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Ypacaraí: la novità della Pasqua


Trascorrere la Settimana Santa tra tanti giovani, in Paraguay, è una cosa del tutto normale e quasi scontata. Anche quest'anno, nella parrocchia di Ypacaraí è stata organizzata la "Pasqua Giovane" (Pascua Joven) con quasi 300 ragazzi, come avviene in molte altre parrocchie. Non sono nuovi neppure la devozione, il silenzio e l'ordine con cui i ragazzi hanno partecipato alle diverse liturgie: abbiamo parlato altre volte sul nostro sito web della cura che viene data nella nostra parrocchia all'aspetto liturgico. Inoltre, la stragrande maggioranza di questi giovani partecipa, tutte le domeniche, alla celebrazione eucaristica parrocchiale.

A dire il vero, negli stessi giorni qualcosa di inusuale e di inquietante, per chi ne sa misurare tutte le conseguenze, aveva scosso il clima politico, sociale e religioso del Paraguay, ed i giornali di tutto il mondo ne hanno parlato. Ma anche di questo si potrebbe dire: "Niente di nuovo sotto il sole". Da più di 2000 anni, in questi giorni santi, la Chiesa parla del tradimento di Giuda e del rinnegare di Pietro; e come ha sottolineato Emilio nelle sue omelie, va ricordato che si trattava di persone "scelte" da Gesù.

I riti della Settimana Santa, come la storia che vi si racconta, non sono nuovi ai cristiani e neppure a chi si avvicina alla parrocchia solo in questi giorni, per tradizione. Ma qual è allora la novità che la Pasqua ci porta, soprattutto in un paese dove tutto sembra cambiare per lasciare tutto come sempre?

"La novità è vivere le cose dette". È la frase che si leggeva a grandi lettere in un lungo striscione appeso alla parete del Centro parrocchiale, dove i giovani si sono riuniti per più giorni.

La "malattia della parola"

Essere fedeli nella vita a quanto si promette o si afferma è la sintesi, il punto di avvio e di arrivo della rivoluzione cristiana. Un cammino che liberamente si sceglie, come risposta ad un annuncio ricevuto, e che porta alla vera libertà, quella che proviene dalla verità. Per non essere schiaviCard. Angelo Bagnasco della menzogna, occorre andare fino in fondo ed essere disposti a pagare un prezzo duro. Questo tema ha richiamato tutti a seguire l'esempio di Gesù, fedele alla sua missione di amore fino alle estreme conseguenze.

La formazione dei giovani è oggi una priorità, poiché la realtà che li circonda è marcata dalla corruzione di tutti i valori, a cominciare da quello della parola. Anche in Paraguay, infatti, come in Italia, esiste il problema d'una "emergenza educativa", che come ultimamente ha affermato il Card. Angelo Bagnasco, è una "priorità irrinunciabile" che ci chiama "ad essere continuamente in uno stato di permanente educazione"[1].

Per la "malattia della parola", significati diversi e contradditori si nascondono dietro uno stesso vocabolo e, in questo modo, si sottrae all'uomo la possibilità di costruire su basi ferme e solide, uccidendolo nel profondo. La corruzione della parola è la corruzione dell'intelligenza, ossia di ciò che caratterizza l'uomo nell'universo creato: colpire la sua natura razionale significa, infatti, condannarlo, perché il Logos (Verbo - Parola) del Padre, Ragione creatrice e interpretativa d'ogni realtà, non ha più la possibilità di entrare in relazione con lui, di tirarlo fuori dall'abisso in cui è caduto. In questo clima di corruzione della parola, Gesù Cristo, il Logos fatto Carne (cfr. Gv 1, 1-5.14), l'inviato del Padre, non ha più un linguaggio in comune con l'uomo, perché gli uomini non l'hanno più tra loro.

Il messaggio cristiano ci riconduce, invece, alla semplicità di chiamare le cose con il loro nome e di recuperare il valore di tante parole che oggi sono profondamente malate.

I giovani di Ypacaraí hanno avuto come supporto, nella loro riflessione, un film sulla vita di Karol Wojtyla che, pur vivendo in un contesto differente da quello paraguaiano, ha mostrato la forza della "parola" sulla violenza, della cultura sulla prepotenza, della verità sulla menzogna, il valoreMaría della libertà interiore contro ogni forma di schiavitù.

Le reazioni dei giovani

Rifletteva così, su questa Pascua Joven, María (17 anni), appartenente al gruppo di una trentina di ragazzi che hanno collaborato nell'organizzazione del ritiro: "I giovani possono cambiare se qualcuno parla con loro e li forma. Tuttavia, devono anch'essi fare uno sforzo per cambiare, devono fare di più. Questa Pasqua mi è servita a capire che debbo essere una cristiana responsabile".

