29 Settembre: la battaglia di Boquerón
Il 29 settembre in Paraguay è festa nazionale. Si ricorda, infatti, la presa del forte Boquerón, che segnò, nella "guerra del Chaco" contro la Bolivia (1932-1935), una tappa fondamentale.
Scrive Augusto Roa Bastos, il famoso autore paraguaiano, nel suo libro Hijo de hombre: "Boquerón è un osso duro da digerire. Il movimento peristaltico delle nostre linee lavora inutilmente per deglutirlo. C'è qualcosa di magico in questo pugno invisibile di difensori, che resistono con indemoniato accecamento nel ridotto boscoso. È combattere contro fantasmi, saturati da una forza agonica, mollemente sinistra, che ha sorpassato tutti i limiti della consunzione, dell'annichilamento, della disperazione".
Una descrizione epica che vuole rendere viva la sofferenza dei paraguaiani in quei venti giorni di battaglia per recuperare il forte, che si trova nell'arida regione del Chaco. Una sofferenza che coinvolse assedianti e assediati, stretti dai morsi della fame e della sete.
Dal 26 settembre 1932, i paraguaiani intensificarono il loro assedio e il 29 settembre doveva realizzarsi un attacco generale, per ottenere la resa delle valorose forze boliviane che occupavano il forte. La mancanza di munizioni, d'acqua, di viveri e di medicine segnò la sorte dei boliviani e dette alle forze paraguaiane la possibilità di difendere il proprio territorio in questa guerra che fu una delle più sanguinose che si combatté, nel XX secolo, in America Latina.
Per tre anni 140.000 paraguaiani lottarono contro 250.000 soldati boliviani, per assicurarsi il territorio del Chaco, dove si credeva esistesse il petrolio, e che poteva rappresentare per la Bolivia uno sbocco sul fiume Paraguay.
Scriveva, nei suoi appunti, l'allora Vescovo d'Asunción Mons. Sinforiano Bogarín, riguardo al conflitto: "Stiamo già in piena guerra. La carneficina umana si svolge a Boquerón e il soldato paraguaiano sta provando che è degno nipote dei suoi antenati". Lo stesso Vescovo protestava per come il prezzo di questa guerra fosse pagato solo da alcuni: "Il nostro popolo è insorto... non in armi ma nello spirito; non vuole andare al Chaco, non perché non sa il suo dovere di paraguaiano, ma per protestare contro la palese ingiustizia che sta vedendo: mentre alcuni sono andati al Chaco, una, due o tre volte, migliaia di cittadini - più sani di loro - non sono andati lì grazie a permessi ottenuti, con favoritismi o denaro... I combattenti dicono: ‘che vadano tutti gli imboscati e con loro ritorneremo anche noi'".
Il Paraguay, alla fine del conflitto, nonostante avesse recuperato quasi tutto il territorio del Chaco, stava sull'orlo del collasso economico. La guerra gli costò 124.503.515 dollari, dei quali 5.542.126 provennero dall'estero. Dei 140.000 uomini mobilizzati per il fronte, 36.000 morirono.
Fonti: http://www.elmiradorparaguayo.com/ (24/09/08);
J. S. Bogarín, Mis apuntes. Memorias de Monseñor Juan Sinforiano Bogarín, Editorial Histórica, Asunción 1986, 126; 131;
E. Cardozo, Breve historia del Paraguay, El Lector, Asunción 1987, 146-157
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Atyhápe è una parola della lingua guaraní del Paraguay che significa “in riunione”. Come nell’agorà gli antichi greci si riunivano per scambiare le proprie opinioni, noi, attraverso questa rubrica, che periodicamente pubblicheremo sul nostro sito, ci riuniamo idealmente con i nostri lettori di lingua italiana per comunicare loro alcune notizie sulla realtà del Paraguay, tratte dai giornali locali.
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