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Una festa di pace per tutti


Commemorazione degli ex combattenti e dei veterani del Chaco

Ypacaraí, 12 giugno 2008


Il 12 giugno è una data storica in Paraguay, perché commemora il trattato di pace con la Bolivia, firmato nell'anno 1935, dopo una lunga e dura guerra fratricida, combattuta nel luogo inospitale del Chaco paraguaiano.

Quest'anno, nella città di Ypacaraí, questa commemorazione è stata organizzataGli ex combattenti e i veterani del Chaco dall'Amministrazione Comunale, con un atto solenne molto particolare (cfr. "ABC Color" 13/6/2008, pag. 40).

Il sindaco, Adalberto Morínigo Barrios, aveva promesso di fare tutto quello che era nelle sue possibilità per onorare gli ex combattenti e i veterani del Chaco ancora vivi e quelli già morti, in particolare, tutti i giovani che persero la vita nella guerra.

Nello scorso mese di gennaio, è stato inaugurato un colombario nel cimitero locale, come segno tangibile di onore agli ex combattenti, realizzato con la collaborazione di varie persone, in particolare, su iniziativa del signor Abrahán Centurión e del Comune. In quella circostanza, il Sindaco, costatando che i presenti erano pochi, promise di compiere un'azione di sensibilizzazione e un atto più ufficiale e solenne nella città.

E ha mantenuto la promessa. Infatti, il 12 giugno, l'atto ufficiale che, a causa dell'inclemenza del tempo, non si è potuto svolgere davanti al colombario, com'era previsto, ma nel campo sportivo della città, ha mostrato tutta la solennità della circostanza e, soprattutto, il ringraziamento agli ex combattenti di Ypacaraí presenti, nella grande maggioranza ultranovantenni.

A questo atto erano stati invitati: le autorità politiche, i rappresentanti del Senato della Repubblica del Paraguay e delle Forze Armate, le autorità locali civili e religiose e, soprattutto, i rappresentanti delle istituzioni scolastiche e dei differenti collegi della città.

Ciò che ha più commosso e attratto l'attenzione è stata la richiesta di perdono che il Sindaco ha avuto il coraggio di presentare pubblicamente davanti agli ex combattenti, perché essi da molto tempo non erano stati apprezzati, ma abbandonati, a volte utilizzati, quando servivano, e poi dimenticati.

"Essi non hanno neanche avuto la fortuna di essere favoriti economicamente", ha riconosciutoIl Sindaco Adalberto Morínigo Barrios, ed Emilio il Sindaco, il quale, in quanto autorità eletta, senza sfuggire dalla sua responsabilità, ha voluto lanciare un messaggio forte ai giovani perché nel prossimo futuro assumano la direzione di questo paese e apprezzino il fatto di avere "l'onore di vedere ancora in vita questi amati e gloriosi ex combattenti della guerra del Chaco".

Ha anche aggiunto, ad onor del vero, per la prima volta, "che, quando essi furono chiamati a combattere, non erano eroi - come si è soliti definirli - ma per lo più umili giovani che non sapevano perché continuavano a stare lì. Molti furono anche ingannati, ma questo non era importante, perché, al fondo, compresero che, al di sopra di qualsiasi situazione e degli interessi transnazionali, che probabilmente furono i veri responsabili di questa guerra fratricida contro un paese fratello, era necessario presentarsi, pronti a difendere i confini della nazione. Erano semplici giovani, umili paraguaiani, che andarono al Chaco abbandonando tutto il meglio di se stessi: la loro famiglia, il loro popolo e soprattutto andarono al Chaco, in questo luogo fino ad oggi inospitale, offrendo il meglio della loro esistenza, la loro gioventù. Dopo, si convertirono in eroi".

Al termine del suo intervento, il Sindaco ha invitato a fare tutto il possibile in favore degli ex combattenti, negli anni che restano loro, perché se lo meritano. "È quanto di meglio possiamo fare - ha aggiunto - per sdebitarci, essendo una generazione che ha avuto il privilegio di condividere questa esistenza con coloro che difesero il paese, offrendo la loro vita e il meglio di se stessi nel Chaco".

Emilio, che era presente, invitato espressamente dal Sindaco, ha ripreso il suo discorso, sottolineando la verità di questa situazione. Ha ricordato, inoltre, che quando entrò per la prima volta nella sede degli ex combattenti, invitato dai signori Centurión e Cabrera e da altri amici, provò vergogna nel vedere come questi uomini, che salvarono il paese, fossero soli e abbandonati, senza nessuno e senza niente. In quell'occasione, egli disse che avrebbe fatto tutto quello che era in suo potere, affinché si ponesse termine a questa storia di manipolazione, a causa della quale, quando servono, si parla di loro e, quando non servono più, li si mette nel dimenticatoio.

Chiedere perdono, quindi, era la prima cosa da fare in quest'atto. Ma non è sufficiente, perché ci dobbiamo ricordare di loro ogni giorno.

Per questo Emilio, nell'esprimere il suo apprezzamento sul discorso del Sindaco per aver avuto il coraggio di chiedere perdono e di dire che questi ex combattenti non erano eroi, ha aggiunto, anche lui, che questi "erano ragazzini che, molte volte, non sapevano né leggere né scrivere; non sapevano perché dovevano partire, però fecero il loro dovere e difesero questa terra, perché era la loro. - Ha anche affermato - come diceva Bertold Brecht: 'Disgraziata è la terra che ha bisogno di eroi'; noi abbiamo bisogno di gente comune, di gente semplice".

Davanti alle autorità, quindi, Emilio ha chiesto che si facciano "leggi che stabiliscano l'aumento della pensione, perché l'onore vero non è quello che è stato reso loro oggi. Infatti, con tutto ilIl senatore José Guastella rispetto dovuto ai presenti, la cosa più importante è che si aumenti la pensione, perché molti sono morti nella povertà assoluta".

Facendo notare la bellezza del momento, egli ha sottolineato anche che non si deve ridurre "tutto a grandi parole e commemorazioni e poi ognuno torna a casa sua. In effetti, visitando l'abitazione della maggior parte di questi uomini, sappiamo dove vivono, come hanno vissuto, come vivono e, soprattutto, come molti di loro sono morti".

Alla fine del suo intervento, ha fatto notare che commemorare il 12 giugno significa soprattutto festeggiare la pace, un trattato di pace, perché i popoli vivano nella pace.

Poi, rivolgendosi ai senatori Carlos Mateo Balmelli e José Guastella, membri del Parlamento Nazionale della Repubblica del Paraguay, li ha invitati a fare tutto il possibile affinché si costruisca la pace.

Inoltre, anche come segno di pace tra tutti i figli dello stesso paese, Emilio ha invitato ilEmilio e il signor Julio Jiménez rappresentante della Chiesa Battista, Julio Jiménez, suo amico, a prendere parte alla benedizione e all'invocazione della pace, per mostrare che quell'atto non era una commemorazione solo della Chiesa Cattolica, ma di tutto il popolo paraguaiano.

"Al di là della differenza di partito, - ha terminato Emilio - della differenza del colore della maglietta; anche al di là della differenza di idee, di religione, di storia e di cultura che possiamo avere, le differenze non devono essere mai un motivo di separazione. Costruiamo, quindi, questo Paraguay come un luogo di pace; come un luogo che tutti possano vedere e riconoscere come esempio di bellezza e di amore; come la città di Dio, che è già presente in terra!".

(A cura di Emanuela Furlanetto)

08/07/08

 
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