Aggiungeva Leticia (15 anni): "Non è facile lavorare con i giovani, perché molti non mettono in pratica le parole che dicono. Oppure usano termini che non hanno dietro un significato pieno, come la parola ‘amore', che spesso è inteso solo come unLeticia gioco senza responsabilità. Questa Pasqua ha aumentato la mia fede ed ha alimentato il sogno di poter conoscere sempre cose nuove. Emilio s'impegna molto a formare i giovani affinché possano riuscire nella loro vita. Ascoltandolo potremo fare scelte più ponderate".

Aldo (16 anni), da parte sua, ha sintetizzato l'esperienza della Pascua Joven con queste parole: "Ho capito che occorre vivere quello che si dice. Non si può affermare una cosa e poi comportarsi diversamente. Oggi, questo è da tenere presente in modo particolare e ciò, nella maggioranza dei casi, non viene insegnato ai giovani, soprattutto in famiglia. Adesso sono più impegnato in parrocchia e ho molta voglia di partecipare. Vorrei ci fossero più incontri con i giovani. Non si deve cambiare il tipo di discorso che si fa, ma arricchirlo di tanti contenuti e conoscenze. Se iAldo giovani lo vogliono, possono fare bene, ma è importante che ci sia qualcuno che li chiama a lavorare, ad impegnarsi, come è successo a me. Come Emilio ci insegna, occorre sempre dire la verità ai giovani. Molti non ascoltano, ma vi sono anche quelli che rispondono positivamente. A volte hai come un'‘idea di fare qualcosa', ma ti manca la volontà o semplicemente un'opportunità. Tu stai lì e vorresti fare, ma tutti ti guardano, passano e ti lasciano lì, mentre è importante che ci sia qualcuno che ha fiducia in te, ti chiama e ti affida una responsabilità. Emilio ci ha proposto di essere un gruppo che pensa. Oggi sono pochi quelli che si fanno domande profonde e cercano risposte. Però, se non riflettiamo su quello che facciamo, e ci muoviamo solo per inerzia, andremo incontro ad un fallimento. A me piace quando in parrocchia abbiamo la possibilità di vedere film, riflettere su tante realtà del mondo e sulle grandi questioni della vita".

Ascoltiamo, infine, la testimonianza di Gabriel (18 anni): "Questa Pasqua per me è stata unaGabriel novità. Ho scoperto la vita di Giovanni Paolo II, che conoscevo poco, e mi ha colpito la liturgia, in particolare quella del Venerdì Santo, in cui tutto, dai gesti, alle parole, a come si presentava il tempio, mi ha fatto vedere realmente la morte di Gesù; poi, la liturgia coinvolgente della Resurrezione.

Mi sono piaciuti anche la recita del rosario con i giovani e i temi trattati. Ho compreso che la verità ha come sposa la libertà, mentre la menzogna la schiavitù. Non si può restare nel mezzo, devi scegliere. Tu vorresti stare con ciò che sembra farti bene e, allora, quando la verità fa male, non vuoi più stare dalla sua parte. La verità e la libertà richiedono un sacrificio, come ci mostrano la vita di Gesù e la vita di Wojtyla, che pagarono un prezzo duro per rimanere fedeli ad esse. Ho anche riflettuto sul fatto che, a volte, si è impotenti: non possiamo fare il bene agli altri se loro lo rifiutano.

Emilio ci ha parlato molto, ed anche in modo simpatico, della libertà. Alcuni giovani sono rimasti particolarmente colpiti. Essi possono cambiare. Hanno bisogno che il discorso sia ripetuto, con esempi diversi perché, altrimenti, si stancano subito. Purtroppo, molti vivono scegliendo la violenza e non la parola; io preferisco la scelta di Karol, quella della cultura, della parola, della riflessione. Per molti giovani conta il cellulare o come vestirsi per la prossima festa; si preoccupano dell'apparire e non dell'essere. Poi, ad un certo punto, si svegliano, ma sono già adulti ed inizia l'inquietudine. A me piace molto vedere i film in parrocchia ed ascoltare i discorsi di Emilio, chiari e veri. Desidero continuare ad impegnarmi, perché lavorare ti aiuta molto ad assimilare e sviluppare quanto hai ascoltato".

Mariangela Mammi



[1] Cfr. il saluto introduttivo del Cardinale Angelo Bagnasco al IX Forum del Progetto culturale (27 marzo 2009), in http://zenit.org/article-17712?l=italian.

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04/05/09 

 
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