Appartengo al gruppo liturgico che si occupa di preparare tutto ciò che serve per la liturgia in parrocchia. Aver ricevuto il foulard liturgico, segno sacro e distintivo del nostro gruppo, per me significa essere più vicina al Signore. Emilio ha sottolineato che noi non stiamo servendo il sacerdote, ma Dio stesso. Ciò l'ho
appreso conoscendo meglio la Chiesa e la vita di Gesù, nelle celebrazioni e negli incontri, come anche ho imparato a prendere coscienza delle azioni sbagliate che compio e a cambiare i miei atteggiamenti. Ecco perché il foulard liturgico lo riceve solo chi vuole servire Dio nella Chiesa, a scuola, per strada, in famiglia, sempre.
La consegna del foulard liturgico è stato un momento molto bello anche per mia madre, perché mai aveva potuto far indossare a una figlia un segno come questo, sacro e meritato. Era orgogliosa di questo mio traguardo e mi ha esortato a essere fedele al gruppo.
Durante il tempo della formazione, mi sono impegnata e ho visto che, se voglio raggiungere un obiettivo, con sforzo e dedizione lo posso conseguire. Un obiettivo che ci caratterizza è la coerenza nel vivere ciò in cui crediamo. Questa consapevolezza mi ha cambiato molto, perché prima non volevo far nulla e non ascoltavo; adesso mi piace impegnarmi, mi sacrifico volentieri per imparare e voglio partecipare sempre più alla vita della parrocchia, anche aiutando i nuovi membri del gruppo: dobbiamo essere un esempio per le altre persone. Una cosa, soprattutto, voglio trasmettere: noi ragazze non dobbiamo essere come le cose che si usano e si gettano; al contrario, dobbiamo brillare nella vita, testimoniando che agire in modo corretto e cristiano è possibile. I miei compagni sanno che faccio parte del gruppo liturgico: alcuni mi prendono in giro e altri mi apprezzano, ma io debbo perseverare nel dare il buon esempio.
Joaquín Meza
Essere chierichetto per me è una responsabilità molto grande, sono chiamato a contraddistinguermi nel bene ed è un'esperienza unica poter servire alla mensa del Signore.
All'inizio era difficile per me rispettare le regole, mentre ora questo impegno è parte della mia vita.
Dell'insegnamento di Emilio mi è rimasto scolpito l'invito a formarmi un carattere forte, una personalità
distinta, ad essere un cristiano dentro e fuori della chiesa. Dobbiamo essere un esempio per gli altri, per la gente, che deve vedere in noi come ci si comporta in chiesa e nella società: solo così possiamo influire in essa. Senza autoritarismi, ma spiegando razionalmente le cose.
Ringrazio i miei genitori per tutti i sacrifici che hanno fatto nell'accompagnarmi in questo cammino. Proprio il giorno della benedizione delle vesti, stavano lavorando e hanno lasciato tutto per stare con me. Tutta la mia famiglia è orgogliosa che io possa servire all'altare del Signore.
Ringrazio soprattutto Emilio perché i suoi insegnamenti mi hanno aiutato a formarmi come persona in questi anni. Se non avessi partecipato in questo gruppo la mia vita sarebbe diversa. Questa esperienza mi ha aiutato in tutti gli aspetti etici e pratici della mia esistenza. D'altronde, a noi giovani non basta ascoltare le cose che ci dicono gli adulti, vogliamo sperimentarle.
Lo stesso vale per la vita cristiana: non si tratta di parole, ma di vivere quello che si dice. Non basta leggere la Bibbia, ma occorre metterla in pratica, altrimenti non serve a nulla e non si capisce.
Ho imparato che ogni essere umano ha un sogno che deve scoprire, perseguire e raggiungere, per quanto difficile possa essere. Nessuno può ordinarmi, ad esempio, di essere sacerdote, ma sono io che debbo arrivare a capire quale strada debbo imboccare, cercando la volontà di Dio e rimanendo al suo fianco. Agli altri giovani direi di stare sempre con Gesù, di non arrendersi e di lottare per realizzare il proprio sogno. Ogni cammino è segnato da ostacoli, però non ci dobbiamo fermare alla prima difficoltà, ma assumerci la nostra responsabilità e mettere in pratica ciò che diciamo.
Casimiro Centurión
Mio figlio Arturo sta maturando con gli altri chierichetti una crescita personale e sta ricevendo un'ottima educazione religiosa. Il suo cammino si riflette e incide nella famiglia. Per questo siamo presenti insieme la domenica alla Messa: io, mia moglie Ana e tutti i miei figli. Non possiamo esigere dai figli quello che noi non facciamo, dire loro di andare a Messa se anche noi non andiamo.
Nella formazione dei chierichetti vi è l'aspetto per me fondamentale della disciplina personale: alzarsi quando è ora, educare il proprio corpo, mangiare con misura, saper distinguere i luoghi e i momenti, e saper spiegare razionalmente il perché di queste scelte. Solo chi rispetta se stesso, infatti, può pretendere di essere rispettato. Tutto questo fa parte di una scuola continua che si fa in parrocchia. Emilio fa omelie approfondite perché si preoccupa per i nostri ragazzi e per tutti noi. Chi vuole davvero ascoltare e capire ha qui una grande opportunità.
Arturo è un ragazzino molto obbediente e studioso, ma è il suo essere chierichetto che lo aiuta in tutto il resto.
Quanto si fa oggi in parrocchia, in effetti, ci fa crescere come famiglia, ci aiuta a dialogare tra noi, a stare uniti, a ringraziare per ciò che abbiamo, a condividere e dare un esempio di laboriosità: con il lavoro ci sosteniamo, perché le cose che si ottengono con il sacrificio e il sudore valgono più di quelle regalate. Su questo aspetto Emilio insiste molto e condivido il fatto che i giovani non devono ricevere tutto gratis, ma devono guadagnarselo.
Noi genitori non possiamo determinare il futuro dei figli, ma se Arturo vorrà continuare ad impegnarsi in parrocchia, ne saremo molto contenti. È una gioia vederlo preparare sempre un giorno prima l'abito della festa e la sua veste liturgica.