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Mons Jean Marie Benoît Bala incontra l’Associazione camerunese contro l’epilessia (A.C.C.E.)

La visita pastorale di mons. Jean Marie Benoît Bala, vescovo di Bafia, alla parrocchia di Nyamanga è stata l’occasione per il nostro vescovo di incontrare anche l’Associazione camerunese contro l’epilessia (A.C.C.E.).
Ecco un estratto del suo messaggio di speranza rivolto ai malati dell’associazione e ai loro genitori:
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“Incontrandovi oggi per la prima volta, vorrei che ognuno di voi sappia che, nonostante la sua situazione, è amato da Dio. Non dovete sentirvi abbandonati da Dio nella vostra sofferenza e nelle vostre difficoltà. Dio vi manifesta il suo amore attraverso tutto l’accompagnamento di cui godete da parte della Comunità Redemptor hominis e degli animatori sanitari. Essi sono in mezzo a voi per rendere concreto ogni giorno quest’amore di Dio e la sua vicinanza. Con gioia costato che voi non vi scoraggiate, ma che avete preso coscienza di poter far molto. Attraverso la vostra associazione, insieme, voi potete demistificare l’epilessia, toglierle quell’alone misterioso per ridarle la sua giusta dimensione di una malattia come le altre. Occorre conoscere per vincere, mettersi alla scuola, apprendere e insegnare agli altri, per vincere insieme questa battaglia. Rifletteremo insieme come far fronte alle tante sfide che ci pone la malattia, non ultima quella dell’interruzione dei rifornimenti di medicine. Occorre agire con corresponsabilità. Ognuno facendo la sua parte. Faccio, quindi, appello innanzitutto alla vostra responsabilità e a quella dei vostri genitori. Da parte nostra, la diocesi ha preso molto seriamente il problema. Occorre che anche le autorità politiche facciano la loro parte. La malattia ha raggiunto le proporzioni di un problema di sanità pubblica, che lo Stato deve prendere in seria considerazione. Da parte vostra occorre che poniate questo problema concreto della nostra popolazione anche nei meeting di partito e nelle riunioni dei comitati di base. L’associazione è un quadro giuridico che vi permette di agire e di esercitare la vostra responsabilità. Non possiamo chiedere ad altri di aiutarci in ciò che supera le nostre capacità, se ognuno di noi non ha fatto la sua parte, non ha lavorato nella corresponsabilità. Vi incoraggio dunque vivamente a continuare su questo cammino iniziato”.
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