Di fronte alla situazione e agli avvenimenti degli ultimi giorni, si susseguono nel paese diverse reazioni.
La repressione perpetrata nei confronti dei manifestanti del Fronte Sociale e Popolare e la continuità che il movimento dei contadini intende dare alle proprie richieste, mettendo in atto
nuove azioni di protesta, nel caso che le loro rivendicazioni non siano prese in considerazione e non sia avviata una soluzione ai problemi, hanno evidenziato il fatto che il Governo del paese manca di posizioni e di percorsi politici chiari.
La deputata lughista Desirée Masi, moglie dell'attuale Ministro degli Interni, ha espresso, tra l'altro, il suo disaccordo nei riguardi della poca chiarezza dei piani di gestione dell'attuale Governo dell'Alleanza Patriottica per il Cambio, i cui settori interni - ha affermato la deputata - devono assumere il loro ruolo e le loro posizioni riguardo alla situazione che sta attraversando il paese e al modo con cui il Governo deve far fronte a questa congiuntura.
"Non sono d'accordo su molte questioni che si stanno facendo - ha dichiarato la deputata -; mi sembra che ognuno debba iniziare ad assumere o a definire la propria responsabilità ... e le proprie azioni, soprattutto ... molta gente dovrebbe togliersi la maschera", ha sostenuto la legislatrice del Partito Democratico Progressista.
Ha, inoltre, suggerito: "Dovremmo forse fare un incontro con gli eletti dell'Alleanza, deputati e senatori, con il Presidente, il Vicepresidente e i presidenti dei vari partiti che hanno rappresentanza parlamentare, per cominciare a parlare, affinché la gente si mobiliti e le si dica chiaramente dove andiamo".
Riguardo alla repressione perpetrata nei confronti dei contadini ad Asunción, anche il deputato dell'opposizione Sebastían Acha ha manifestato la sua perplessità riguardo alla posizione del Governo.
"In primo luogo - ha affermato il politico - non posso nascondere la mia grande sorpresa, perché la marcia era a sostegno del Governo, ma credo che alla fine abbia provocato tanti abusi che, invece di appoggiarlo, lo hanno messo nei guai ... Ci sono dirigenti e gruppi che sono stati strettamente uniti a lui, all'interno di questo processo. Il Presidente non può dire che non conosce le motivazioni dei dirigenti della marcia. Se è dovuto scorrere del sangue per potersi, più tardi, sedere a parlare nel Palazzo del Governo, mi sembra, per lo meno, che questa sia una posizione assolutamente inopportuna da parte del Presidente della Repubblica, perché avrebbe potuto parlare alla mattina, visto che era arrivato nella nottata dal suo viaggio e avrebbe evitato questo scontro".
Anche Mons. Medina, membro della Conferenza Episcopale Paraguaiana (CEP) con la quale, durante questa settimana, il Presidente Fernando Lugo ha avuto un incontro nel corso della
183a Assemblea Ordinaria di quest'organismo ecclesiale, ha affermato che i Vescovi del Paraguay hanno discusso davanti all'esecutivo sulla repressione della polizia contro i campesinos che, mercoledì 5 novembre, manifestavano di fronte alla sede della Procura Generale dello Stato.
Mons. Medina ha segnalato, a tale proposito, che evidentemente "la questione contadina sta sfuggendo di mano al Governo".
Il Vescovo, notando l'inefficienza del Governo, ha aggiunto: "È necessario cercare il modo di calmare le acque, dare alcune soluzioni e segnali positivi, affinché la gente delle campagne e tutta la cittadinanza stiano più tranquille e abbiano pazienza, ma una pazienza fondata su segnali positivi".
Inoltre ha affermato: "Alla violenza si risponde con la violenza, questo è ciò che noi condanniamo, perché non ci deve essere più violenza da parte della polizia né da parte dei campesinos".
Il Vescovo ha aggiunto che evidentemente "i problemi superano la capacità del Governo".
Quanto alle motivazioni del Fronte Sociale e Popolare, i cui aderenti si erano mobilitati ad Asunción per richiedere il rinnovo del vertice del potere giudiziario, Mons. Medina ha dichiarato che i membri della CEP sono completamente d'accordo con questa posizione, affermando: "Noi abbiamo sempre detto che è necessaria una giustizia che valga la pena di chiamarsi tale, il potere giudiziario è la cosa più deplorevole che ci sia nel paese; questo lo abbiamo sempre detto".
Fonte: www.lanacion.com.py (7/11/2008)
La Nación (7/11/1008, p. 8)