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Comprendere il Diritto Canonico/23


IL SINODO DEI VESCOVI

Strumento di riconciliazione per la Chiesa in Africa


In occasione del viaggio in Africa del marzo scorso, il Pontefice Benedetto XVI ha consegnato a Yaoundé, in Camerun, l'Instrumentum laboris, lo strumento di lavoro per preparare il prossimo Sinodo dei Vescovi che si terrà a Roma, dal 4 al 25 ottobre 2009, sul tema: "La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. 'Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo' (Mt 5, 13.14)".

Perché un Sinodo

Durante l'Incontro con il consiglio speciale del Sinodo per l'Africa, il Santo Padre ha precisato che, per poter essere agente di evangelizzazione ed annunciare "la giustizia e la pace, indispensabili per costruire un mondo migliore", la Chiesa deve essere credibile e comunicare un messaggio che essa stessa vive. Essa deve, cioè, già iniziare una purificazione della memoria, una riconciliazione con il suo passato, "dev'essere una comunità di persone riconciliate con Dio e tra di loro. In questo modo, essa può annunciare la Buona Novella della riconciliazione alla società attuale, che conosce purtroppo in molti luoghi conflitti, violenze, guerre e odio".

Il motivo che ha portato il Pontefice a convocare il Sinodo dei Vescovi è rilevato dal Segretario Generale del Sinodo, Mons. Eterović, nella volontà di trovare "per mezzo della croce" la riconciliazione in Africa, "sconvolta da tante discordie e divisioni etniche, sociali e religiose", che sono "manifestazioni di peccati personali che hanno connotazioni sociali negative e che rendono urgente l'opera di riconciliazione con Dio e con il prossimo". Una riconciliazione che non può essere affrontata partendo dalla periferia dei problemi, ma deve iniziare dal "centro", perché "il centro della riconciliazione tra Dio e l'uomo è il cuore trafitto del Signore Gesù crocifisso, da cui continuano a scaturire acqua e sangue (cfr. Gv 19, 34), sacramenti della nostra salvezza"[1].

L'Instrumentum laboris non teme di mettere a nudo la verità della situazione della Chiesa in Africa per richiamarla al suo specifico ruolo profetico che potrà giocare nella società dilaniata da tante contraddizioni, solo se sarà in grado di purificare e unificare se stessa, "solo se sarà capace di far regnare, nel suo seno, l'unità e di risolvere le proprie contraddizioni", superando le "divisioni etniche o tribali, regionali o nazionali" che arrivano a toccare i rapporti tra Vescovi e clero, e Vescovi tra di loro, intorbidendo la sua immagine e credibilità (Instrumentum laboris, 53).

Solo sul cammino di rinnovamento interiore dell'uomo è possibile raggiungere l'obiettivo, perché "la pace, in effetti, non è anzitutto il prodotto di strutture o di realtà esterne, ma nasce soprattutto dal di dentro, dall'interno delle singole persone e delle comunità stesse" (Instrumentum laboris, 47).

Una memoria purificata

Questo processo di risanamento delle ferite prodottesi nel tempo è la base su cui costruire il futuro, ma è anche un passaggio cruciale, in cui si è chiamati "a scegliere tra una memoria che ci chiude nel passato (e allora non v'è più purificazione) e una memoria che ci apre verso il futuro. ... Si tratta di uscire da un processo circolare, ripetitivo all'infinito, che chiude l'uomo nell'immobilità del passato, per entrare in un processo ascensionale ove, nell'impegno del presente, l'uomo si proietta nel futuro, avendo come punto di partenza la ricchezza del suo passato, qualunque esso sia"[2].

Solamente a partire dal Vangelo, che "come il sale conserva, purifica e protegge dalla corruzione", può realizzarsi questo passo decisivo per fare dei cristiani degli "agenti di trasformazione" (Instrumentum laboris, 37).

Esso scaturisce da un impegno totale nella sequela di Cristo che vuol dire "accettare di soffrire con lui per condividerne la gloria, come attesta la vita dei santi del nostro continente [africano]. ... Essi sono stati ‘sale' nella terra in cui sono vissuti, e ‘luce' nel mondo che li ha visti vivere" (Instrumentum laboris, 36).

Da questi uomini nuovi nascerà il vero frutto del Sinodo, nella consapevolezza, "come scriveva don Barsotti a proposito del Vaticano II, che la grandezza e la sapienza profonda d'un Concilio o di un'Assemblea ecclesiale non stiano tanto nei documenti prodotti, quanto negli uomini nuovi che da quelle Assemblee nasceranno"[3].

