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UN SACRAMENTO PER CHI LOTTA E AMA LA VITA

L'Unzione degli infermi a Ypacaraí


La Chiesa
come sposa di Cristo predica e annuncia la liberazione e la salvezza da ogni male, spirituale e fisico. Desidera che gli uomini abbiano vita e per questo non ama la morte.

Questo è il senso profondo dell'Unzione degli infermi, sacramento che Emilio ha amministrato nella parrocchia Sagrado Corazón de Jesús a Ypacaraí, in Paraguay, ad un gruppo di 34 ammalati e anziani.

Impartire l'Unzione degli infermi significa chiedere al Signore la forza per lottare contro tutto ciò che impedisce all'uomo la pienezza della vita, in senso spirituale e fisico. Per coloro che soffrono di una qualche malattia o che per l'età avanzata si incamminano verso la morte, questo sacramento permette di porre la propria vita nelle mani di Dio: Lui ce l'ha donata e a Lui la restituiamo.

È per questo che la celebrazione inizia rigettando il peccato, morte autentica dell'uomo, mentre recitando la preghiera che Gesù stesso ha insegnato, gli infermi chiedono al Padre di poter fare la sua volontà in terra come in cielo.

L'Unzione degli infermi fortifica lo spirito e aiuta a compiere la volontà del Signore che, con il suo cuore ricco di misericordia, vede, conosce, ama ciascuno personalmente, dal più piccolo al più grande, nonostante la misera umanità e il peccato di ognuno, e per ognuno vuole la salvezza.

Il segno dell'unzione sulla fronte è, perciò, un sacramento per chi è disposto a combattere, è un segno di lotta per chi ama la vita e sa offrire la propria sofferenza per realizzare la volontà del Signore.

Non è un sacramento magico

L'Unzione degli infermi non è un atto magico, non elimina la morte e la malattia. La Chiesa non pratica la magia, che è solo un inganno delle persone, una menzogna e perciò un peccato contro lo spirito della verità. Per chi crede, l'Unzione degli infermi fortifica lo spirito: quando lo spirito è forte, una persona diventa capace di lottare e di combattere per vivere. C'è sempre, infatti, una relazione tra il modo di pensare e il benessere o il malessere del corpo: è quella che la scienza medica oggi definisce relazione psicosomatica. Una persona che vuole vivere e vuole star bene inizia già a migliorare, sa sopportare tante difficoltà e non si lamenta continuamente dei propri mali, sa relativizzare la propria condizione non considerandola più grave di quella che è realmente. Uno spirito che ama la vita aspira a fare la volontà del Signore perché sa che lì si incontra la vera felicità.

Vi sono persone sofferenti che quando si chiede loro come stanno, rispondono che stanno lottando, sempre con la speranza e soprattutto nell'accettazione della volontà di Dio. Indubbiamente si deve fare tutto il possibile per combattere e vincere la malattia, però si deve pure saper accettare, quando non rimane più niente da fare, che si compia la volontà di Dio, continuando ad amarlo con cuore grato nell'avversità, dopo averlo amato nella prosperità.

Non si risolvono di certo tutti i problemi della sofferenza e della malattia, degli ospedali e dei medici, con una benedizione o un'unzione. Questo sarebbe davvero magia, qualcosa che andrebbe contro la volontà di Dio, che, invece, vuole che i medici facciano il loro lavoro e lo facciano bene, con coscienza professionale, con amore, con la consapevolezza e la conoscenza che servono per aiutare i fratelli colpiti dalla malattia.

La sofferenza entra nel piano di Dio: un malato o un anziano non è una persona inutile, perché improduttiva, come molti pensano. Non è questo il pensiero di Gesù e della Chiesa. I sofferenti, al contrario, hanno un compito e una missione importante, se sanno unire il proprio soffrire a quello di Gesù che sulla croce ha salvato il mondo.

Un ponte di preghiera per unire la propria sofferenza alla croce di Cristo

Mostrando il quadro, simbolo del ponte di preghiera lanciato tra la parrocchia di Ypacaraí e quella di Obeck, in Camerun, Emilio ha invitato gli infermi e gli anziani di Ypacaraí che hanno ricevuto il sacramento dell'Unzione ad associarsi nella costruzione di questo ponte, come già molti stanno facendo nelle due parrocchie, e ad unirsi alla croce di Cristo per non perdere il valore salvifico della propria  sofferenza.

Pregare per altri che soffrono, ricordarli con la recita del Rosario, aiuta a dimenticare i propri malanni e a liberare, così, la mente dal pensiero della propria malattia. Nell'impegno fedele della preghiera, si diventa persone utili, missionari di Gesù crocefisso, la cui croce, unicamente, salva l'umanità. La sua croce è la forza di Dio, debolezza e follia per chi non crede, ma per chi crede vera saggezza e potenza del Signore.

Come da Obeck molti stanno pregando perché gli ammalati e i sofferenti di Ypacaraí abbiano la forza per affrontare tutte le difficoltà ed essere dei veri lottatori, così anche da Ypacaraí nuovi combattenti si devono unire per rafforzare il ponte di preghiera usando le uniche armi a disposizione: la forza della propria sofferenza e del sacramento ricevuto, la speranza e, soprattutto l'amore al Signore.

Emanuela Furlanetto


19/02/2011

 
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