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Crisi nelle campagne paraguaiane/4
 

                    La lotta per la terra e la riforma agraria
 

Nelle ultime settimane, si è intensificata la crisi nelle campagne del Paraguay e la lotta per la terra si fa sempre più dura, acquisendo nuove sfumature conflittuali.

L'occupazione delle terre private da parte dei contadini e dei Sintierra, che dura da mesi, ma che è una pratica di protesta e di pressione diffusa da anni in Paraguay, ha sollecitato in alcuni casi l'intervento repressivo della polizia per lo sgombero nella tutela delle proprietà private. Vi sono stati casi in cui si è passati all'uso delle armi. È stato ucciso un dirigente contadino nel dipartimento dell'Alto Paraná e sono stati feriti tre poliziotti. Altre due guardie, assoldate da un proprietario per controllare le coltivazioni, sono state ferite nel dipartimento di Itapúa. Si susseguono, inoltre, attentati e minacce anche alle famiglie dei coloni.

Da gennaio a settembre di quest'anno sono state registrate 153 occupazioni, 67 sgomberi, sono state fermate 515 persone, 505 sono state denunciate, 17 incarcerate per tentato omicidio, incitazione a commettere fatti punibili e lesioni gravi. Solo negli scorsi mesi di agosto e di settembre, 31 proprietà sono state sgomberate dalle occupazioni messe in atto da diversi gruppi di contadini nei maggiori dipartimenti agricoli.

Tutto questo ha creato nelle campagne uno stato critico di insicurezza e di instabilità.

Il movimento contadino manifesta l'urgenza e l'esigenza di un avvio rapido della riforma agraria, della quale si parla da anni, ma che, nonostante gli accenni di dialogo iniziato dopo l'istallazione del nuovo Governo, non va avanti.

Continua, inoltre, il reclamo dei contadini contro l'uso illegale di prodotti agrotossici nella coltivazione della soia, provocando l'indurimento della loro posizione in difesa del territorio nazionale contro l'avanzare di proprietari stranieri, brasiliani soprattutto, insediati in terreni che i contadini stimano acquisiti illegalmente. Ciò avviene soprattutto nei dipartimenti dell'Alto Paraná, Itapúa e Canindeyú dove rispettivamente il 54%, il 36% e il 33% delle terre sono coltivate a soia.

La riforma agraria risulta, ormai, un obiettivo ineludibile. Da vari settori sociali si sollecita una presa di posizione chiara da parte del Governo, il quale dovrebbe saper valutare gli interessi dei vari settori in gioco e dei diversi segmenti sociali.

L'Editoriale del quotidiano Última Hora del 9 ottobre scorso afferma che, quando si abborda il problema degli agricoltori, c'è da considerare non solo i piccoli contadini per lo più poveri che, organizzandosi, cercano il modo di conseguire l'obiettivo di accedere ad una parcella di terra coltivabile, ma è necessario tener conto anche dei proprietari che oggi vivono un clima di insicurezza con la possibilità che le loro terre siano occupate e le coltivazioni distrutte.

D'altra parte, si segnala che la lotta per la terra avviata dal movimento contadino non trova soluzione solo nel distribuire la terra ai contadini, poiché questo non garantisce di per sé sviluppo, ma si tratta di offrire anche a questo settore un'assistenza simile a quella cui possono accedere i grandi coltivatori della soia: la liberalizzazione delle importazioni, l'accesso alla commercializzazione, internazionale e interna al paese, l'appoggio e l'assistenza tecnica e produttiva. Ambiti a cui attualmente possono accedere solo i grandi proprietari e i coloni mennoniti residenti nel paese.

Si richiede, quindi, che le stesse istituzioni e autorità competenti, mirando alla grande aspettativa del paese, quella di risolvere il problema della disuguaglianza sociale e della povertà nelle campagne, promuovano lo sviluppo rurale con investimenti nella piccola agricoltura contadina e nella produzione alimentare, e non guardino solo agli interessi dei grandi produttori e allevatori.

Una adeguata riforma agraria dovrebbe, in tal senso, essere il presupposto anche di un possibile sviluppo nazionale e non solo dell'arricchimento di certi gruppi economici vincolati all'agroesportazione. Si sollecita, perciò, pragmatismo, organizzazione, regole precise e lavoro in grande scala, per pianificare percorsi sicuri e non demagogici.

Fonte: Última hora (4/10/2008, p. 37);
 (7/10/2008, p. 32);
 (8/10/2008, p. 6);
 (9/10/2008, p. 42)

Leggi anche:

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Atyhápe è una parola della lingua guaraní del Paraguay che significa “in riunione”. Come nell’agorà gli antichi greci si riunivano per scambiare le proprie opinioni, noi, attraverso questa rubrica, che periodicamente pubblicheremo sul nostro sito, ci riuniamo idealmente con i nostri lettori di lingua italiana per comunicare loro alcune notizie sulla realtà del Paraguay, tratte dai giornali locali.

 
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