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Chaco paraguaiano: emergenza tutto l'anno


Da circa un mese, il Governo del Paraguay ha dichiarato puntualmente, anche quest'anno, lo stato di emergenza nella zona nord del paese, quella chiamata Chaco paraguaiano.

È noto che in questa regione tropicale non piove per mesi e vengono perciò a mancare acqua e cibo per le comunità indigene che la abitano, le più povere del paese.

Ogni anno si ripete, perciò, il rituale dell'assistenza attivata in modo urgente, cosa che significa che gli aiuti devono arrivare alle popolazioni del Chaco in forma rapida.

Da quando fu dichiarata l'emergenza sono già stati distribuiti nella zona più di 5 milioni di litri di acqua, più di 800 mila chili di viveri e sono state assistite 15.954 famiglie.

Il problema del Chaco, tuttavia, non è solo una questione contingente, poiché lo stato di povertà delle popolazioni, la loro impossibilità ad accedere a condizioni di vita decenti si protraggono tutto l'anno.

Se si considerano, infatti, i dati della prima Inchiesta delle Famiglie Indigene, dell'inizio del 2008, realizzata dalla Direzione Generale di Statistica, Inchieste e Censimenti (DGEEC), facilmente si può arrivare alla conclusione che questi indigeni vivono in una situazione di emergenza stabile.

La siccità che colpisce il Chaco, dove vive il 47,5% della popolazione indigena del Paraguay, è solo un elemento in più che si aggiunge alle varie necessità e che va ad aggravare una condizione già esistente di povertà.

Dalla scuola i primi dati in tal senso: mentre i paraguaiani studiano in media 8 anni, gli indigeni solo 3; il 38,9% degli indigeni con più di 15 anni di età è analfabeta; 4 indigeni su 10 non hanno concluso la seconda classe dell'educazione elementare.

L'Inchiesta realizzata ha preso in esame anche gli indicatori della sanità. Senza dubbio i dati sono allarmanti: l'87,8% non conta su nessun tipo di assicurazione sanitaria e il 39% degli intervistati ha segnalato di aver consultato un medico o guaritore.

Non ci sono ospedali e ambulanze, per cui i malati devono percorrere fino a 1.600 km per avere un'assistenza sanitaria.

Il 71% della popolazione occupata da più di 10 anni lavora in attività relazionate con l'agricoltura, l'allevamento, lo sfruttamento forestale, la caccia e la pesca.

Il 37,8% della popolazione indigena vive in case di legno, il 21% in abitazioni fatte con tronchi di palma. La differenza dei due tipi di abitazioni dipende soprattutto dalla famiglia linguistica. La gran maggioranza delle case hanno solo pavimenti in terra battuta.

Un ulteriore dato dell'Inchiesta rivela che solo l'1,4% della popolazione indigena utilizza acqua proveniente dagli enti distributori nazionali, Essap/Senasa, il 37,8% può accedere solo ad acqua di stagni o acquitrini.

In tal senso, la realtà dell'emergenza nel Chaco dura 365 giorni l'anno e nel periodo della siccità la situazione diventa solo più grave. La soluzione del problema passa certamente per un cambio culturale, ma anche per un chiaro intervento strutturale, come affermano le autorità locali, le quali sottolineano in particolare la necessità di una legge che elimini la produzione del carbone e impedisca la deforestazione indiscriminata della zona boscosa, cosa che incide gravemente nel determinare i lunghi tempi di siccità.

Fonte: Última Hora (4/10/2008, p. 5); (5/10/2008, p. 20)



Atyhápe è una parola della lingua guaraní del Paraguay che significa “in riunione”. Come nell’agorà gli antichi greci si riunivano per scambiare le proprie opinioni, noi, attraverso questa rubrica, che periodicamente pubblicheremo sul nostro sito, ci riuniamo idealmente con i nostri lettori di lingua italiana per comunicare loro alcune notizie sulla realtà del Paraguay, tratte dai giornali locali.

 
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