LA 17ª MARCIA CAMPESINA AD ASUNCIÓN
Il 24 e 25 marzo scorso, in Paraguay, alla presenza di un importante contingente di Polizia (2.500 addetti) che assicurava l'ordine, circa 5.000 campesinos hanno partecipato alla 17ª marcia di protesta per le vie della capitale, rinnovando, anche quest'anno, le loro rivendicazioni e richieste al Governo.
Dal 1994, infatti, ogni anno, giungono ad Asunción circa 10.000-15.000 campesinos provenienti da tutte le regioni agricole del paese, convocati dalla FNC (Federazione Nazionale Contadina) che conta circa 30.000 iscritti.
Questa volta, a causa delle forti piogge e dei violenti temporali che hanno provocato gravi danni in diverse zone rurali con perdite di produzione agricola, con la distruzione di case, la caduta di molti ponti e strade rese intransitabili, solo un numero molto ridotto delle persone previste ha potuto raggiungere la metropoli, il luogo della concentrazione per la marcia programmata.
I contadini, ormai da molto tempo, esigono principalmente l'effettiva applicazione della "riforma agraria" e il compimento delle promesse elettorali da parte del Governo.
Ha ricordato Odilón Espínola, segretario generale della FNC, che "all'inizio questo Governo ha generato molte aspettative, però non c'è stato nessun cambiamento".
Si è così arrivati alla 17ª marcia senza che quella "riforma agraria", obiettivo principale, "necessità nazionale", come ha affermato il dirigente, si sia realizzata.
Lo stesso Espínola, nella riunione con il Presidente della Repubblica e le autorità competenti, non ha ottenuto nessun risultato concreto. È stato ricevuto con le stesse parole di sempre, lo stesso discorso e le stesse promesse, ma nella pratica non vi è stato nulla di concreto, come si è potuto capire dalle dichiarazioni fatte alla stampa al termine della riunione.
Il dirigente della FNC ha dichiarato che la delegazione che si è incontrata con il Presidente ha lasciato delle proposte, "come sempre", perché vengano analizzate e siano prese delle decisioni che vadano incontro alle aspettative di questo settore importante della realtà sociale del paese.
La constatazione amara dei campesinos è che cambiano i presidenti, cambiano i governi, ma in realtà nulla cambia riguardo alla "riforma agraria".
È così che la dirigenza dei contadini ha avanzato la minaccia, non solo di intraprendere nuove iniziative di lotta, ma anche di adottare misure più drastiche, qualora non si considerassero le loro richieste. Chiedono, inoltre, anche la partecipazione attiva di tutto il popolo, senza il quale non è possibile nessun cambiamento reale.
Uno dei rimproveri che i campesinos dirigono al Governo è quello di non voler iniziare riforme sostanziali e di non voler toccare i grandi interessi. Un dirigente contadino ha sostenuto che la "riforma agraria" significa dare ai piccoli agricoltori la possibilità concreta di produrre nelle proprie terre e questo vuol dire "far tremare il latifondo".
Attualmente, i contadini sono coscienti di ricevere dal Governo un mero assistenzialismo, come uno zuccherino, che non permette loro in alcun modo di uscire dalla povertà e dalla precarietà in cui si trovano da sempre.
Fonti: "Última Hora" (25/3/2010, p. 10-11)
"ABC Color" (23/3/2010, p. 17; 24/3/2010, p. 21)
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Atyhápe è una parola della lingua guaraní del Paraguay che significa "in riunione". Come nell'agorà gli antichi greci si riunivano per scambiare le proprie opinioni, noi, attraverso questa rubrica, che periodicamente pubblicheremo sul nostro sito, ci riuniamo idealmente con i nostri lettori di lingua italiana per comunicare loro alcune notizie sulla realtà del Paraguay, tratte dai giornali locali.
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