|
L’Associazione camerunese contro l’epilessia
L’Associazione camerunese contro l’epilessia (A.C.C.E.) è la più importante iniziativa intrapresa nella lotta contro l’epilessia nelle nostre parrocchie di Nyamanga e Mbangassina ed è l’unica esistente in Camerun.
A causa della mentalità esistente, i bambini epilettici erano abbandonati a se stessi, non potevano frequentare la scuola, erano emarginati dalla vita della famiglia e della società.
Da diversi anni, un gran numero di malati è seguito e curato settimanalmente nel centro sanitario della missione. Tra i malati si contano anche molte giovani mamme. Molti di loro a causa di crisi violente sono caduti nel fuoco o hanno delle lesioni gravi.
L’associazione è nata con lo scopo di riunire questi malati epilettici che seguono regolarmente le cure, insieme con i loro familiari, per aiutarsi, suscitare una riflessione e cercare delle soluzioni ai loro problemi comuni.
L’associazione organizza riunioni, conferenze e giornate per i malati, accoglie ed accompagna tutti i membri. Essa vuole inoltre assicurare la continuità del trattamento prevenendo così le ricadute della malattia e si fa promotrice di attività che possano essere fonte di entrate a beneficio dei malati. Attraverso di essa molti sono tornati a vivere, a sperare, a condurre una vita dignitosa e sono rispettati e portati come esempio.
|
IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE RACCONTA
L’idea di iniziare un’associazione per gli epilettici è nata durante la sensibilizzazione sulla malattia che facevamo tra i genitori.L’associazione domanda a noi, genitori, d’interessarci, di partecipare alle riunioni, d’informarci e discutere insieme i problemi che riguardano i nostri figli. Essi hanno bisogno del nostro aiuto. Se abbiamo, per esempio, cinque figli e due di loro sono epilettici, anche quelli sono nostri figli. Non sono nati con la malattia, essa è venuta da sola, solo Dio sa come. Ma non bisogna isolarli, pensando che non hanno più un posto nella società. L’epilessia è una malattia come le altre, ma che può distruggere i nostri figli. Ci sono dei ragazzi che hanno avuto fino a trenta crisi al giorno, come mia figlia di quattordici anni ne aveva avute l’anno scorso. Sarebbe sicuramente morta se non fossimo intervenuti per curarla. Questa settimana sono partito per quattro giorni a lavorare nella lontana piantagione di Ngoké. Al mio ritorno, ieri, ho trovato mia figlia che aveva avuto una crisi. Per fortuna che la mamma era lì presente, e non è successo nulla di grave. Le crisi sono ormai rare e leggere.Attraverso l’associazione, noi domandiamo ai genitori di far andare i bambini a scuola. Prima noi non lo facevamo, perché pensavamo che i bambini non fossero in grado di apprendere. La maggior parte dei genitori non conosce nulla della malattia. Per esempio, i malati non debbono interrompere la cura. Lo scopo dell’associazione è di aiutarci l’un l’altro. Alle riunioni facciamo la raccolta dei soldi per una cassa comune, poi i ragazzi ricevono qualcosa da mangiare, perché, dopo essere venuti qui a piedi, non possono restare tutta una mattina senza mangiare qualcosa. Dopo c’è uno scambio d’informazioni di sensibilizzazione per i malati e per i genitori.Grazie all’associazione, si è operato un gran cambiamento nel comportamento dei malati e dei loro genitori. Innanzitutto per quel che riguarda la conoscenza della malattia. Prima non ne sapevamo nulla. Il ragazzo che diveniva epilettico non era più considerato un essere umano, era isolato, non poteva mangiare con gli altri, perché credevamo che si trattasse di una malattia contagiosa. “Egli non è più dei nostri”, si diceva. Quando aveva una crisi, tutti fuggivamo, perché avevamo paura. Oggi, di fronte ad una crisi sappiamo invece come comportarci. Per la prima volta abbiamo inoltre partecipato, come associazione, alla giornata mondiale del malato che si è tenuta nel mese di febbraio dello scorso anno a Yaoundé. Il denaro che mettiamo da parte ad ogni riunione ci ha permesso di pagare il viaggio ed il soggiorno. Avevamo uno stand al palazzo dei congressi con una rappresentanza di due genitori e tre malati equilibrati. Per me è stata una vera scoperta. Molte persone che sono passate a visitarci erano meravigliate nel vedere che gli epilettici potevano essere seguiti e curati e ci hanno posto molte domande. L’incontro col nostro vescovo mons. Bala, durante la sua visita pastorale a Nyamanga, il 28 gennaio scorso, ci ha incoraggiato a fare della nostra associazione un punto di riferimento per tutta la diocesi e per il paese intero.
Assamba Timothée
Presidente dell’associazione A.C.C.E.
|