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Un colombario in memoria dei combattenti

della Guerra del Chaco



A Ypacaraí si è inaugurato recentemente il Colombario degli "eroi" della Guerra del Chaco.

In un'altra circostanza abbiamo già parlato di loro (I veterani della Guerra del Chaco) e di quella guerra dove tanti come loro sono morti.
Il Colombario che la città di Ypacaraí ha realizzato, quindi, vuole rendere omaggio a coloro che sono ancora vivi e onorare tutti coloro che sono morti in quella guerra.

Li chiamano "eroi", pero, in realtà, all'epoca della guerra erano ragazzi, molto giovani, arruolati oGli "eroi" della Guerra del Chaco volontari per andare a lottare in difesa della loro nazione, in una dura guerra contro la Bolivia, con generosità, forse anche inconsapevolmente, senza pensare se sarebbero ritornati.
Quelli che ancora vivono portano sulla loro pelle e nella loro coscienza la violenta esperienza di quella guerra.

Questo lo ha messo in luce, nel suo discorso, il Sindaco della città, l'Ingeniere Adalberto Morínigo, quando ha affermato che si è voluto inaugurare questo Colombario, non per celebrare o dare più spazio alla morte, ma piuttosto come esigenza di rendere viva la memoria di persone che, al di là di considerazioni storico-politiche che si possono fare oggi sulla Guerra del Chaco, hanno lottato nella loro giovane età per la propria nazione, hanno offerto la loro vita e, per questo, meritano di essere onorati da tutti i cittadini.

In questa visione, Emilio, invitato a partecipare a questa inaugurazione, ha sottolineato che sarebbe stato bello che in questo giorno tutta la cittadinanza e soprattutto i giovani, gli studenti delle numerose scuole di Ypacaraí fossero stati presenti, per conoscere e ascoltare direttamente dai veterani quell'esperienza storica. Sono loro, infatti, che, con la sapienza dell'età, della sofferenza e delle difficoltà superate, possono ancora raccontarci una pagina di storia che non è scritta in nessun libro.
Per questo abbiamo intervistato alcuni di loro. Ci hanno presentato i loro ricordi e soprattutto ciò che significa per loro l'inaugurazione del Colombario nella propria città. La loro semplice testimonianza contribuisce a onorare i compagni morti e a risvegliare la memoria e la coscienza storica delle generazioni attuali.

Interviste

Signor Gill Cabrera, 91 anni

Quando cominciò la guerra io avevo 15 anni; ora ne ho 91 e sono il più giovane dei veterani, nonostante non sia andato a combattere nel Chaco. In effetti, mi recai ad Asunción e miSignor Gill Cabrera presentai come volontario per andare alla guerra. Mi domandarono quanti anni avevo; ero molto giovane e quindi mi dissero che non potevo andare alla guerra, ma che dovevo rimanere sulla nave cannoniera paraguaiana. Così mi presero come marinaio per caricare il contingente della truppa e l'armamento che dovevano arrivare al Chaco.
Caricavamo la nave e, quando suonava la sirena che ne indicava la partenza, chi aveva figli, fratelli o altri parenti cha andavano alla guerra piangeva, perché sapeva che era difficile che riuscissero a tornare. La nave cannoniera paraguaiana partiva dal porto di Asunción fra le 5 o 6 della sera e arrivava il giorno dopo a Puerto Casado, con tutto il rinforzo per la truppa. Lì scaricavamo la truppa e il materiale da guerra. Facevamo viaggi in continuazione. Dopo cinque mesi mi congedarono. Così non sono mai andato al Chaco per combattere come gli altri, a causa della mia età, ma la guerra è stata dura per tutti.
Credo che oggi sia una grande cosa onorare i morti in quella guerra e l'inaugurazione del Colombario costruito a Ypacaraí ha questo significato di omaggio e memoria. Debbo dire che abbiamo avuto la fortuna di terminare quest'opera e di rendere omaggio ai soldati di Ypacaraí grazie alla collaborazione del Municipio.

Noi, che siamo già anziani, abbiamo dato la nostra collaborazione in un momento difficile per la Patria; spero che la gioventù possa conoscere questa pagina di storia e che, quando ne avrà l'occasione, sappia farsi forza e considerare il nostro esempio di coraggio e di sacrificio, necessario anche oggi per realizzare "qualsiasi cosa".


