Italiano Español Nederlands Français
Home arrow Comprendere il Diritto Canonico arrow Comprendere il Diritto Canonico/38. La preparazione al matrimonio
Advertisement
Stampa Segnala a un amico


Comprendere il Diritto Canonico/38
 


LA PREPARAZIONE AL MATRIMONIO


 


Nel
Discorso inaugurale ai membri del Tribunale della Rota Romana, pronunciato il 22 gennaio scorso in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, il Pontefice Benedetto XVI si è soffermato sul rapporto tra diritto e pastorale per quanto riguarda la preparazione e l'ammissione al matrimonio, mettendole in relazione alle dichiarazioni di nullità "facili" dei matrimoni falliti.

 L'aspetto della preparazione concerne certamente gli operatori pastorali e giudiziari ecclesiali, ma riguarda soprattutto i diretti interessati, perché in fondo il Santo Padre è di loro che si preoccupa, cioè degli sposi che, nella Chiesa cattolica latina, sono i ministri di tale sacramento.

Benedetto XVI sottolinea in tale Discorso il "diritto di celebrare un autentico matrimonio" da parte dei futuri sposi. Il vocabolo "autentico" è centrale per comprendere il tono del discorso del Pontefice. Bisognerebbe partire da una questione per comprenderlo: esiste forse un matrimonio che non sia autentico?

La risposta di chi è a contatto con i fallimenti di unioni coniugali e con le ferite delle persone implicate, che forse non si rimargineranno mai, è senza dubbio affermativa: esiste un tipo di matrimonio che, sebbene celebrato in chiesa, è dettato principalmente dalla consuetudine, senza la coscienza e la responsabilità dovute.

Chi si occupa per professione delle conseguenze negative di questa situazione non è sempre in grado né chiamato a trovare una soluzione giuridica annullando matrimoni falliti senza le dovute motivazioni, come sottolinea il Pontefice, mentre invece basterebbe una preparazione più mirata a conoscere la "verità sul matrimonio", per prevenire situazioni irreparabili.

Il lavoro di prevenzione in campo pastorale non può essere in alcun modo sostituito con il rimedio giuridico, ovvero con "una dichiarazione giudiziaria talvolta altrettanto facile, ma di segno inverso, in cui lo stesso matrimonio viene considerato nullo solamente in base alla constatazione del suo fallimento"; tale modo di agire crea, come rileva il Sommo Pontefice, un circolo vizioso che deve essere spezzato.

Tale lavoro di prevenzione, che è di formazione e di discernimento della volontà delle persone per decidere della loro esistenza, richiede indubbiamente energie e tempo da offrire per la crescita umana e spirituale di esse; ma domanda anche ai diretti interessati il loro tempo da impegnare per la propria maturazione che, sicuramente, non avviene seguendo letture o trasmissioni che presentano una realtà che esiste solo nel mondo della fantasia e intrattenendo rapporti vuoti.

Questa situazione riguarda, infatti, da una parte gli abitanti di un mondo sempre più lontano dalla Chiesa e quelle famiglie in cui non si coltivano più, con l'esempio e l'insegnamento nella vita giornaliera, i valori cristiani di base, e dall'altra quelle comunità di giovane cristianità, che vanno approfondendo le proprie radici.

Ciò che Benedetto XVI afferma nel Discorso alla Rota Romana non è niente di nuovo dal punto di vista dottrinale, perché è già presente nel Magistero e nel Codice di diritto canonico; ma è nuovo l'accento che pone sulla volontà di prevenire matrimoni che falliscono, esortando a utilizzare seriamente gli strumenti che la Chiesa mette a disposizione degli operatori pastorali.

