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Crisi nelle campagne paraguaiane/9
Continuano le azioni di lotta dei campesinos in Paraguay
I primi 100 giorni del nuovo governo guidato da Fernando Lugo si sono conclusi, ma continua profonda la crisi nelle campagne paraguaiane con azioni di lotta, protesta e rivendicazioni sempre più ferme e decise da parte dei campesinos.
La vera sfida del nuovo governo sembra essere sempre di più affrontare e risolvere quel conflitto rurale che da decenni è latente e che ora, con le attese suscitate dal cambio di governo e le promesse fatte, si manifesta in tutte le sue implicanze e problematiche.
Dopo gli scontri tra contadini e polizia avvenuti ad Asunción all'inizio di novembre, il governo ha dato una prima risposta immediata e urgente al conflitto tra "campesinos sin tierra" e grandi produttori agricoli, creando una nuova istituzione denominata "Coordinazione Esecutiva per la Riforma Agraria" (CEPRA), un'istanza tecnica che non si occupa del dibattito politico.
Questo nuovo organismo, secondo il giudizio di molti, si va ad aggiungere a tante altre commissioni e tavole di dialogo, formate anche in precedenza, che non hanno mai affrontato e risolto alla radice il problema.
L'editoriale del periodico "La Nación" del 13 novembre scorso scrive in merito: "Nessuno dovrà sorprendersi se la commissione crollerà con uno schianto, perché così com'è configurata non può avere successo ... Il desiderio di Fernando Lugo, riguardo alla commissione di riforma agraria, si iscrive sicuramente in quei desideri religiosi che pretendono che cada la manna dal cielo o che l'olmo produca pere per soddisfare coloro che si siedono sotto la sua ombra. Non è possibile né sensato; anzi, è incomprensibile. Un presidente della Repubblica deve, per lo meno, sapere che affinché qualcosa funzioni bisogna dotarla dei migliori strumenti. Non si può pretendere di avere un edificio stabile, se lo si costruisce con mattoni di fango".
I contadini, intanto, riuniti in vari gruppi, continuano con occupazioni di terre, con blocchi di strade nazionali, con minacce e sabotaggi, con azioni più o meno violente e anche con l'uso delle armi per impedire le coltivazioni di soia e le fumigazioni agrotossiche.
Tra le varie organizzazioni contadine a carattere nazionale, dipartimentale o distrettuale, tre in particolare si sono rese maggiormente protagoniste, manifestando la ferma intenzione di continuare la lotta con la pratica delle occupazioni: la "Tavola Coordinatrice Nazionale delle Organizzazioni Contadine" (MCNOC), la "Federazione Nazionale Contadina" (FNC) e ultimamente il "Fronte Patriottico Popolare", con un'area d'influenza nel più conflittuale dipartimento di San Pedro.
La FNC, in un congresso straordinario tenutosi recentemente, ha manifestato l'incredulità nei riguardi delle promesse fatte dalle autorità del governo, esprimendo la volontà di continuare la lotta ricorrendo alle occupazioni dei latifondi ed affermando il diritto dei campesinos all'autodifesa dalle guardie armate che i proprietari pongono a controllo delle loro terre.
Uno dei principali dirigenti del "Fronte Patriottico Popolare" ha dichiarato che a repressioni o minacce si risponderà con occupazioni: "Non rinunceremo mai al recupero della terra, alle occupazioni, ma andremo avanti con fermezza. Continueremo resistendo alla penetrazione degli stranieri che vogliono contendere il nostro diritto alla terra".
I giornali nazionali hanno riportato quotidianamente titoli e notizie su tali argomenti: "Campesinos attaccano coltivazioni e feriscono un poliziotto a Itakyry", "Campesinos iniziano protesta di due giorni nella zona di San Pedro", "Sintierra distruggono recinzione", "Blocco delle strade nazionali VI e VII crea caos nel transito", "Produttori di soia denunciano contadini che impediscono fumigazione delle proprie coltivazioni".
In effetti, anche le diverse associazioni dei produttori sono ormai stanche di questa situazione e minacciano azioni di protesta pesanti per frenare quella violenza che, in vari punti del paese, impedisce di lavorare i terreni.
I membri di una di queste associazioni, la "Coordinazione Agricola del Paraguay", hanno dichiarato che, se il presidente Lugo non interviene per fermare questo stato di violenza, a dicembre si arriverà ad una grande manifestazione di protesta per le vie del paese con trattori e macchine agricole, il cosiddetto "tractorazo".
Allo stesso modo, l'"Unione delle Corporazioni della Produzione", altra importante associazione, ha comunicato attraverso il suo presidente che appoggerà questa forma di protesta con "una mobilitazione a livello nazionale per esigere la fine della violenza e il ritorno alla calma per lavorare"; egli ha, inoltre, aggiunto: "Se non possiamo lavorare nei nostri campi, andremo per le strade con i nostri trattori".
Da più parti si chiede al governo chiarezza di posizioni e azioni concrete che diano segnali precisi di voler affrontare la questione rurale.
Come riporta l'editoriale del periodico "Última Hora" del 12 novembre scorso: "Le parole non bastano più ... Il governo ancora deve convincere i diversi settori che le sue intenzioni sono serie e che si seguirà il cammino istituzionale ... Il governo ha l'obbligo di pacificare le campagne dando ai produttori garanzie sufficienti affinché le loro terre non siano invase. Coloro che investono hanno un'importanza strategica in Paraguay. Senza di loro la povertà crescerebbe con maggior rapidità e i problemi sociali si moltiplicherebbero a ritmo allarmante". Allo stesso modo, però, il governo "deve trovare la maniera di accordare ai piccoli agricoltori, che vivono nella miseria, un pezzo di terra per poter lavorare e vivere con dignità. Anche se - si aggiunge nell'editoriale - non sarà facile, perché l'ingiustizia strutturale è andata molto oltre. Per questo la sfida è ancor più grande".
Fonte: "Abc Color" (16/11/2008, p. 14 e 22; 20/11/2008, p. 4-6)
"Última Hora" (10/11/2008, p. 6; 12/11/2008, p. 6 e 40)
"La Nación" (13/11/2008, p. 7 e 20; 14/11/2008, p. 8; 15/11/2008, p. 4; 18/11/2008, p. 7)
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