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LA DIOCESI DI MBALMAYO


La Cattedrale di Mbalmayo

 

 

La diocesi di Mbalmayo si estende, a sud di Yaoundé, la capitale del Camerun, su un territorio di circa 11.664 km2 comprendente due dipartimenti della regione del Centro: il “Nyong-et-Soo” ed il “Nyong-et-Mfoumou”.

Conta una popolazione di 323.000 abitanti di cui 194.700 cattolici. Due aree culturali vi sono presenti: quella legata al popolo Beti nel “Nyong-et-Soo” e quella delle popolazioni Maka nel “Nyong-et-Mfoumou”.

Il territorio si trova in piena zona equatoriale contrassegnata dalla presenza di una foresta degradata a causa dello sfruttamento forestale e agricolo. Il clima, caratterizzato da forti precipitazioni e da un’abbondante umidità, comprende quattro stagioni distinte: due stagioni secche che si alternano a due stagioni delle piogge di differente intensità.

L'agricoltura costituisce l'unica risorsa di questa regione grazie soprattutto alla produzione del cacao, del caffè e alle culture per uso alimentare. Lo sfruttamento del legno pregiato della foresta è destinato principalmente all'esportazione. A partire dagli anni ‘30 del secolo scorso l'intensificazione dell'economia coloniale contribuì allo sviluppo dell’antico centro dell’amministrazione tedesca di nome Vimli, in seguito chiamato Mbalmayo, dal nome di un notabile che vi abitava.

Statua di un leone all'ingresso di Mbalmayo

È negli anni ‘50 che tale movimento di sviluppo raggiunse il suo apice. Esso fu marcato dalla realizzazione di diverse infrastrutture urbane e da un’ondata di migrazioni, anche dalle regioni più lontane del Paese, che fecero di Mbalmayo una città multietnica.

Della vita di Mbalmayo all'epoca coloniale, rimangono come testimonianza privilegiata i romanzi Ville cruelle del 1954 e Le pauvre Christ de Bomba del 1956, del celebre scrittore Alexandre Biyidi, più noto attraverso gli pseudonimi d'Eza Boto e Mongo Beti. I crimini efferati compiuti nella città, proprio in quegli anni, e le esecuzioni capitali pubbliche che seguirono fecero sì che il titolo del romanzo Ville cruelle divenisse ormai il nuovo soprannome di Mbalmayo.

Mons. Paul Etoga, Mons. Donato Squicciarini e Mons. Adalbert Ndzana

Il 22 agosto 1961, nel clima di effervescenza dell’indipendenza, gli abitanti della città furono meravigliati e fieri di potere accogliere, come loro nuovo pastore, Mons. Paul Etoga, il primo Vescovo di colore dell'Africa francofona. L'accompagnamento dei giovani seminaristi e la formazione dei catechisti furono le sue priorità pastorali, insieme a un'attenzione particolare ai problemi di promozione umana.

Gli anni ’60, tuttavia, a causa degli effetti della rivoluzione dei trasporti che facilitarono gli scambi con Yaoundé e Douala, la capitale economica del Paese, rendendo obsolete le succursali disseminate sul territorio dalle compagnie di esportazione, marcarono la graduale decadenza di Mbalmayo, accentuata dalle crisi economiche successive.

La città resta tuttavia un fondamentale nodo di comunicazione e un centro amministrativo importante. Attira soprattutto i giovani delle campagne del Centro e del Sud grazie alla presenza di numerose scuole superiori. Alcuni stabilimenti di trasformazione del legno ancora in funzione fanno di Mbalmayo, praticamente, l'unico centro industriale della regione. In questi ultimi anni, grazie alla cooperazione internazionale, sono stati avviati alcuni progetti in vista dell'espansione e della modernizzazione del settore urbano e del rafforzamento delle potenzialità turistiche.

Mons. Adalbert Ndzana

Il 15 novembre 1984, Mons. Adalbert Ndzana, attuale Vescovo di Mbalmayo, fu nominato Vescovo coadiutore e il 27 marzo 1987 succedette a Mons. Paul Etoga.

Mons. Adalbert Ndzana, nato il 17 luglio 1939, è stato ordinato sacerdote il 15 agosto 1969, dopo aver completato gli studi teologici a Roma, al Collegio Pontificio di Propaganda Fide. Il 20 gennaio 1985, è stato ordinato Vescovo scegliendo come motto Et veritas liberabit vos.

Fin dall'inizio, il suo ministero è stato caratterizzato dall’impegno a favore delle famiglie e della gioventù. Mons. Adalbert Ndzana ha accordato, inoltre, un'attenzione speciale alla formazione permanente dei suoi preti fra i quali diversi sono attualmente incaricati della formazione nei Seminari provinciali e dell'insegnamento all'Università Cattolica di Yaoundé.

In questo stesso periodo, sono state fondate numerose parrocchie. Attualmente, la diocesi di Mbalmayo conta 80 parrocchie - di cui la più antica, Minlaba, è stata creata nel 1912 - ed il suo presbiterio è costituito di circa novanta preti fra cui una decina di religiosi.

Numerose opere di promozione umana sono state realizzate al servizio dell'educazione della gioventù e del miglioramento delle infrastrutture sanitarie. Per l'approfondimento della vita spirituale dei fedeli, la diocesi si è dotata di due centri per ritiri, senza dimenticare il santuario "Maria, Regina della pace", costruito sulla collina rocciosa che domina la città.

Il Seminario minore di Mbalmayo

Essendo ormai compiuta la fase della plantatio Ecclesiae, la diocesi di Mbalmayo si ritrova attualmente impegnata nella nuova tappa dell'approfondimento della fede. Questo approfondimento costituisce non solo la risposta credibile alle sfide poste dalle sette, ma soprattutto la garanzia affinché tutte le opere possano restare fedeli alla loro identità, al servizio dell'evangelizzazione ed essere, all’interno della società divisa tra tradizione e modernità, fermento di riconciliazione, di giustizia e di pace.

La Comunità Redemptor hominis è presente dal 1990 nella diocesi di Mbalmayo; nel 1995, le è stata affidata la cura pastorale della parrocchia Bienheureuse Anwarite d’Obeck.

Fin dagli inizi la presenza della Comunità in diocesi è stata regolata da una Convenzione, aggiornata nel 2013. La Comunità Redemptor hominis è stata riconosciuta anche civilmente in Camerun nel 1988.

La parrocchia "Bienheureuse Anwarite" d’Obeck

A livello della parrocchia Bienheureuse Anwarite d’Obeck, l’impegno della Comunità è soprattutto caratterizzato dalla formazione permanente dei fedeli, attraverso la creazione della Scuola di formazione per laici, formazione che ha permesso l'emergenza di alcune priorità quali la pastorale della responsabilità e la partecipazione all’autofinanziamento della parrocchia, l’attenzione ai più poveri, con la presenza del gruppo Caritas, e l’accompagnamento dei giovani.

I membri della Comunità Redemptor hominis presenti a Mbalmayo collaborano attivamente all’edificazione della Chiesa locale attraverso l’impegno nel campo della formazione dei laici, dei religiosi e dei sacerdoti; per dieci anni circa, hanno assicurato, inoltre, anche il coordinamento della pastorale degli studenti della città.

Presso la sede della Comunità a Mbalmayo vi è il Centre d’Études Redemptor hominis per la promozione della pastorale della cultura.

Franco Paladini

 

 

 
Sito della Comunità missionaria Redemptor hominis