Comprendere il Diritto Canonico/36
Santificare il tempo
La voce della Chiesa nella Liturgia delle Ore
La Liturgia delle Ore, chiamata anche Ufficio divino, è l'orazione pubblica e ufficiale della Chiesa, distribuita lungo la giornata, è la voce orante del popolo dei fedeli che loda pubblicamente Dio[1] e rappresenta il nutrimento fondamentale della preghiera personale[2].
La Liturgia delle Ore è sorta dal desiderio di adempiere l'invito del Signore a pregare sempre, senza stancarsi (cfr. Lc 18, 1). Per antica tradizione cristiana, con essa vengono santificati il tempo, i giorni e le notti[3]; essa costituisce l'integrazione indispensabile del sacrificio eucaristico di cui estende la ricchezza ad ogni ora della vita umana[4].
L'Ufficio divino non è un'azione privata, ma appartiene a tutta la Chiesa. Nella Liturgia delle Ore la Chiesa ascolta Dio che parla al suo popolo, fa memoria del mistero di salvezza, rende lode incessantemente al Signore con il canto e la preghiera e lo supplica per il bene dell'umanità (cfr. can. 1173), esprimendo allo stesso tempo i desideri dei fedeli. La Chiesa implora Cristo, e per mezzo di Lui il Padre, per la salvezza di tutto il mondo; in questo modo la Liturgia delle Ore è la voce non soltanto della Chiesa, ma anche di Cristo[5].
La celebrazione della Liturgia delle Ore
La Liturgia delle Ore trova nella celebrazione comunitaria la sua espressione più significativa; tuttavia, il suo carattere pienamente ecclesiale rimane intatto anche nella celebrazione individuale, perché in essa il singolo fedele si fa voce di tutta la Chiesa.
Quest'ultima affida più particolarmente ad alcune categorie di fedeli la celebrazione dell'Ufficio divino. Si tratta, innanzi tutto, dei Vescovi e dei sacerdoti i quali, in forza del loro ministero, sono chiamati a pregare per il popolo loro affidato e per tutto il popolo di Dio. Ugualmente sono tenuti alla celebrazione della Liturgia delle Ore i diaconi che si preparano al presbiterato e i membri (anche non chierici) degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica (cfr. can. 1174 §1).
I Vescovi, i preti e i diaconi che aspirano al presbiterato sono vincolati da un vero obbligo giuridico a celebrare la Liturgia delle Ore; sono tenuti a recitarla interamente ogni giorno, secondo i libri liturgici approvati (cfr. can. 276 §2, n. 3).
I membri degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica hanno l'obbligo di recitare l'Ufficio divino, secondo le prescrizioni delle proprie costituzioni (cfr. can. 663 §3 e 739). I diaconi permanenti sono invece tenuti alla Liturgia delle Ore per quella parte prescritta per loro dalla Conferenza Episcopale[6].
È da notare che il diritto della Chiesa, mentre invita i sacerdoti alla celebrazione "frequente" del sacrificio eucaristico, raccomandandone vivamente la quotidianità (cfr. can. 904 e 276 §2, n. 2), impone loro l'obbligo canonico della recita quotidiana e integrale della Liturgia delle Ore. Un'importanza particolare è data a quelle Ore che sono il cardine della Liturgia delle Ore: le Lodi e i Vespri. I sacerdoti e i diaconi che si preparano al sacerdozio non devono tralasciare la loro celebrazione se non per un motivo grave[7].
In effetti, la vita spirituale deve incarnarsi nell'esistenza dei ministri sacri, attraverso la Liturgia delle Ore, oltre che nella preghiera personale e in uno stile di vita coerente, in modo che ciò possa contribuire alla fecondità della loro azione ministeriale. La conformazione al Signore esige di respirare un clima d'amicizia e d'incontro personale con Lui, che la Liturgia delle Ore favorisce[8].
Anche i seminaristi che si preparano al sacro ministero devono essere formati alla celebrazione della Liturgia delle Ore, mediante la quale pregano il Signore in nome della Chiesa per tutto il popolo cristiano e per il mondo intero (cfr. can. 246 §2).
Un invito per tutti i fedeli
Poiché la Liturgia delle Ore è azione della Chiesa, di tutto il popolo di Dio nella diversità delle vocazioni e dei ministeri, tutti i fedeli sono esortati a partecipare, secondo le proprie possibilità, alla celebrazione della liturgica delle Ore, altamente significativa ed efficace (cfr. can. 1174 §2).
L'esortazione vale soprattutto in quei momenti in cui i fedeli si trovano riuniti insieme per incontri di preghiera, per giornate apostoliche, per ritiri o particolari celebrazioni. L'invito è ugualmente rivolto alle famiglie che, recitando qualche parte della Liturgia delle Ore, secondo l'opportunità, possono inserirsi più profondamente nella preghiera della Chiesa[9].
Il tempo della celebrazione
L'Ufficio divino è ripartito nelle diverse ore della giornata, per fare in modo che quest'ultima sia interamente segnata dalla preghiera e dalla lode al Signore.
Per realizzare tale scopo occorre dunque osservare, per quanto è possibile, il tempo reale di ciascuna ora; una sua inosservanza sistematica sarebbe contraria allo spirito e al fine proprio della Liturgia delle Ore.
L'osservanza del tempo reale - afferma il Vaticano II - è necessaria per santificare veramente il giorno, e per recitare le ore stesse con vero frutto spirituale[10].
Silvia Recchi
[1] Cfr. Sacrosanctum Concilium, 99.
[2] Cfr. Sacrosanctum Concilium, 90.
[3] Cfr. Congregazione per il Culto Divino, Principi e norme per la Liturgia delle Ore, 11 aprile 1971, 10.
[4] Cfr. Paolo VI, Costituzione apostolica Laudis canticum, 1 novembre 1970, Introduzione.
[5] Cfr. Congregazione per il Culto Divino, Principi e norme..., 15 e 17.
[6] In Italia i diaconi permanenti sono tenuti alla recita quotidiana di Lodi, Vespri e Compieta.
[7] Cfr. Congregazione per il Culto Divino, Principi e norme..., 29.
[8] Cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri, 31 gennaio 1994, 39.
[9] Cfr. Congregazione per il Culto Divino, Principi e norme..., 27.
[10] Cfr. Sacrosanctum Concilium, 94.
Silvia Recchi, membro della Comunità Redemptor hominis, dopo essersi laureata in Scienze Politiche, ha conseguito il dottorato, summa cum laude, in Diritto Canonico alla Pontificia Università Gregoriana, con una tesi sulla vita consacrata.
Insegna all'Università Cattolica d'Africa Centrale (Yaoundé - Camerun) con il titolo di Direttrice emerita del Dipartimento di Diritto Canonico. È consulente giuridica della Conferenza dei Superiori Maggiori del Camerun e dell'ACERAC (Associazione delle Conferenze Episcopali d'Africa Centrale). È rappresentante per l'Africa del Consorzio Internazionale "Droit Canonique et culture".
È membro della redazione della rivista "Quaderni di diritto ecclesiale" e autrice del commento ai canoni sugli Istituti di vita consacrata nel Codice di Diritto Canonico Commentato (a cura della redazione di "Quaderni di diritto ecclesiale"), Ancora, Milano 2004.
Ha pubblicato numerosi articoli in riviste specializzate di diritto canonico e di vita consacrata.
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