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Comprendere il Diritto Canonico/50



IL DENARO DELLA CHIESA/2


L'acquisizione dei beni nella società ecclesiale



 Nella nostra riflessione precedente, abbiamo mostrato come le offerte dei fedeli rappresentino la componente fondamentale delle risorse materiali della Chiesa.

Queste possono essere date liberamente per la realizzazione di fini ecclesiali, o anche possono essere domandate in determinate occasioni. Non sono mai imposte, neanche quando suppongono un'iniziativa da parte dell'autorità ecclesiastica.

Tali offerte sono regolate dalla Conferenza Episcopale; ciò non esclude il fatto che i Vescovi possano fornire i dettagli appropriati nella propria diocesi. A volte, intervengono le norme di diritto canonico con alcune disposizioni.

Le diverse forme di sovvenzioni

Le sovvenzioni possono avere la forma di collette, di questue, di offerte date in occasione della celebrazione dei sacramenti o dei sacramentali.

Le collette sono le offerte dei fedeli in risposta a una domanda della Chiesa e per uno scopo preciso; l'iniziativa viene dai Pastori. Ci sono collette parrocchiali, diocesane, nazionali e anche in favore della Chiesa universale.

Il Codice indica alcuni fini particolari per i quali si possono organizzare delle collette: per esempio in favore del seminario diocesano o per le missioni.

Diverse Conferenze Episcopali hanno dato direttive a riguardo, stabilendo un calendario per le collette nazionali e per quelle destinate alla Chiesa universale.

Ci sono collette effettuate per istituzioni o finalità ecclesiali e anche su iniziativa di persone pubbliche, fisiche o giuridiche. Le persone private hanno bisogno del permesso dell'Ordinario per organizzare collette.

Le offerte date in occasione della celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali hanno relazione ad atti di culto.

In numerosi paesi del mondo, esse rappresentano la fonte principale di entrate per la sussistenza del clero. Esse sono pur sempre, anche se fatte sulla base di offerte stabilite dalla Chiesa, un contributo volontario; in effetti, non si tratta mai di "pagare" i sacramenti; questi ultimi non possono essere rifiutati ai fedeli a motivo della loro indigenza.

 Il can. 1265 stabilisce, per ragioni di uniformità, che sia l'assemblea dei Vescovi della provincia a determinare il montante da versare per tali offerte. Il ministro non è autorizzato a richiedere di più, può invece chiedere meno, facendo attenzione che i più poveri non siano privati dei sacramenti per la loro povertà.

Oltre ciò, la Chiesa ha sempre approvato e incoraggiato la pratica secondo cui il prete che celebra o concelebra una messa, può ricevere un'offerta per applicarvi un'intenzione specifica dei fedeli. Le offerte date per le intenzioni di messa sono sottomesse a una disciplina dettagliata e severa; in effetti, il legislatore ecclesiastico dà delle regole precise a riguardo al fine di evitare la pur minima apparenza di commercio e per prevenire ogni possibile abuso.

Abbiamo precedentemente affermato che la legittimità dei beni temporali ecclesiali si fonda sulla loro destinazione reale a perseguire i fini propri della Chiesa. Da qui deriva anche il principio del rispetto della volontà di coloro che fanno delle offerte per fini ecclesiali (cfr. can. 1267 § 3). Queste offerte hanno un significato religioso; mediante esse, il fedele vuole onorare Dio nel perseguire degli scopi particolari. Quando si accetta un'offerta con una destinazione precisa, ci si impegna a rispettare le volontà dei donatori.

I contributi obbligatori

Nonostante il fatto che il finanziamento della Chiesa sia essenzialmente fondato sugli aiuti volontari e sulle offerte dei fedeli, il legislatore ha predisposto, in alcune circostanze, alcune forme obbligatorie.

Si tratta concretamente di alcune tasse e del tributo diocesano.

Le tasse si applicano quando i fedeli domandano all'autorità ecclesiastica un atto amministrativo cui corrisponde un montante per il servizio reso.

 La tassa esprime in pratica una contropartita del fedele per ottenere atti amministrativi quali licenze, certificati, documenti, oppure un processo, ecc. Il Codice affida all'assemblea dei Vescovi della provincia ecclesiastica il potere di stabilire il montante delle tasse in vigore nelle diocesi rispettive. Spetta invece alla Santa Sede fissare gli onorari per gli atti amministrativi di cui essa è autrice, come nel caso di erezione di una diocesi o di chiese, e di bolle di nomina dei Vescovi.

Le spese giudiziarie per i processi nei tribunali ecclesiastici sono fissate dal Vescovo diocesano che ha competenza sul tribunale.

Anche il tributo diocesano è un contributo obbligatorio che non ha, diversamente dalle tasse, una prestazione corrispondente. Si tratta di una forma di finanziamento della Chiesa locale sussidiaria alle altre fonti di entrate e deve essere applicata con grande moderazione e in condizioni di reale bisogno.

Il can. 1263 distingue due tipi di contributi finanziari che il Vescovo diocesano può imporre: un tributo ordinario e una esazione straordinaria; prescrive inoltre le procedure richieste e determina le persone suscettibili di pagarlo.

Il tributo ordinario può essere stabilito, mediante decreto del Vescovo, per i bisogni della diocesi, nei confronti delle persone giuridiche pubbliche sottomesse alla sua giurisdizione. Il Codice prevede che sia "moderato" e "proporzionato".

Non sono soggette ad esso le persone fisiche e giuridiche, private o pubbliche, che non dipendono dalla giurisdizione del Vescovo diocesano.

Invece l'esazione straordinaria può essere imposta a persone fisiche e giuridiche in una situazione di "grave necessità" della diocesi, e deve essere moderata. Prima di decidere sui tributi ordinari o straordinari, il Vescovo è tenuto a consultare il Consiglio per gli affari economici e il Consiglio presbiterale.

Responsabilizzare i fedeli

 Esponendo i principi del sistema di finanziamento della Chiesa secondo la disciplina canonica, abbiamo costatato che essa vive essenzialmente grazie al sostegno dei suoi membri.

Più i fedeli si sentono responsabili della missione della Chiesa e implicati in essa, più le loro sovvenzioni saranno spontanee per assicurare i mezzi di cui essa ha bisogno.

Un programma di evangelizzazione e una formazione dei fedeli alla corresponsabilità sono in questo senso "fruttuosi" anche per acquisire i mezzi necessari.

Le autorità ecclesiastiche, da parte loro, sono tenute a rispettare la disciplina canonica e ad assicurare la trasparenza nell'amministrazione dei beni ecclesiastici, coscienti che il diritto di esigere sovvenzioni dai fedeli è sempre definito da ciò che è veramente essenziale e necessario alla vita della comunità ecclesiale.

Silvia Recchi




11/07/2012
 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis