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Home arrow Comprendere il Diritto Canonico arrow Comprendere il Diritto Canonico (41). L’Eucaristia per le persone affette da celiachia
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Comprendere il Diritto Canonico/41



L'EUCARISTIA PER LE PERSONE
 
AFFETTE DA CELIACHIA



 La celiachia è l'intolleranza al glutine e alle proteine correlate contenute in alcuni cereali (frumento, segale, orzo, farro, avena). Il glutine si trova in molti alimenti (pane, biscotti, pasta...) e i celiaci devono astenersi dal consumarne. In queste persone, infatti, l'ingestione di glutine provoca una reazione immunitaria anomala nell'intestino tenue che produce delle infiammazioni e danneggia la parete intestinale.

Negli ultimi decenni, la celiachia si è imposta all'attenzione pubblica, perché il numero di persone affette è in costante aumento; secondo gli esperti, inoltre, sono in molti a non essere consapevoli di essere affetti da tale malattia che si può sviluppare in qualsiasi momento della vita.

Il problema

I celiaci non possono ricevere la Santa Comunione sotto la specie del pane, proprio per la loro intolleranza alla farina di grano contenente il glutine che devono evitare.

 Negli anni '70, i Vescovi irlandesi sollevarono già il problema relativo a questi fedeli, il cui numero non era insignificante. La stessa difficoltà era sorta in altri Paesi e interessava diverse Conferenze Episcopali dell'Europa centrale.

Per le persone colpite dalla malattia, il mercato produceva delle farine speciali, senza glutine. L'interrogativo si poneva di sapere se si sarebbero potute preparare delle ostie appropriate per la consacrazione eucaristica con queste farine.

La Chiesa ha approfondito il problema; tali farine contenevano soia per ottenere la panificazione che è l'effetto proprio del glutine.

Ora, secondo le costanti disposizioni della Chiesa, il pane per l'Eucaristia deve essere di puro frumento[1]. Le ostie preparate con un prodotto senza glutine erano di dubbia validità, il loro uso di conseguenza era vietato.

Le disposizioni della Chiesa

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato, il 29 ottobre 1982, le prime risposte ai problemi e ai dubbi manifestati dai Vescovi[2]. Il Dicastero affermava che l'Ordinario del luogo poteva permettere ai fedeli colpiti dalla malattia di ricevere la Comunione sotto la sola specie del vino; le ostie preparate senza glutine non potevano invece essere consacrate.

 Alcuni anni dopo, la Congregazione ritornava sul problema. Se il sacerdote era affetto da celiachia, comunicarsi sotto la sola specie del vino non rappresentava una soluzione conveniente.

La soluzione sembrava potersi trovare nella produzione di ostie con farina di frumento, ma con una piccolissima quantità di glutine, tale da poter essere tollerata dai celiaci, senza aggiungere altri prodotti che potevano corrompere la natura del pane.

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha così permesso l'uso di queste ostie per i ministri e quindi per i fedeli affetti da celiachia.

Nel 1995, lo stesso Dicastero pubblicava sull'argomento una "Lettera Circolare" rivolta ai Presidenti delle Conferenze Episcopali per chiarire la questione in tutti gli aspetti dottrinali e disciplinari[3].

Per quanto riguarda la validità della materia eucaristica, la "Lettera" dichiara che le ostie speciali senza glutine costituiscono una materia invalida; se invece contengono una quantità di glutine minima, ma sufficiente per ottenere la panificazione, sono una materia valida.

La Lettera non determina la percentuale di glutine necessaria per consacrare validamente le ostie, purché la panificazione sia possibile, senza l'aggiunta di materie estranee e a condizione che la procedura di preparazione non sia tale da snaturare la sostanza del pane .

Tali ostie possono essere autorizzate dagli Ordinari per i sacerdoti e tutti i fedeli celiaci, dietro presentazione di certificato medico[4].

L'esclusione dal sacerdozio di persone affette da celiachia

Una ulteriore chiarificazione apportata dalla citata "Lettera" riguarda i candidati al sacerdozio affetti da celiachia.

 Per essere promossi agli Ordini, il diritto canonico richiede delle qualità fisiche e psicologiche adeguate in relazione al sacramento che si deve ricevere (cfr. can. 1029). Data la centralità della celebrazione eucaristica nella vita sacerdotale, i candidati affetti da celiachia non possono essere ammessi agli Ordini sacri.

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha così chiarito i principi dottrinali fondamentali a riguardo della materia eucaristica, in relazione al problema della celiachia. Essa riafferma la presenza sacramentale di Cristo in ogni specie consacrata; la comunione sotto la sola specie del vino è più indicata per i fedeli celiaci e permette di ricevere il frutto della grazia eucaristica.

Ogni competenza disciplinare è lasciata alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti alla quale le Conferenze Episcopali devono presentare, ogni due anni, una relazione sull'applicazione di queste norme su cui sono tenute a esercitare una vigilanza speciale.

Silvia Recchi



[1] Cfr. can. 924 §2 ; Catechismo della Chiesa Cattolica, 1412 ; Ordinamento Generale del Messale Romano, n. 320.
2] Cfr. AAS 74 (1982) 1298-1299.
[3] Congregazione per la Dottrina della Fede , Lettera Questo dicastero, 19 giugno 1995.
[4] Un commento ai due interventi della Congregazione per la Dottrina della Fede si trova in A. Miralles, Il pane e il vino per l'eucaristia : sulla recente Lettera della Congregazione per la Dottrina della fede, in "Notizie" 352 (novembre 1995-11) 616-626 ; G. Terraneo, La santa comunione per i fedeli affetti da celiachia, in "Quaderni di diritto ecclesiale" 12 (1999) 123-128.





20/08/2011

 
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