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Un simbolo di responsabilità e di fedeltà
 

Nella chiesa parrocchiale di Ypacaraí, in un'atmosfera di vera armonia e bellezza, sono state celebrate le Prime Comunioni di un gruppo di bambini tra i dieci e gli undici anni.

È stato un giorno importante per quei bambini, ma senz'altro lo è stato anche per  i genitori che con loro si sono preparati a questo momento.

Nella ricchezza simbolica che la Chiesa ci offre, il celebrante è voluto partire dal sottolineare il valore del gesto che si compie, in questo rito, con la candela che, portata all'altare dal padre, accesa dal sacerdote, consegnata alla madre e infine al figlio, è stata poi affidata di nuovo ai genitori con un messaggio preciso.

La candela di ogni ragazzo, infatti, segno della purezza della sua fede, è stata data ai rispettivi genitori affinché la conservino fino al giorno della Cresima dei loro figli.

Per ciascun genitore ciò significa assumere la responsabilità grande di accompagnare, vegliare e aiutare a crescere il proprio figlio nell'amore, nella pazienza, ma anche nella fermezza e nella verità, per maturare nella bellezza che hanno manifestato e vissuto nel giorno della loro Prima Comunione.

Nel processo di crescita, infatti, se, da una parte, i figli sono i protagonisti, dall'altra i genitori ne sono i primi responsabili.

È ai genitori che spetta il primo compito nell'educazione dei loro ragazzi.

Né la scuola, né la Chiesa possono fare ciò che compete alla famiglia, anche se molte volte sono chiamate a supplire alle mancanze di quest'ultima.

La responsabilità dei genitori, in tal senso, non è solo quella di dire le cose giuste, bensì quella di mostrarle, cosicché i figli vedano e tocchino con mano una realtà positiva.

In un processo di crescita i discorsi, le parole servono a ben poco; quello che incide è la testimonianza, è l'esempio, il vivere quello che si indica con la parola.

I genitori non devono dire ai loro figli cos'è la bellezza, la forza, la fermezza, la dolcezza, la verità, la giustizia, ecc., ma devono mostrarle. Se queste parole non  sono vissute in prima persona dai genitori, i figli crescendo, nel loro processo pedagogico e psicologico, ben presto vedranno in loro la differenza tra ciò che dicono e ciò che fanno.

Oggi si parla tanto di cambiamento, si fanno tanti proclami e si chiede sempre agli altri una trasformazione, ma è da se stessi che comincia a nascere una realtà diversa, se si mostra nei fatti un comportamento nuovo.

Non si può parlare ai propri figli di pulizia, se poi essi non vedono la pulizia nella propria casa, nei propri genitori; non si può, tanto meno, parlare di Eucaristia, se i figli non vedono i padri e le madri inginocchiati davanti al Corpo del Signore; è inutile parlare della serietà di una celebrazione e di un atto importante come quello della Prima Comunione, se poi ognuno utilizza la Chiesa come un mercato.

Il punto è sempre lo stesso: la novità è vivere le cose dette, quelle piccole cose di ogni giorno, vissute con amore, con pazienza, con serietà.

Quei genitori che con i loro figli si sono preparati a questo giorno e hanno accolto nelle loro mani la candela accesa dal celebrante, dovranno essere i primi testimoni di fronte ai loro ragazzi. Prendendo nelle loro mani quella candela hanno assunto la responsabilità di accompagnarli e di amarli di un amore vero, autentico.

Questo amore non è dare ai figli tutto ciò che chiedono; non significa riempirli di cose, ma è piuttosto permettere loro di comprendere il valore di esse e di tutto ciò che esiste, affinché essi stessi possano scoprire la bellezza e il valore della vita.

Ciò è possibile solo stando accanto a loro, stabilendo un dialogo aperto, dedica ndo loro tempo e preoccupazione.

I genitori non possono dimissionare le loro responsabilità scaricandole sui parenti, sulla scuola o la Chiesa. I figli, prima di tutto, hanno bisogno che i genitori facciano loro comprendere e mostrino il prezzo delle cose, li aiutino a scoprire la loro libertà per saper conquistare, superando difficoltà e ostacoli, ciò che desiderano nel profondo del loro cuore.

Tutto ciò è racchiuso in quella candela che i genitori hanno ricevuto nelle loro mani con l'impegno di conservarla e non dimenticarla.

Solo chi saprà restare fedele alla purezza e alla luce che quella candela simbolizza, e saprà restituirla nel giorno della Cresima del proprio figlio, potrà dire di averlo amato e accompagnato nel crescere e nel maturare la bellezza vissuta nel giorno della sua Prima Comunione.


Emanuela Furlanetto



 

 
10/11/07
 
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