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Madeleine Abanda



 

Madeleine ha quindici anni, frequenta il liceo. Insieme ad altri giovani, forma il gruppo degli accompagnatori di Mbangassina. Il gruppo si occupa dei bambini della parrocchia, che sono divisi secondo l’età. Il sabato e la domenica si organizzano per loro degli incontri di catechesi e dei momenti ricreativi. Madeleine è sempre presente agli incontri di formazione ed alle attività.

All’ultima riunione non era presente. “Sta a casa, è malata. Deve subire un’operazione, ma non ci sono i soldi”. Dopo qualche domanda, viene alla luce una storia di sofferenza. Madeleine si è accorta di avere un nodulo al seno, lascia passare del tempo, poi va dal dottore di Mbangassina, il quale le dice di andare al più presto da uno specialista a Yaoundé, perché sicuramente dovrà essere operata.

 Occorrono i soldi per la visita, per le analisi e per l’intervento chirurgico. Se ne discute in famiglia. In quest’occasione, Madeleine apprende che la mamma è morta di cancro quando lei aveva sei mesi e che la persona che lei chiama mamma è in realtà sua zia, la quale è vedova. Apprende inoltre che il babbo non è morto, semplicemente non si sa chi sia. Ora si deve curare, ma non ci sono i soldi. Chi si occupa di lei?

Una storia simile a tante altre, che interroga non solo la famiglia, ma tutta la comunità cristiana in questo inizio di quaresima. Il Papa ci ricorda che: “all’interno della comunità dei credenti non deve esservi una forma di povertà tale che a qualcuno siano negati i beni necessari per una vita dignitosa” (Deus caritas est, 20).

madelNon si può lasciare Madeleine sola. Occorre ricordare i doveri della famiglia e della società, interpellare la comunità cristiana sulla tanta indifferenza che esiste ancora fra i suoi membri. La famiglia di Madeleine è di povera gente. La zia che l’ha adottata ha molti figli a carico. Lo zio ha una piantagione, ma quest’anno la produzione è stata scarsa. Secondo la cultura dei luoghi, si è sempre disposti a fare dei debiti per un funerale. Ma allora perché non farli per salvare una vita? La famiglia è sensibile a questo discorso tante volte ascoltato in chiesa e discusso con i membri della commissione “Giustizia e Pace”. La famiglia si mobilita.

I fedeli venuti numerosi per ricevere le ceneri, hanno seguito attentamente il caso di Madeleine. Che senso ha la quaresima  se la si lascia nel bisogno? Il profeta Isaia ammonisce: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?” (Is 58, 6). Così la Caritas della parrocchia ha cominciato una colletta ed ogni cristiano porterà ogni venerdì, al momento della “Via Crucis”, il frutto del suo sacrificio quaresimale, perché Madeleine possa essere operata.

La vita è il frutto della carità della comunità cristiana, della collaborazione e della presa di coscienza di tutti.

 
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Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis. Realtà ecclesiale fondata a Roma da don Emilio Grasso alla fine degli anni '60
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