Signor Gill Medina, 95 anni

Io stavo studiando quando scoppiò la guerra e avevo 20 anni; ora ne ho 95. Mi arruolai nell'esercito ad Asunción, nell'Intendenza Generale di Guerra. Poi partii per il Chaco alla fineSignor Gill Medina dell'anno 1933. Arrivai a Puerto Casado in nave, poi un veicolo mi condusse in un luogo che si chiamava Villa Militar. Mi presentai al Colonnello dell'Intendenza Generale; egli mi disse di restare lì per arruolarmi. In quel posto lavorai nella sottodirezione delle comunicazioni. Poi, passai a un luogo che ora si chiama Mariscal Estigarribia e allora Camacho. Dopo un po' di tempo passai al secondo Plotone della Prima Compagnia. Un mese dopo ricevetti l'ordine di ritornare a Camacho, dove prestai il mio servizio per la vittoria dell'esercito paraguaiano, nella sottodirezione delle comunicazioni, fino al termine della guerra. Rimasi nel Chaco 2 anni. Noi abbiamo sentito poco l'impatto della guerra, perché eravamo a quasi 100 chilometri di distanza dal luogo dove si combatteva, però fu una guerra molto dura, in una zona che era chiamata l'inferno verde del Chaco paraguaiano. Fu una guerra terribile, in una selva che nessuno conosceva, neppure i soldati; in quella selva non c'erano strade. La sofferenza più grande era la mancanza d'acqua; morivano di sete sia i soldati paraguaiani che i boliviani.
Per noi la guerra significò una grande perdita di uomini; abbiamo vinto la guerra, ma cosa abbiamo vinto? Riguardo ai territori conquistati, dopo la guerra arrivò la Commissione straniera che fissò i nuovi confini fra Paraguay e Bolivia, che adesso sono indicati da piloni di cemento.
Faccio parte dell'Associazione dei veterani composta da 20 membri: alcuni possono ancora camminare; altri giacciono in un letto per quello che hanno sofferto. Ho apprezzato la realizzazione del Colombario. Per me, questo gesto significa che per lo meno i posteri potranno sapere che abbiamo partecipato alla guerra e abbiamo dato il nostro contributo per la generazione futura e la nazione, con generosità, anche con molta paura e sofferenza, però l'abbiamo fatto. Per questo, si può dire ai giovani di oggi che prendano esempio da ciò che gli anziani hanno vissuto e conoscano il valore del soldato paraguaiano.

Signor Ramón Britos, 95 anni

Ho 95 anni e sono un veterano della Guerra del Chaco. Io ero militare; mi trovavo da circa tre anni nella marina, quando cominciò la guerra; avevo 20 anni e dovevo partire a giugno del 1932. Altri furono congedati e questo toccava anche a me, ma il comandante mi affidò unSignor Ramón Britos compito nell'arsenale di guerra. Quando vedevo partire i ragazzi mi nascondevo, perché si diceva che chi partiva non sarebbe più ritornato. Volevo uscire dalla caserma, ma, a causa della guerra, rimasi lì ancora due anni.

Mi inviarono nel Chaco fra i combattenti e arrivai in un luogo chiamato Oruro. Là i boliviani avevano scavato trincee di un metro di profondità, dalle quali sparavano contro i nemici.

C'era tanta paura, ma bisognava uccidere. Era tutto bosco; una selva impenetrabile che non ci permetteva di passare: inoltre c'era il problema del caldo e degli animali feroci. Io ero nella settima Compagnia del nono Reggimento. Ho visto morire i miei compagni e il pensiero sempre fisso nella mia mente era: "Che cosa conviene fare in quel momento?"

La mancanza d'acqua era un gran problema. Migliaia di soldati soffrivano la sete; l'acqua delle sorgenti era salata. Alcuni arrivarono a bene la propria urina.

Insieme al mio Reggimento sono passato per molti luoghi nella selva, anche in territorio boliviano. La guerra è stata dura ed era difficile uscire da quell'inferno. Dopo la fine della guerra abbiamo marciato molto a piedi, distanti più o meno 800 chilometri da Puerto Casado, e io mi sono salvato solo per un miracolo di Santa Librada, che venero molto. In effetti, io non potevo marciare a causa di una ferita aperta, che avevo nella pianta di un piede. Per questo rimasi in un luogo dove c'era il prato. Mi incontrò un vicino che mi spinse a marciare perché gli ultimi soldati stavano passando e se rimanevo lì c'era il pericolo delle tigri. Tuttavia, trovai una soluzione con il grasso della mia "paella": così riuscii a marciare e a salvarmi. Ebbi fortuna.

Il Columbario che è stato realizzato qui a Ypacaraí ha una grande importanza per noi, perché molti non crederanno in quello che abbiamo vissuto; ma lì c'è il simbolo degli uomini che sono morti. In nessun luogo si è realizzato ciò che è stato fatto qui, per noi e per i nostri compagni morti in guerra.

Per tale motivo, anch'io ho apprezzato l'offerta di questo omaggio.
Ho parlato abbastanza con i giovani di oggi, a cominciare dai miei figli, e ciò che ho detto è che essi potrebbero essere gli eredi dei combattenti, i loro discendenti, per continuare a mantenere viva la memoria di tutti coloro che hanno dato la propria vita nella Guerra del Chaco.

(A cura di Emanuela Furlanetto)

15/03/08

 
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