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La Chiesa del Paraguay all’incontro
con il Papa in Brasile
Più di 3.000 paraguaiani, provenienti da parrocchie, movimenti, gruppi, in questi giorni hanno partecipato in Brasile all’incontro con Benedetto XVI.
Tutta la Chiesa del Paraguay è stata rappresentata in questo avvenimento importante per il continente latinoamericano da Mons. Ignacio Gogorza, Presidente della Conferenza Episcopale Paraguaiana (CEP), da Mons. Adalberto Martínez Flores, Segretario della medesima e dall’Arcivescovo di Asunción, Mons. Pastor Cuquejo.
Prima della partenza per Aparecida, dove si è tenuta l’inaugurazione dell’Assemblea Generale dell’Episcopato Latinoamericano, Mons. Gogorza, che vi ha partecipato come delegato, ha segnalato alcuni problemi e sfide che si pongono oggi alla Chiesa paraguaiana.
Sebbene essa sia sempre stata inserita nel popolo, afferma Mons. Gogorza, tuttavia, è necessario mettere in risalto che la catechesi impartita in Paraguay è stata carente soprattutto sulle verità fondamentali riguardanti il cristiano e la formazione della sua coscienza.
I pastori, ha affermato il Vescovo, devono ora lavorare per una Chiesa più impegnata.
Ha rilevato anche che in Paraguay si è ricevuta e si vive soprattutto una religione di tradizione e di abitudine, ma è stato posto poco l’accento sul rendere ogni cristiano consapevole di essere realmente parte della Chiesa e, perciò, coinvolto nell’annuncio della Parola di Dio.
Si riscontrano, infatti, una religiosità popolare molto forte ed una frequenza ancora abbastanza numerosa ai momenti liturgici, però, di fronte al fenomeno dell’abbandono da parte dei credenti, che, pur se limitatamente, anche la Chiesa Cattolica in Paraguay sta sperimentando, si deve riflettere sull’esistenza della frattura tra fede e vita. Questa è ora la sfida da affrontare.
A tal proposito, il Papa, durante questo suo primo viaggio in Brasile, appena concluso, ha sottolineato la preoccupazione per l’espansione delle sette in America Latina e per l’esodo dei fedeli che esse favoriscono dal cattolicesimo.
Un esempio concreto di questo abbandono evidente dei cattolici nel continente latinoamericano è proprio il Brasile, dove nel 1991 i cattolici erano l’83,8%, mentre nel 2000 la percentuale è scesa al 73,8%. Dato questo che rispecchia in gran parte la situazione del cattolicesimo di tutto il continente latinoamericano dove, se nel 1995 l’80% della popolazione si autodefiniva cattolica, nel 2004 questa percentuale è scesa al 71%, secondo i dati della ONG Latinobarómetro.
In Paraguay, la CEP non è in possesso di dati precisi su questo fenomeno, tuttavia ne riconosce chiaramente la presenza, anche se, come afferma Mons. Claudio Giménez, Vescovo della diocesi di Caacupé, esso “non rappresenta ancora una preoccupazione centrale, come invece lo è in Brasile”, aggiungendo, però, che in Paraguay “esiste l’inquietudine, poiché si nota un’evidente crescita di altri movimenti religiosi”.
Secondo l’opinione di Mons. Giménez, l’espansione di queste ultime appare evidente guardando semplicemente al numero dei templi, dei mezzi di comunicazione, delle infrastrutture che esse hanno attivato.
Anche altre voci della Chiesa Cattolica evidenziano questo fenomeno d’abbandono, rilevandolo soprattutto come un sintomo che invita a domandarsi perché i fedeli se ne vanno, prima ancora di avanzare la pretesa di un loro recupero.
Tra le possibili spiegazioni dell’abbandono si menzionano gli interrogativi e a volte lo scandalo che provocano i comportamenti di alcuni, la scarsa formazione dei catechisti e dei parroci, fino a citare il divorzio tra fede e vita a cui conduce una pura sacramentalizzazione che spesso si pone come unica attività a cui si riducono alcune parrocchie.
I Vescovi del Paraguay nel 2005 riconobbero “la presenza aggressiva di movimenti religiosi di diversa origine che attraggono molti cattolici: c’è un’emigrazione verso altre Chiese non cattoliche dovuta a questioni di interesse economico, per ottenere un posto di lavoro o per il semplice desiderio di incontrare un’accoglienza migliore”. Alla fine della 174ª assemblea generale della CEP, i Vescovi fecero mea culpa riconoscendo anche la poca efficacia della loro evangelizzazione.
Riguardo alla situazione del cattolicesimo in America Latina, una relazione presentata dalla già citata ONG Latinobarómetro nel 2005, all’inizio del pontificato di Benedetto XVI, segnalava che in Paraguay solo il 47% dei cattolici si considerava praticante, anche se, secondo i dati del censimento del 2002, l’89,6% degli abitanti si era dichiarato cattolico.
Su questi temi, il Presidente della CEP ha ricordato che lo scorso anno è iniziata in tutte le diocesi del paese una consultazione ecclesiale sul tema: “Habla, Señor, que tu Iglesia te escucha”, attraverso la quale sono state raccolte varie indicazioni relative alle speranze e le attese dei fedeli nei confronti della Chiesa.
11/5/2007- 13/5/2007
Fonte: www.ultimahora.com
Atyhápe è una parola della lingua guaraní del Paraguay che significa “in riunione”. Come nell’agorà gli antichi greci si riunivano per scambiare le proprie opinioni, noi, attraverso questa rubrica, che periodicamente pubblicheremo sul nostro sito, ci riuniamo idealmente con i nostri lettori di lingua italiana per comunicare loro alcune notizie sulla realtà del Paraguay, tratte dai giornali locali.
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