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Home arrow Conoscere la vita consacrata arrow Conoscere la vita consacrata (2). Tra storia e profezia
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Conoscere la vita consacrata/2


Tra storia e profezia


Quando nella Chiesa si parla di "profezia", non bisogna pensare a maghi, astrologhi, cartomanti e indovini che predicono il futuro, fanno l'oroscopo e dicono se le nostre attività professionali saranno produttive, se in amore avremo successo, oppure se il pianeta mercurio, in posizione ostile, provocherà incomprensioni con il coniuge.Il profeta Elia

Il profetismo biblico, come si può vedere nell'Antico Testamento, non consiste in vaticini e pronostici in rapporto alle nostre vicende personali. Esso è essenzialmente una realtà carismatica, suscitata da Dio che, per mezzo dei profeti, rivela il suo amore salvifico al popolo d'Israele. 

I profeti, destinatari di un dono divino, sono scelti per compiere una missione, portare una testimonianza e comunicare il vero senso della storia che permette di discernere e illuminare le realtà presenti.

Testimone del Dio invisibile di cui ha una viva esperienza personale, il profeta è l'uomo della Parola; senza nessuna legittimazione istituzionale e in piena libertà, spiega e giudica le situazioni umane a partire dall'ottica divina. I giudizi che esprime non sono sempre facili da digerire e non raramente gli provocano isolamento, opposizione, persecuzione, perché la verità che proclama suscita spesso le ire di tutti: del re, dei sacerdoti e dello stesso popolo.

Gesù Cristo è il Profeta definitivo; in nessun altro uomo Dio ha rivelato in modo così eminente la sua presenza e dimostrato la sua fedeltà. Gesù non solo annuncia la salvezza di Dio per il suo popolo, ma si identica con essa e la realizza per sempre.

Nella Chiesa, ricorda il Concilio Vaticano II, tutti i fedeli sono chiamati a partecipare, secondo la propria vocazione, alla missione profetica del Cristo[1].

Sentinella, quanto resta della notte?

La vita consacrata rivendica per sé un'appropriazione particolare di questo ruolo profetico; essa è nella Chiesa una forma speciale di partecipazione alla funzione profetica di Cristo, comunicata dallo Spirito a tutto il popolo di Dio[2].

La tradizione patristica ha riconosciuto nel profeta Elia, uomo audace e amico di Dio, un modello di vita consacrata monastica. Elia proclamava con coraggio la verità, intercedeva per i poveri, lottava per i diritti di Dio e si scagliava contro i potenti per difendere i deboli, dimostrando che la vera profezia nasce dall'amicizia con Dio e dall'ascolto della sua Parola[3].

La vita consacrata, in modo tutto particolare, garantisce nella Chiesa questo patrimonio profetico. Essa è vista come un "segno" escatologico, cioè una prefigurazione della realtà del Regno di Dio che è già presente in mezzo a noi, ma non è ancora arrivato alla sua pienezza.

Come sentinelle ("Sentinella, quanto resta della notte?", Is 21, 11) che scrutano costantemente i segni del Regno e della sua giustizia, i religiosi rimangono fedeli al proprio posto di guardia, animati dall'amore personale verso il Cristo e verso i poveri[4].

Segno e realtà

La vita consacrata può essere considerata un "segno" del mondo a venire, perché già da ora esistono uomini e donne che danno una testimonianza radicale del primato di Dio e dei valori del Vangelo. Il valore di "segno" trova la sua giustificazione e credibilità nella realtà autenticamente vissuta da coloro che l'hanno abbracciata.

Si capisce sempre meglio, perciò, che l'identità propria delle persone consacrate non si rivela nel comportarsi come grandi lavoratori o abili organizzatori, ma nel portare quella presenza profetica nel mondo. Nel garantire in seno alla Chiesa una coscienza illuminata e illuminante, nel comunicare agli uomini un'esperienza di vita interamente implicata nell'avventura della fede.

I membri delle comunità di vita consacrata smetterebbero d'essere "segno" del Regno di Dio, se rinunciassero ad esercitare quella coscienza critica della realtà, nei rapporti umani e nelle vicende personali, comunitarie, ordinarie o straordinarie della storia.

In maniera molto significativa, è stato detto che la vita degli ordini religiosi ha rappresentato una "terapia da choc"[5], operata dallo Spirito Santo per la salute stessa della Chiesa, contro ogni forma di compromesso, d'arrangiamento e di tiepidezza nella fede.Monastero

Gli ordini religiosi hanno effettuato questa terapia invocando, contro una Chiesa ricca, la povertà di Gesù, contro una Chiesa trionfante, la memoria del Crocifisso e suscitando una sana inquietudine laddove gli equilibri umani di essa dimenticano le esigenze evangeliche.

La profezia, che la vita consacrata è chiamata a garantire nella Chiesa, non trasforma certo i suoi membri in spettatori davanti alle angosce ed ai bisogni dei loro contemporanei. Al contrario, dà loro gli "occhi" per leggerli e interpretarli più profondamente, per impegnarsi più radicalmente alla luce del mistero della redenzione[6].

La vita consacrata non è mai evasione dalla storia e dai suoi problemi. I consacrati di tutti i tempi lo hanno dimostrato, situandosi in prima linea a servizio dei poveri, dei carcerati, dei malati e di tutti i diseredati.

Nella vita cristiana, in effetti, non vi è mai opposizione tra storia e profezia, essendo quest'ultima nient'altro che il presente storico orientato concretamente nella ricerca del suo senso più profondo.

Silvia Recchi



[1] Cfr. Lumen gentium, 35.
[2] Cfr. Lumen gentium, 44.
[3] Cfr. Vita consecrata, 84.
[4] Cfr. l'articolo di E. Grasso, La notte della vita consacrata oggi. Valori teologici e spirituali, in Aa Vv, La notte grembo di vita, Centro Studi USMI, Roma 2000, 25-39 [suppl. al n. 12 (2000) di "Consacrazione e Servizio"].
[5] Cfr. J.B. Metz, Un temps pour les ordres religieux?, Cerf, Paris 1981, 10.
[6] «I membri della Comunità sono uniti, sulla base della loro consacrazione battesimale, dalla comune vocazione a partecipare in modo più pieno e consapevole alla missione di salvezza di Cristo Redentore, al servizio della Chiesa universale, nell'ispirazione evangelica del proprio carisma», Statuto della Comunità Redemptor hominis, 3.

Silvia Recchi, membro della Comunità Redemptor hominis, dopo essersi laureata in Scienze Politiche, ha conseguito il dottorato, summa cum laude, in Diritto Canonico alla Pontificia Università Gregoriana, con una tesi sulla vita consacrata.
Insegna all'Università Cattolica d'Africa Centrale (Yaoundé - Camerun) con il titolo di Direttrice emerita del Dipartimento di Diritto Canonico. È consulente giuridica della Conferenza dei Superiori Maggiori del Camerun e dell'ACERAC (Associazione delle Conferenze Episcopali d'Africa Centrale). È rappresentante per l'Africa del Consorzio Internazionale "Droit Canonique et culture".
È membro della redazione della rivista "Quaderni di diritto ecclesiale" e autrice del commento ai canoni sugli Istituti di vita consacrata nel Codice di Diritto Canonico Commentato (a cura della redazione di "Quaderni di diritto ecclesiale"), Ancora, Milano 2004.
Ha pubblicato numerosi articoli in riviste specializzate di diritto canonico e di vita consacrata.



21/09/08
 
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