Il Codice stabilisce, infatti, al can. 1063, già con chiarezza che i pastori sono tenuti all'obbligo di prestare assistenza "mediante la quale lo stato matrimoniale perseveri nello spirito cristiano e progredisca in perfezione". Si specificano le vie che la Chiesa ha tracciato per questo: la predicazione, la catechesi ai minori, ai giovani e agli adulti; un adeguato uso dei mezzi di comunicazione sociale; la preparazione personale al matrimonio; una celebrazione liturgica del matrimonio, che manifesti il senso del sacramento; l'aiuto agli sposi per condurre una vita familiare ogni giorno più santa e più intensa.

Appare chiaro dal Codice che "la preparazione al matrimonio costituisce un dovere grave sia dei pastori, sia, direttamente, degli sposi"[1]. Anche per i fidanzati, dunque, la preparazione al matrimonio è un impegno serio che li porta a riflettere sulla responsabilità e sulla ricchezza umana e spirituale a cui sono chiamati, e che non possono sottovalutare.

Riprendendo questo aspetto, il Pontefice esorta a far scoprire alle persone "la verità di un'inclinazione naturale e di una capacità di impegnarsi che essi portano inscritte nel loro essere relazionale uomo-donna".

Per tal ragione il matrimonio è visto "nell'ottica della relazionalità secondo giustizia", per cui "il diritto a sposarsi, o ius connubii, va visto in tale prospettiva. Non si tratta, cioè, di una pretesa soggettiva che debba essere soddisfatta dai pastori mediante un mero riconoscimento formale, indipendentemente dal contenuto effettivo dell'unione. Il diritto a contrarre matrimonio presuppone che si possa e si intenda celebrarlo davvero, dunque nella verità della sua essenza così come è insegnata dalla Chiesa. Nessuno può vantare il diritto a una cerimonia nuziale". In altre parole, la richiesta del sacramento del matrimonio non comporta una risposta scontata, un automatismo, come se si fosse davanti ad un distributore automatico, da cui ognuno può gettonare ciò che desidera.

La sottolineatura del Pontefice nel Discorso è un richiamo a un impegno serio: da un lato, ai pastori che hanno la responsabilità di preparare i fidanzati, e dall'altro ai fidanzati stessi di mettersi in un cammino che li porta alla scoperta della verità sul sacramento, della sua profondità, assumendone tutte le implicanze personali, interpersonali ed ecclesiali.

Anche l'"esame prematrimoniale", che il Codice prevede al can. 1066, svolto dal parroco della parrocchia dove uno dei futuri sposi risiede[2], perché, "prima di celebrare il matrimonio, deve constare che nulla si oppone alla sua celebrazione valida e lecita", viene messo nel Discorso sotto una luce particolare. Tale esame, che è di natura giuridica, non ha niente di formalistico, di burocratico, ma è "un'occasione pastorale unica - da valorizzare con tutta la serietà e l'attenzione che richiede - nella quale, attraverso un dialogo pieno di rispetto e di cordialità, il pastore cerca di aiutare la persona a porsi seriamente dinanzi alla verità su se stessa e sulla propria vocazione umana e cristiana al matrimonio".

In conclusione, il richiamo di quest'anno del Pontefice è a prendere sul serio la preparazione al matrimonio con una formazione remota e una più immediata delle persone a compiere le proprie scelte di vita con coscienza e serietà, senza dover ricorrere, se le cose si rivolgono al peggio, all'ingannevole soluzione giuridica non basata sulla verità di dichiarare un matrimonio nullo senza motivo fondato.

L'accettare l'invito a rompere tale circolo vizioso dovuto a una preparazione insufficiente dei futuri sposi e a nullità del matrimonio date superficialmente o con motivi fittizi, gioverà a far progredire la pastorale e il diritto che hanno come comune obiettivo l'autentico bene delle persone.

Maria Cristina Forconi

 



________________________

[1] L. Vela, Preparazione al matrimonio (Praeparatio ad matrimonium), in Nuovo Dizionario di diritto canonico, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1993, 821.

[2]
Cfr. CEI, Decreto generale sul matrimonio canonico (5 novembre 1990), 4.

 

                                                                                                             


26/01/2011
 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis