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Crisi nelle campagne paraguaiane/5


Repressione della polizia contro i campesinos


Continua a destare preoccupazione la situazione che, da alcune settimane ormai, si è creata nelle campagne del Paraguay.

Negli ultimi giorni, in particolare, si sono verificati nuovi episodi di invasione e di violenze nel dipartimento di San Pedro. La rinviata visita del Ministro degli Interni, prevista nei giorni scorsi e che doveva avviare un dialogo tra le parti, ha provocato nuova tensione.

500 campesinos dell'Organizzazione della Lotta per la Terra (OLT) hanno invaso la proprietá "Vetro SA" del produttore brasiliano Tranquilo Favero, distruggendo il recinto di protezione e minacciando di bruciare, la prossima volta, il silos dove sono depositati, secondo i campesinos, quintali di semi di soia pronti per la semina.

L'intervento delle guardie in servizio presso l'azienda, armate pesantemente, che hanno sparato in aria, ha creato momenti di grande tensione.

Cinque persone sono state fermate, tra cui Florencio Martínez, uno dei principali dirigenti dell'organizzazione, il quale ha dichiarato che se le autoritá nazionali non rispondono alle richieste del settore, i contadini continueranno a realizzare azioni di protesta, senza escludere l'attuazione di misure drastiche come la distruzione dei macchinari agricoli, il sequestro di persone e il bruciare silos.

Nel portare avanti la campagna della lotta per la terra, contro la coltivazione della soia, l'uso di agrotossici e la presenza dei produttori brasiliani, i campesinos richiedono, tra l'altro, il ritiro delle forze di polizia, inviate nella zona per assicurare l'inizio della semina della soia, e la liberazione di 37 campesinos detenuti in seguito alla resistenza alla polizia, durante uno sgombero effettuato nei giorni scorsi.

Il dirigente arrestato ha dichiarato che la pazienza è esaurita e che i contadini non vogliono più ascoltare, dalle autorità competenti, promesse che non si compiono mai.

In un'assemblea dell'OLT, convocata dai suoi principali dirigenti e affiliati, sono state decise misure di forza che i contadini sono pronti ad attuare senza indugi.

Dal canto loro, i produttori chiedono una posizione ferma da parte delle autorità. In particolare, il produttore Tranquilo Favero, proprietario di diversi silos, tra cui quello assaltato, e di vasti terreni all'interno del paese, ha sottolineato la debolezza del Governo di fronte alle minacce dei dirigenti campesinos.

Ha posto l'accento, inoltre, sul fatto che il presidente Lugo deve gestire la cosa pubblica a favore di tutti gli abitanti del paese, prendendo posizione chiara nei riguardi delle invasioni, delle occupazioni e delle minacce dei campesinos, e smettendo di dare loro solo dei "calmanti". Ha aggiunto che i produttori sono stanchi di palliativi, chiedono una cura definitiva per questa problematica contadina, perché non è possibile che si continui a minacciare gente che sta investendo in Paraguay, persone che lavorano e che non sono dei banditi.

Il produttore brasiguayo, di origine brasiliana, ma radicato da 40 anni nel paese, considerandosi perciò paraguaiano, ha affermato che le sue risorse economiche sono depositate nel paese e che ritiene, perciò, ingiusto essere minacciato come un delinquente da persone che reclamano presunti diritti sulla proprietà privata.

Tra l'altro, gli imprenditori paraguaiani riuniti a El Salvador per partecipare all'incontro dei presidenti delle Organizzazioni imprenditoriali con i membri dell'Organizzazione Internazionale degli Imprenditori, realizzato nel quadro del XVIII vertice dei Capi di Stato latinoamericani, hanno dichiarato che la pratica delle occupazioni delle proprietà private dei produttori stranieri, le minacce dei contadini e la mancanza di sicurezza offrono una cattiva immagine del Paraguay all'estero e allontanano qualsiasi tipo di investimento straniero, mettendo a rischio lo sviluppo del paese.

Da parte loro, le autorità nazionali affermano che la soluzione della situazione è graduale e che la tensione del momento non dipende dall'esecutivo. Il Governo, quindi, ha dichiarato che al presente non ha azioni da mettere in atto per frenare l'attuale aumento di violenza nelle campagne e che attraverso il Ministero degli Interni, la Polizia nazionale interverrà, secondo la legge, laddove necessario.

Nel paese, intanto, la pressione si va facendo incontenibile e da diversi settori si reclamano, invece, interventi concreti e misure effettive da parte del Governo, affinché non si scateni un conflitto sociale di imprevedibili conseguenze.

Fonte: www.abc.com.py (30/10/2008, 31/10/2008, 1/11/2008)
www.lanacion.com.py (31/10/2008)
www.ultimahora.com (31/10/2008)


 

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Atyhápe è una parola della lingua guaraní del Paraguay che significa “in riunione”. Come nell’agorà gli antichi greci si riunivano per scambiare le proprie opinioni, noi, attraverso questa rubrica, che periodicamente pubblicheremo sul nostro sito, ci riuniamo idealmente con i nostri lettori di lingua italiana per comunicare loro alcune notizie sulla realtà del Paraguay, tratte dai giornali locali.

 
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