

Per me è sempre bello aiutare i bambini ed è soprattutto per loro che mi impegno, tuttavia mi sarebbe impossibile formare un adulto. Ho già difficoltà con dei bambini di 10-11 anni che presentano fin da adesso tanti problemi e manifestano la mentalità di ragazzi di 20 anni; si nota che non vivono la realtà della loro età e sono invecchiati precocemente. Essi vanno conosciuti e seguiti. Nella mia classe, ad esempio, vi è un ragazzino che ha due padri ed io mi pongo sempre il problema di come parlargli. Non ho il coraggio di chiedergli qual è il papà vero. Ci sono bambini che vivono con la nonna o altri parenti e se si prende ognuno di loro individualmente il lavoro diventa difficile, perché ciascuno richiede un'attenzione, un amore particolare e spesso quell'affetto che manca loro in casa. In un'ora di catechesi è difficile ottenere risultati positivi, anche perché quando escono e vanno a casa vivono e seguono altre regole. Ci si domanda, allora, come cercare il contatto con la famiglia per vedere da quali situazioni familiari provengono. La catechesi familiare come si intende oggi è molto lontana dalla realtà.

Ci sono, poi, bambini di 10-11 anni, al 5º grado della scuola primaria, che non sanno ancora leggere e impiegano un'ora per leggere alcune righe; se non sanno leggere ancor meno sanno comprendere.

Noi catechisti, inoltre, dobbiamo conoscere la Bibbia, formarci, ascoltare l'omelia del sacerdote partecipando all'Eucaristia domenicale e saper trasmettere ai bambini sotto forma di esempi e di racconti quanto noi stessi apprendiamo e ascoltiamo. Allo stesso tempo dovremmo saper parlare contemporaneamente a un padre, una madre, uno zio, una nonna di 80 anni, una ragazza madre e una coppia regolarmente formata.

Il catechista, è vero, dovrebbe saper parlare con tutti all'interno di una catechesi che io, però, non chiamo familiare, ma preferisco chiamare catechesi degli adulti.

Isidro Candia, padre di famiglia e direttore del Collegio San Isidro nell'omonima Capilla, afferma che la catechesi familiare sembra la cosa più pittoresca, simpatica e folclorica che esista. FinIsidro Candia dall'inizio, quando si lanciò in parrocchia il piano della catechesi familiare, il problema principale che emerse, e che continua tuttora ad esistere e aggravato, fu quello di trovare coppie di genitori che si impegnassero e anche il fatto che sono sempre pochi i padri e le madri dei bambini che partecipano alla catechesi familiare, perseverando in essa.

Si comincia il discorso con una persona, poi durante il cammino questa abbandona e si continua con un'altra, per terminare con un'altra ancora. Come va a finire il tutto, non si sa. Spesso s'improvvisa la coppia che accompagna il bambino a ricevere il sacramento. In alcuni gruppi partecipano solo le madri, in altri solo i padri, ma alla fine tutti sono presenti alla celebrazione del sacramento.

Se la catechesi familiare si deve fare, prima di tutto occorre dedicare molto tempo per preparare le coppie, e spesso questo il catechista non è in grado di farlo. Inoltre, si dovrebbe stabilire un criterio da far rispettare indistintamente a tutti.

Si può affermare che la catechesi familiare va ripensata perché appartiene a quel genere di cose in cui è grande la separazione tra le affermazioni teoriche e il vissuto concreto.

(A cura di Emanuela Furlanetto)

22/05/08

 
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