La Realtà del Paraguay (3)
Senza educazione non c'è riforma agraria
In Paraguay il problema della riforma agraria è vecchio e cronico. Si succedono i governi, cambiano di colore, ma il problema dei campesinos sin tierra (contadini senza terra) è sempre lo stesso e si aggrava con il passare degli anni.
La riforma agraria è il punto forte del programma dei politici durante ogni campagna elettorale. Una volta al potere, però, tutto continua come prima.
Da parte dello Stato, l'unica iniziativa nel passato è stata l'acquisto e la distribuzione ai contadini di alcune terre, regolarmente rivendute o abbandonate da questi ultimi, tendenza che si registra anche nel presente.
Si è giunti, da più parti ormai nel paese, all'acquisizione che il problema non è tanto la mancanza di terra, quanto la necessità di formare i contadini perché apprendano a far un buon uso della terra, a saperla lavorare, a trarne il maggior beneficio possibile sul piano della produttività. Senza il duro cammino della formazione umana e professionale, del lavoro e della collaborazione con gli altri settori produttivi della nazione, non è possibile uscire dal circolo vizioso del conflitto sociale agrario, dove i piccoli contadini, settore povero della società, sono facile preda di politici senza scrupoli.
Vi sono studi comparati e statistiche che affermano l'esigenza di un'adeguata formazione e indicano che la povertà cronica di gran parte della popolazione rurale non è la conseguenza della mancanza di terra, quanto piuttosto dell'ignoranza, della scarsa conoscenza e competenza nel lavoro agricolo che impediscono ai contadini d'inserirsi direttamente nel mercato.
Il basso livello educativo dei piccoli agricoltori è confermato anche da dati recenti sul loro livello scolastico forniti dal Censimento Agropecuario Nazionale del 2008.
Dei 278.967 proprietari agricoli recensiti, la gran parte, 231.176, possiede appena il livello elementare di scolarizzazione. 16.483 sono totalmente analfabeti, cifra che indica un aumento del 3% rispetto all'inchiesta realizzata nel 1991. 18.907 hanno terminato l'educazione media, mentre solo 7.854 hanno frequentato la scuola secondaria o l'università.
L'inchiesta mette in risalto, inoltre, che il numero dei membri delle famiglie contadine sono diminuiti del 32% rispetto al 1991, rilevando anche la fuga dei giovani dall'agricoltura. Infatti, quel che risalta maggiormente, considerando l'età dei membri produttivi delle famiglie rurali, è la diminuzione di partecipazione alla vita rurale del 42% di coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni, del 25% nella fascia di età tra i 35 e i 44 anni e del 29,5% in quella dei più giovani, tra i 15 e i 24 anni.
Una delle conclusioni più eloquenti del censimento del 2008 è la riduzione del 74% della mano d'opera rurale temporanea.
Senza un accompagnamento educativo, un'assistenza tecnica e una formazione adeguata, per gli agricoltori più anziani, ma anche per i più giovani, qualsiasi tentativo di riforma agraria continuerà a risultare inefficace. A dimostrazione di quanto sia vera questa affermazione, esiste l'elenco di una lunga catena di progetti falliti di riforma agraria proposti da quasi tutti i governi del XX secolo.
La soluzione del problema non sta, quindi, soltanto nella distribuzione della terra (molti che hanno beneficiato di una porzione di terra hanno venduto i propri diritti a grandi proprietari), ma, prima ancora, nell'offrire ai contadini la possibilità di una formazione scolastica, umana e professionale appropriata, creando scuole agricole e di meccanica agraria, una formazione che si interessi anche dell'educazione e della salute. La scuola, l'ospedale ed altre infrastrutture necessarie debbono accompagnare le nuove installazioni contadine.
L'unica possibilità per rompere il circolo vizioso della questione agraria è trasformare il campesino sin tierra in un proprietario rispettato, che si renda responsabile dell'avvenire della propria attività e che sappia lavorare la terra per poterci vivere con la sua famiglia. Solo in tal modo egli non avrà più bisogno che lo Stato continui a considerarlo come un mendicante che chiede l'elemosina, inserito in quella catena di distribuzione di doni che perpetua soltanto la sua dipendenza e povertà.
Fonte: "ABC Color" (5/11/2009, p. 14); (23/11/2009, p. 18)
|
Atyhápe è una parola della lingua guaraní del Paraguay che significa "in riunione". Come nell'agorà gli antichi greci si riunivano per scambiare le proprie opinioni, noi, attraverso questa rubrica, che periodicamente pubblicheremo sul nostro sito, ci riuniamo idealmente con i nostri lettori di lingua italiana per comunicare loro alcune notizie sulla realtà del Paraguay, tratte dai giornali locali.
|
|