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Tacumbú e la situazione esplosiva del

sistema penitenziario paraguaiano


Da lungo tempo, ormai, il sistema penitenziario in Paraguay presenta carenze tali che rendono le carceri vere e proprie scuole di delinquenza e di violenza.

Nei primi mesi di questo anno, sebbene sia stata costituita una commissione per avviare la riforma carceraria e per affrontare i gravi problemi degli istituti di pena, la situazione delle carceri, soprattutto per ciò che concerne il penitenziario nazionale di Tacumbú, al momento attuale continua ad essere esplosiva.

La Direzione degli Istituti Penali (DIP), dipendente dal Ministero della Giustizia e del Lavoro, è incaricata direttamente del controllo di tutto il sistema carcerario che, nel Paese, comprende 10 penitenziari: oltre quello nazionale di Tacumbú, ubicato nella capitale Asunción, gli altri, a carattere regionale, sono dislocati in diversi punti all'interno del territorio paraguaiano. Il sistema comprende anche due istituti correzionali.

Uno dei problemi più gravi, comune a tutte le carceri, è quello del sovraffollamento, con i rischi che ne conseguono, tra cui quello della violazione dei diritti umani minimi.

Il penitenziario di Tacumbú ha, attualmente, più di 3.000 reclusi in uno spazio previsto per 1.200 persone. Secondo quanto afferma il suo direttore, la situazione è estremamente critica, tanto da sollecitare l'intervento del potere giudiziario per il trasferimento in un altro carcere di detenuti già processati.

Le statistiche rivelano, infatti, che 3.154 detenuti sono internati a Tacumbú, su un totale della popolazione carceraria del Paese di 6.235; dei 3.154, solo 593 sono già stati condannati, gli altri sono in attesa di giudizio.

Lo stesso direttore ha dichiarato, in una nota inviata al giudice competente, che il sovraffollamento del penitenziario, per l'accalcarsi fuori misura di persone in uno spazio inappropriato, ha raggiunto i limiti del collasso, creando una situazione che pone a repentaglio l'equilibrio psicologico dei prigionieri, con il pericolo di reazioni violente.

Nel carcere, tra l'altro, sono ospitati un gran numero di detenuti malati, psicotici, tubercolotici e con Aids, che per mancanza di spazio convivono con i sani. Questo pone permanentemente in pericolo non solo i reclusi, ma anche il personale di sicurezza e dell'area amministrativa.

Secondo i dati ufficiali, sono recluse attualmente a Tacumbú 68 persone malate di mente, 60 con tubercolosi e 17 con Aids.

Gli infermi di mente, in particolare, sono causa di una forte tensione che coinvolge il resto dei reclusi e lo stesso personale di vigilanza, chiamato a garantire la sicurezza di tutti. Si nota, tra l'altro, che lo stesso personale di sicurezza non è preparato a trattare con questo tipo di detenuti, alcuni dei quali, in certi casi, diventano molto violenti.

La convivenza con malati di tubercolosi crea, per di più, una specie di psicosi collettiva nella popolazione carceraria con la conseguente discriminazione di queste persone malate.

Vi è, inoltre, anche un ulteriore problema che preoccupa i responsabili del carcere, quello dell'alto numero di detenuti in attesa di giudizio.

Le stesse situazioni si presentano in altre carceri regionali.

I dati rivelano che a Ciudad del Este, la seconda città del Paraguay, in uno spazio previsto per 300 persone, sono ammassati 629 detenuti e di questi solo 95 sono già stati condannati.

Nel penitenziario di Pedro Juan Caballero vivono, in totale, 196 carcerati, in uno spazio costruito per 70, e solo 44 hanno già avuto una sentenza.

A Villarica vi sono 53 condannati su 176 reclusi, mentre a Coronel Oviedo, dei 459 interni, solo 109 sono stati giudicati. A San Pedro, su 124 detenuti, 48 sono quelli processati; a Concepción, su 304 prigionieri, 135 sono stati condannati; nel carcere di Misiones, dei 184 reclusi, 102 hanno avuto una sentenza. Nel penitenziario di Encarnación, dove vi è un totale di 466 detenuti, ne sono stati processati 174.

Infine, nel carcere femminile del "Buon Pastore" situato nella capitale, la situazione non è molto diversa, giacché delle 204 recluse solo 70 sono state giudicate.

Fonte: "ABC Color" (Semanal Judicial 7/9/2009, p. 1-3)
 

Atyhápe è una parola della lingua guaraní del Paraguay che significa "in riunione". Come nell'agorà gli antichi greci si riunivano per scambiare le proprie opinioni, noi, attraverso questa rubrica, che periodicamente pubblicheremo sul nostro sito, ci riuniamo idealmente con i nostri lettori di lingua italiana per comunicare loro alcune notizie sulla realtà del Paraguay, tratte dai giornali locali. 

 
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