Lo strumento sinodale

Il Sinodo dei Vescovi è per il Pontefice lo strumento adeguato a promuovere tale processo di purificazione interiore; esso non ha dunque un semplice carattere tecnico, quasi fosse un summit di esperti burocrati, ma, mostrando quel legame che lega il successore di Pietro e i successori degli Apostoli, è già un modello di dialogo nella ricerca di giustizia, riconciliazione e pace che conduce all'unità tra le persone.

Come amava sottolineare papa Giovanni Paolo II, "il Sinodo stesso fa risaltare il nesso intimo traGiovanni Paolo II la collegialità e il primato: l'incarico del Successore di Pietro è anche servizio alla collegialità dei Vescovi e per converso la collegialità effettiva ed affettiva dei Vescovi è un importante aiuto al servizio primaziale petrino"[4].

Questo Sinodo è stato preceduto dal primo Sinodo Speciale, che ebbe luogo nel 1994, su "La Chiesa in Africa e la sua missione evangelizzatrice verso l'anno 2000: ‘Sarete miei testimoni' (At 1, 8)", convocato da Giovanni Paolo II. Il frutto di questo primo Sinodo africano fu l'esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995) che ha richiamato il Popolo di Dio in Africa alle responsabilità dell'evangelizzazione.

Il Sinodo dei Vescovi fu istituito da Papa Paolo VI con la Lettera apostolica Apostolica sollicitudo durante la fase conclusiva del Concilio Vaticano II, affinché i Vescovi, scelti da diverse zone del mondo e riuniti in assemblea, potessero prendere parte "in maniera più evidente e più efficace" alla sollecitudine del Pontefice per la Chiesa universale.

Il Codice di diritto canonico ha recepito la dottrina di Apostolica sollicitudo nei canoni 342-348. Il can. 342 definisce il Sinodo come "un'assemblea di Vescovi i quali, scelti dalle diverse regioni dell'orbe, si riuniscono in tempi determinati per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi stessi, e per prestare aiuto con il loro consiglio al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell'incremento della fede e dei costumi, nell'osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica e inoltre per studiare i problemi riguardanti l'attività della Chiesa nel mondo".

Per trattare gli argomenti della riconciliazione, della giustizia e della pace che coinvolgono le Chiese del continente africano, Benedetto XVI ha scelto di riunirsi con i Vescovi africani in Assemblea Speciale, come era già avvenuto con Giovanni Paolo II nel 1994.

Allora furono presenti 242 Padri Sinodali e l'Assemblea si concluse con l'augurio, espresso in Ecclesia in Africa, che la Chiesa nel continente africano diventasse "immagine della Trinità, germe e inizio in terra di quel Regno eterno che avrà la sua pienezza nella Città il cui costruttore è Dio: Città di giustizia, di amore e di pace". Su questo cammino intende procedere Benedetto XVI, insieme ai Vescovi e a tutto il popolo della Chiesa in Africa, per ricomporre il volto completo e puro dell'unica Sposa del Cristo, in modo che essa diventi specchio di giustizia, di riconciliazione e di pace, in cui Egli possa ritrovare l'immagine di Se stesso.

Maria Cristina Forconi



[1] N. Eterović, Indirizzo del Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi alla consegna del Santo Padre Benedetto XVI dell'Instrumentum laboris ai presidenti delle Conferenze Episcopali (Yaoundé, 19 marzo 2009).
[2] E. Grasso, Le sfide teologiche della purificazione della memoria in Africa, in E. Grasso, Come una nave. Ieri oggi domani nella memoria di Dio, EMI, Bologna 2001, 51.
[3] E. Grasso, Intervista sul Sinodo Africano, in E. Grasso, Il mattino che viene. Comunità cristiane nel postmoderno, Editrice Missionaria Italiana, Bologna 1995, 157.
[4] Giovanni Paolo II, Discorso al Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi (30 aprile 1983), in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI/1, Libreria Editrice Vaticana 1983, 1105.


Maria Cristina Forconi, membro della Comunità Redemptor hominis, ha conseguito il dottorato, summa cum laude, in Diritto Canonico alla Pontificia Università Gregoriana, con specializzazione in giurisprudenza.
Ha pubblicato: M. C. Forconi, Tu, solamente tu. Antropologia come fondamento dell'unità e dell'indissolubilità del patto matrimoniale, Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 2004.
Attualmente è Giudice Ecclesiastico del Tribunale diocesano di Roermond (Paesi Bassi); collaboratrice del Tribunale Ecclesiastico della Diocesi di Hasselt (Belgio); avvocato del Tribunale diocesano di Mechelen e del tribunale di appello di Anversa (Belgio). 

 
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